Economia

Come funziona (giustamente) il condono fiscale sul contenzioso

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L’articolo del commercialista Giuliano Mandolesi sulla scontistica stabilita per la definizione delle liti fiscali pendenti

Non vi è condono che non abbia suscitato il giusto e corretto dibattito sociale e politico con le conseguenti polemiche e strumentalizzazioni. L’ultimo contenuto nel DL FISCALE approvato dal governo gialloverde dato il suo ampio raggio d’azione presta il fianco a numerose critiche.

Si legge oggi su Repubblica però un articolo dal titolo estremamente attrattivo che focalizza l’attenzione sulla scontistica stabilita per la definizione delle liti fiscali pendenti in cui, non tanto i corretti calcoli sul quantum da versare per chiudere la controversia con il fisco, quanto il contenuto dell’articolo stesso presentano alcune probabilmente volute “carenze”.

LA CRITICA SULLA SCONTISTICA

Nell’articolo, in cui l’autore intervista Enrico Zanetti, ex viceministro del Mef, si punta il dito sul fatto che si possono sanare i contenziosi pagando in caso di vittoria in secondo grado il 20% del tributo che in molti casi corrisponde al 10% del valore del valore dell’intera contestazione comprese le sanzioni.

Oltre al fatto che non tutte le sanzioni hanno questo peso, quindi il 10% rappresenta una solamente casistica, tutte le altre disposizioni dell’ultimo condono fiscale, dalla rottamazione alla definizione del precontenzioso, prevedono lo stralcio delle sanzioni quindi, anche per le liti pendenti il legislatore è stato coerente e per incentivare l’adesione ha stabilito due ulteriori scontistiche al 50% e 80% in caso di vittoria rispettivamente in primo e secondo grado.

Senza l’ulteriore sconto chi avrebbe mai aderito in caso di vittoria nel corso dei gradi di giudizio?

LA FINALITA’

Il condono delle liti ha la doppia finalità di ridurre numericamente il numero delle controversie che intasano le commissioni tributarie e quello di fare velocemente cassa, questo del governo gialloverde non è di certo il primo e l’ultima definizione delle liti pendenti è stata fatta nella legislazione Pd e prevedeva esclusivamente lo sconto di sanzioni ed interessi.

Sulla base dell’esempio fatto su Repubblica si poteva quindi sanare la lite pagando il 50% di quanto richiesto benché in Cassazione anche nel 2017 il contribuente perdeva ben 7 volte su 10.

Sarebbe interessante sapere da Enrico Zanetti se lo Stato si comportò in quel caso come “un bravo allibratore” visto che l’ex viceministro critica, utilizzando questa definizione, l’attuale scontistica elevata dati i disastrosi risultati dei contribuenti davanti gli ermellini.

IL CONCETTO DI EVASORE

Un serio appunto all’autore dell’articolo che definisce “EVASORE O PRESUNTO TALE” chi è in lite con il fisco, concetto a parere di chi scrive GRAVISSIMO.

Chi è o non è EVASORE lo stabiliscono le norme e, in caso di controversia, i giudici.

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