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Come andranno le banche italiane. Report Cer

Banche Centrali

Breve estratto dall’ultimo “Rapporto Banche” a cura del Cer (Centro Europa Ricerche)

Nel breve volgere di pochi mesi lo scenario economico internazionale è profondamente mutato. Se nel precedente Rapporto si prospettava una moderata espansione nell’Area euro e in Italia nel 2020, adesso lo scenario di base prevede una profonda recessione in Italia, nell’Area euro e anche a livello mondiale. La diffusione della pandemia ha cancellato in poche settimane i progressi sul fronte commerciale che erano stati fatti a seguito dell’accordo tra USA e Cina, ha annullato le prospettive di accelerazione dell’economia statunitense a seguito dell’allentamento della politica monetaria e delle politiche fiscali in vista delle elezioni presidenziali, ha fatto passare in secondo piano le tensioni in Medioriente.

In questo contesto, le politiche monetarie sono state profondamente modificate e le banche centrali sono prontamente intervenute per ridurre la volatilità dei mercati finanziari e limitare l’impatto sull’economia della pandemia. Tutte le banche centrali hanno varato misure imponenti di stimolo, anche se la Banca Centrale Europea è stata la più lenta ad intervenire, incorrendo in errori di comunicazione che hanno generato forti oscillazioni sui mercati finanziari. Al netto di questi errori, attualmente, in tutte le giurisdizioni la politica monetaria ha assunto un’impostazione ultra-espansiva.

I mercati finanziari hanno mostrato oscillazioni estreme nella prima metà del 2020. Prima c’è stato il crollo dei mesi di febbraio e marzo, in concomitanza con la diffusione della pandemia dalla Cina al resto del mondo, e poi il recupero sull’onda delle misure espansive di politica monetaria e fiscale. Tuttavia, si può ragionevolmente affermare che la ripresa degli indici di borsa non è pienamente in linea con i fondamentali economici e, come nel caso degli Stati Uniti, con la situazione sanitaria, mai portata sotto controllo. È utile fornire qualche indicazione sulle oscillazioni degli indicatori per comprendere la portata del fenomeno: l’indice FTSE Mib ha perso il 37,5% tra inizio anno e il minimo per poi recuperare il 35,8% alla prima decade di agosto; il Dow Jones ha perso il 35,6% per poi recuperare il 49,5% dal minimo; il tedesco Dax ha perso il 36,9% tra gennaio e il minimo per poi recuperare il 54,2% e il francese Cac40 ha prima perso il 37,8% e poi ha recuperato il 35,4% dal minimo.

In questo contesto, anche gli spread sui titoli sovrani dell’Area euro sono prima saliti, a causa del ricordato errore di comunicazione della BCE, e poi ridiscesi dopo il varo delle misure straordinarie di politica monetaria e l’approvazione dei vari pacchetti di stimolo fiscale. In termini reali, l’economia dell’Area euro ha subito due contrazioni di non poco momento nei primi due trimestri del 2020: -3,6% e -12,1% congiunturali. Le due nazioni più colpite dell’Area euro sono state la Spagna e la Francia, che hanno registrato cali congiunturali del Pil pari a -18,5% e -13,8% nel secondo trimestre. L’attività economica è in ripresa nel terzo trimestre, ma persistono due dubbi: 1) la risalita produttiva sarà tale da far recuperare in breve tempo ciò che si è perso nei primi due trimestri? 2) alla luce della ripresa dei contagi, non si può escludere il ripristino di alcune misure di contrasto alla diffusione del virus, con le conseguenti ripercussioni economiche. Quale sarà l’impatto sulla ripresa produttiva? La prospettiva di una ripida ripresa è strettamente dipendente dalla possibilità di contenere la seconda ondata di diffusione del virus. Se si riuscirà a farlo, anche l’economia se ne gioverà.

