Economia

Come andrà la produzione industriale in Italia. Report centro studi Confindustria

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Il CsC stima un calo della produzione industriale italiana dello 0,5% in febbraio, dopo un rimbalzo dello 0,8% rilevato in gennaio, a seguito della forte caduta di fine 2018. La dinamica nel primo bimestre è spiegata dalla sostanziale tenuta della domanda estera, a fronte di quella interna che risulta ancora debole. Non ci sono segnali di inversione di tendenza nei mesi primaverili. L’analisi di Massimo Rodà del centro studi di Confindustria diretto da Andrea Montanino

La produzione industriale italiana è stimata oscillare nei primi due mesi dell’anno, dopo la forte caduta registrata a fine 2018. La dinamica nel primo bimestre è spiegata da una tenuta della domanda estera, a fronte di una domanda interna ancora debole, come evidenziato anche dalle indagini qualitative condotte presso gli operatori del manifatturiero. Non ci sono indicazioni di inversione di tendenza nei mesi primaverili. Il CcS rileva un calo della produzione industriale dello 0,5% in febbraio su gennaio, quando è stimato un incremento dello 0,8 su dicembre1 . Nel primo trimestre 2019 si registra una variazione acquisita di -0,6%, dopo il -1,1% rilevato dall’Istat nel quarto 20182 .

La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, arretra in febbraio del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2018; in gennaio è diminuita del 2,4% sui dodici mesi. Gli ordini in volume crescono in febbraio dello 0,1% su gennaio (-1,2% su febbraio 2018), quando sono diminuiti dello 0,2% sul mese precedente (-0,7% annuo). La produzione industriale italiana anche in avvio di 2019 ha continuato a evidenziare forti segnali di debolezza.

Al rimbalzo “tecnico” di gennaio, spiegato da un effetto base (dopo la caduta rilevata tra settembre e dicembre) e da una temporanea ricostituzione delle scorte, è seguito un nuovo arretramento in febbraio, causato soprattutto da una domanda interna in forte indebolimento, specie nella componente “investimenti”. La variazione acquisita nel 1° trimestre (-0,6% congiunturale), se confermata, determinerebbe un contributo negativo dell’industria alla dinamica del Pil, che è in rotta per un’ulteriore diminuzione anche a inizio anno.

Non vi sono segnali di inversione di tendenza nel breve periodo. Le indagini qualitative hanno confermato infatti il ripiegamento dell’attuale fase ciclica. In particolare, la produzione manifatturiera rilevata nell’indagine PMI (IHS-Markit) in febbraio è rimasta per il settimo mese consecutivo sotto la soglia neutrale di 50 (indice a 47,7); i direttori degli acquisti hanno spiegato tale dinamica con un calo degli ordini interni e con l’inasprirsi della crisi nel settore automotive.

Indicazioni analoghe vengono dall’indagine Istat presso le imprese manifatturiere: la fiducia è in diminuzione, quasi ininterrotta, da settembre 2017 e in febbraio è scesa ai minimi da 3 anni, condizionata dal peggioramento di giudizi e attese su ordini e produzione. Anche tra le famiglie le valutazioni sono meno positive rispetto ai mesi scorsi: l’indice di fiducia in febbraio è sceso ai livelli più bassi da settembre 2017, soprattutto a causa di giudizi e attese più negativi sulla situazione economica dell’Italia. L’accresciuta incertezza non può che accentuare la debolezza degli ultimi mesi e trasmettersi sull’economia reale attraverso un impatto negativo sulle decisioni di consumo (con un aumento del risparmio a scopo precauzionale) e sulle scelte di investimento (con il rinvio degli acquisti di beni strumentali).

 

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