Economia

Come andranno Lega e M5S alle Europee (e che cosa non succederà a Bruxelles)

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L’intervento di Giuliano Cazzola, editorialista e saggista

Delle elezioni di domenica conosciamo già i vincitori e gli sconfitti.

La Lega di Matteo Salvini, anche se non dovesse valicare l’agognata soglia del 30%, potrà comunque vantare un notevole balzo in avanti di almeno una decina di punti: il che sarebbe comunque un grande risultato dopo un anno di governo pessimo.  Il M5S scenderà significativamente al di sotto della percentuale conseguita il 4 marzo 2018.

Tuttavia, le alchimie della politica potrebbero sparigliare i giochi, nel senso che Salvini potrebbe vincere male e Di Maio perdere bene. Questo esito non dipenderà soltanto dallo scarto di voti che emergeranno tra i due partiti “fratelli-coltelli’’, ma dalla possibilità che la distribuzione dei suffragi sull’intero schieramento politico lasci intravedere, in caso di elezioni anticipate, l’esistenza di coalizioni alternative – sia per i “gialli’’ che per i “verdi’’ – rispetto al proseguimento di un’alleanza litigiosa ed inconcludente, ma fino ad ora obbligata dai numeri e dai rapporti di forza.

Ed è a questo punto che entrano in scena le performance degli altri partiti, dal momento che nell’attuale sistema elettorale nessun partito può fare da sé. Ed ovviamente quanto avviene nell’ambito di un “campo’’ (come si dice adesso) condiziona ed è condizionato da ciò che avviene in quello avversario.

Cominciamo dall’area di (centro?)-destra. Basteranno i risultati della Lega e di Fratelli d’Italia a prefigurare una possibile maggioranza in caso di elezioni anticipate oppure Berlusconi riuscirà ad incunearsi tra i due e ad essere determinante per mandare Salvini a Palazzo Chigi? Sappiamo che questa seconda ipotesi non piacerebbe al Capitano. Ma a chiudere il cerchio occorre considerare ciò che potrebbe avvenire nel campo (sarebbe preferibile scrivere “nei campi’’) opposto.

Già abbiamo detto che il M5S perderà: si tratta di vedere se lo farà bene o male. Nel primo caso (abbiamo già spiegato come avverrebbe) l’attenzione si sposterebbe sul risultato del Pd, che, al di sopra del 20%, sarebbe un segnale di ripresa.

Così, se dal voto europeo emergesse la possibilità, in caso di elezioni politiche anticipate, di un’alleanza tra il M5S e il Pd (sulla base, ciascuno, di un peso elettorale pressoché equipollente) Salvini ci penserebbe parecchio prima di correre il rischio di perdere tutto. Il quadro politico del Paese continuerebbe a crogiolarsi nel sue equilibrio squilibrato e l’attuale governo sarebbe chiamato a misurarsi con una manovra di bilancio 2020 attraverso la quale espiare le colpe, gli errori e le irresponsabilità di quella del 2019.

A questo punto entrerebbe in scena un altro interlocutore anche corredato del voto di tutti i Paesi dell’Unione (UK compreso): le istituzioni europee. Se, come spero, le forze sovranpopuliste avranno, nel complesso, una buona affermazione ma non riusciranno ad essere egemoni nel futuro Parlamento, ci sarà a Bruxelles una nuova Commissione che cercherà di far rispettare almeno il “minimo sindacale’’ delle regole.

Così, come è avvenuto nel 2019, dopo tante parole a vanvera (che hanno procurato danni enormi alla credibilità dell’Italia), il governo Conte si rassegnerà a trovare delle intese. Se per ipotesi (molto improbabile dal momento che sono i Paesi sovranisti a non voler fare concessioni e riconoscere deroghe) gli organismi europei finissero nell’impotenza, al grido del ‘’liberi tutti’’, a noi italiani gli attuali governanti faranno vedere i “sorci verdi’’ con minori entrate fiscali e più spesa pubblica, potenziamento delle politiche assistenziali, assenza di investimenti produttivi e (non)sblocco di quelli già previsti e finanziati.

Ciò che i “nostri’’ non riescono a capire è che un Paese non può uscire da una comunità internazionale a cui è legato – oltreché dall’appartenenza alla stessa moneta – da rapporti economici integrati ed interdipendenti. Anche perché sarebbe comunque costretto a fare i conti con un’istituzione invisibile, impersonale ma onnipresente: il mercato, dove deve vendere i suoi prodotti, importare le materie che gli servono, approvvigionarsi delle risorse finanziarie che gli sono necessarie.

Alcune “teste d’uovo’’ della Lega pensano ad un’economia chiusa e ad una moneta che perde il suo valore di scambio per trasformarsi in una sorta di ‘’rublo’’ ai tempi dell’URSS. Si stanno baloccando con l’idea di una ristrutturazione del debito, nell’ambito di un’economia dirigistica in cui lo Stato assuma un ruolo non solo di indirizzo, ma di intervento diretto.

Ecco perché l’avere istituzioni europee decise a difendere il “vincolo esterno’’ (ovvero il rispetto delle regole sia pure con la consueta flessibilità) è una garanzia per il nostro Paese.

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