Economia

Come lo Stato tedesco coccola banche e imprese teutoniche

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L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di MF/Milano Finanza

La Germania resta il Paese europeo con il maggior livello assoluto di passività potenziali (contingent liabilities), quelle cioè che sono fuori dai conteggi sul debito pubblico, ma potrebbero pesare sui conti in caso di necessità. Berlino in particolare ha garanzie governative per circa 436 miliardi, ovvero per il 13,3% del pil, secondo i dati appena pubblicati da Eurostat e relativi al 2017.

Il dato è in discesa dal 14,3% dell’anno precedente, grazie al termine di alcune garanzie concesse in passato per la crisi finanziaria. In percentuale del prodotto interno lordo, la Germania è superata solo da Finlandia e Austria, mentre sono su livelli inferiori la Spagna (6,7% del pil), la Francia (4,7%) e l’Italia (3,9% del pil, ovvero 68 miliardi, in salita dal 2,4% dell’anno precedente per il maggiore sostegno alle società finanziarie).

Eurostat non precisa nel dettaglio la tipologia delle garanzie, ma ha osservato soltanto che «in Belgio, Francia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo e Spagna la maggior parte è verso istituti finanziari e sono state fornite dal governo durante la crisi finanziaria».

Nel complesso sulle passività potenziali i Paesi del Nord Europa sono messi peggio di quelli del Sud, che invece hanno dati di bilancio meno solidi: l’Italia ha un debito pubblico pari al 134% del pil, inferiore solo a quello della Grecia, mentre la Germania è al 65%. Francia e Spagna sono attorno al 100% del pil.

Un altro ambito da considerare, quando si parla di dati fuori bilancio e contingent liabilities, è quello delle passività delle società pubbliche che sono fuori dal perimetro statale perché la loro attività è basata su parametri di mercato.

In Germania sono pari al 92% del pil, secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat. Il livello tedesco è inferiore soltanto a quello della Grecia (120%) e dell’Olanda (103%). L’alto ammontare è dovuto soprattutto alle istituzioni finanziarie controllate da enti pubblici: le passività nel settore bancario in Germania incidono per l’87% del pil.

La maggior parte sono relative a depositi di istituti pubblici, che sono bilanciati da attività. I numeri danno un’idea di quanto il comparto pubblico in alcuni Stati influenzi il settore finanziario e di conseguenza l’economia nazionale, con possibile impatto sulla concorrenza in Europa.

Riguardo alle passività di società pubbliche, gli altri maggiori Paesi europei sono quasi alla metà della percentuale tedesca: la Francia è al 62% del pil (di cui il 43% relative a banche), l’Italia al 56% (34% al settore finanziario), mentre la Spagna è al 23%.

Secondo le regole europee, nella maggior parte dei casi gli interventi pubblici fanno salire il debito, ma non il deficit. Ogni sostegno ha però un trattamento specifico. Le garanzie non sono considerate né nel debito né nel deficit fino a quando non sono escusse. Gli acquisti di attività finanziarie influiscono di solito soltanto sul debito lordo, ma lasciano sostanzialmente invariato il debito netto. I dati sulle passività e sugli obblighi potenziali dei governi sono forniti dagli Stati membri Ue nel contesto del pacchetto sulla governance economica rafforzata (il «six-pack») adottato nel 2011. Gli Stati devono pubblicare informazioni rilevanti ed entità delle passività potenziali che possano generare «impatti significativi» sui bilanci pubblici.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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