In un contesto macroeconomico complesso e orientato alla cautela, con politiche monetarie ancora restrittive e un generale clima di incertezza che ha limitato l’appetito per il rischio, le crypto hanno mostrato una tenuta superiore alle attese.
All’interno del comparto, nel corso dell’ultimo mese, le performance sono risultate eterogenee e fortemente guidate da narrative specifiche. La dominance di Bitcoin si è mantenuta intorno al 58%, segnalando come il capitale sia rimasto prevalentemente concentrato sull’asset principale, senza che si manifestasse una vera e propria “altseason”. Ethereum ha sovraperformato Bitcoin, sostenuto anche dal lancio, il 12 marzo scorso, dell’iShares Staked Ethereum Trust ETF da parte di BlackRock – il primo ETF crypto del più grande asset manager globale a integrare lo staking, un meccanismo che consente agli investitori di ottenere un rendimento mettendo a disposizione i propri asset per il funzionamento della rete. Il fondo alloca tra il 70% e il 95% degli ETH in staking on-chain tramite Coinbase Prime, producendo un rendimento che viene in parte distribuito agli investitori: circa l’82% dei reward, attualmente intorno al 3,1% annuo, viene infatti erogato su base mensile.
L’interesse per questa struttura è stato immediato: nei giorni successivi al lancio, ETH è salito di oltre il 20%, tornando sopra i 2.300 dollari, sostenuto dall’attrattività di un rendimento “reale” in un contesto di tassi elevati. Parallelamente, gli ETF su Ethereum hanno registrato afflussi settimanali record per 160,8 milioni di dollari. Questo modello – basato su asset proof-of-stake con rendimento integrato in un ETF regolamentato – sta già facendo scuola: richieste analoghe sono state presentate anche per Solana, Cardano e Polkadot.
A rafforzare il momentum istituzionale, l’8 aprile Morgan Stanley ha lanciato sul NYSE Arca il suo ETF spot su Bitcoin (MSBT), il primo emesso da una grande banca statunitense. Il prodotto replica direttamente il prezzo di Bitcoin, senza derivati, e con una commissione annua dello 0,14% si posiziona come l’ETF spot più economico sul mercato, inferiore anche all’IBIT di BlackRock. Il lancio è supportato da una rete di 16.000 consulenti che gestiscono oltre 6.200 miliardi di dollari. Sul fronte regolamentare, il 17 marzo ha segnato un momento storico: SEC e CFTC hanno pubblicato congiuntamente un documento che classifica 16 criptovalute – tra cui Bitcoin, Ethereum e Solana – come commodity digitali, e non strumenti finanziari. Il framework introduce una tassonomia in cinque categorie e chiarisce che attività come staking, mining e airdrop non rientrano nella normativa sui securities, riducendo in modo significativo l’incertezza regolatoria.
Pochi giorni dopo, un accordo bipartisan al Senato ha sbloccato il CLARITY Act, aprendo la strada a una regolamentazione organica del settore, con una probabilità di approvazione nel 2026 stimata intorno al 72% dai mercati predittivi.
Nel frattempo, gli ETF su Bitcoin hanno registrato afflussi netti per 2,5 miliardi di dollari a marzo. Con oltre 90 richieste di ETF in attesa e un quadro normativo oggi tra i più favorevoli di sempre, emerge però un disallineamento nel breve periodo: nonostante questi sviluppi, Bitcoin ha chiuso il mese in calo del 4%, evidenziando come le dinamiche macro continuino a prevalere sui fondamentali. Infine, il 10 marzo la rete Bitcoin ha raggiunto un traguardo simbolico: 20 milioni di BTC minati, oltre il 95% dell’offerta massima di 21 milioni. Considerando che tra 2,3 e 3,7 milioni di BTC sono probabilmente persi, l’offerta effettivamente disponibile è ancora più limitata. Con solo 1 milione di BTC da estrarre nei prossimi 114 anni, Bitcoin rafforza la sua narrativa di scarsità: il suo tasso di inflazione è oggi inferiore allo 0,85%, meno della metà di quello dell’oro.
I flussi e la divergenza tra ETF su oro e Bitcoin
Gli sviluppi regolamentari e di mercato hanno guidato i flussi, che – pur lontani dai picchi precedenti – hanno mostrato una ripresa significativa negli Stati Uniti, concentrandosi soprattutto su Bitcoin. Sul fronte Ethereum, il nuovo ETF ETHB di BlackRock ha assorbito la maggior parte degli afflussi netti, indicando come il principale driver sia stato il rendimento da staking più che una riallocazione ampia verso ETH.
Nel primo trimestre del 2026 è emersa anche una chiara divergenza tra ETF su oro e Bitcoin: i flussi verso l’oro, pari a circa 60 miliardi di dollari a gennaio, si sono progressivamente ridotti fino a diventare negativi a marzo, penalizzati da timori su inflazione e tassi. Al contrario, gli ETF su Bitcoin – dopo circa 8 miliardi di dollari di deflussi a febbraio – hanno invertito la tendenza a marzo, tornando in territorio positivo. Il recupero è avvenuto in parallelo con il miglioramento del quadro regolamentare, in particolare dopo la nuova classificazione come commodity.