Sul fronte bancario europeo la notizia più importante è arrivata dall’Italia, dove si è conclusa l’operazione di acquisto di UBI Banca da parte di Intesa Sanpaolo. Questa acquisizione darà vita ad una delle prime dieci banche dell’Area euro e consentirà all’Italia di avere un peso maggiore nello scacchiere internazionale del settore creditizio. L’unico dubbio che questa operazione fa sorgere è l’accresciuta dipendenza della nuova banca dall’economia italiana. Intesa Sanpaolo ha un’ottima redditività e l’acquisizione dovrebbe far aumentare ulteriormente i profitti della banca, ma questa sarebbe fortemente collegata all’andamento della situazione nazionale, con i rischi che questo comporta. Un’acquisizione di pari importanza, ma effettuata all’estero, sarebbe stata probabilmente più difficile da costruire e finalizzare, ma avrebbe comportato meno problemi con le autorità antitrust e avrebbe permesso di diversificare il rischio sovrano della banca.

SITUAZIONE E PROSPETTIVE DELL’INDUSTRIA BANCARIA ITALIANA

In Italia gli interventi a sostegno del settore creditizio hanno dato slancio al credito alle imprese. Nel giro di poco tempo, e partendo proprio dai mesi di diffusione della pandemia, lo stock di crediti al settore produttivo ha invertito la tendenza alla riduzione ed ha cominciato ad espandersi. Quindi, mentre il credito alle famiglie ha mostrato un ovvio rallentamento durante i mesi di lockdown, lo stesso non è avvenuto per il credito alle imprese. Questo è un fenomeno del tutto peculiare, visto che in occasione di crisi così profonde e con prospettive non rosee sulla tenuta della rischiosità ci si dovrebbe attendere una stretta creditizia. Tuttavia, le misure di supporto alla liquidità delle imprese, le moratorie e la garanzia pubblica sulle nuove erogazioni hanno favorito la concessione dei prestiti e permesso una crescita senza precedenti del credito. Inoltre, queste misure si riveleranno molto utili nei prossimi mesi, perché supporteranno le imprese nella fase di rilancio dell’economia.

Venendo ai risultati di bilancio, il 2019 si è chiuso con un utile in contrazione, come previsto nel precedente Rapporto, e con un andamento delle singole poste in linea con le attese. Il margine di interesse si è ridotto, gli altri ricavi hanno subito un calo, essendo venute meno alcune poste straordinarie, e la riduzione degli accantonamenti non è riuscita a compensare la flessione dell’income. Per questo motivo gli utili sono scesi fino a 7,5 miliardi rispetto agli oltre 12 miliardi del 2018. L’attività bancaria aveva cominciato il 2020 seguendo gli andamenti degli ultimi anni, ma poi la pandemia, la quarantena e gli interventi di Governi e Banche Centrali hanno cambiato profondamente le prospettive. La previsione incorpora tassi di interesse ai minimi storici per tutto il periodo di previsione, con una lieve inversione solo nel 2022. Ciò impatterà negativamente sul margine di interesse, che rimarrà su livelli inferiori rispetto alla media storica. Da tempo le banche stanno compensando la riduzione del margine di interesse puntando su altre forme di ricavo. Tuttavia, nel 2020 si prevede una riduzione anche di questa forma di ricavo a causa del reddito perso nel periodo di quarantena alla minor attività bancaria.

Secondo le nostre previsioni, inoltre, le sofferenze sono previste stabili nel 2020 e in crescita nel 2021, ma su valori non preoccupanti. Al contempo, la risalita degli accantonamenti contribuirà a pregiudicare il risultato del 2020, in cui prevediamo una perdita di esercizio, ma non annullerà del tutto gli utili nel 2021. Riassumendo, la previsione sul sistema bancario mostra una perdita di esercizio nel 2020, un ritorno all’utile nel 2021-22, ma con una redditività più contenuta rispetto a quanto previsto nel Rapporto Banche di fine 2019.

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