Economia

Cina frena, incognita Usa, Europa fiacca. Tutte le tendenze dell’economia mondiale nel rapporto del centro studi Confindustria

di

economia mondiale

Presente e futuro dell’economia mondiale, non solo italiana, nel report congiunturale del centro studi di Confindustria diretto da Andrea Montanino

Commercio globale in calo.

Gli scambi continuano a indebolirsi: -0,9% nel 4° trimestre 2018 e ordini esteri del PMI globale a 49,5 a gennaio. Restano incertezze legate a fattori geopolitici, protezionismo, vulnerabilità negli emergenti, volatilità dei mercati finanziari, che creano rischi al ribasso per la crescita.

Per l’Italia un anno difficile.

L’attività economica in Italia a inizio 2019 resta debole. Il PMI a gennaio è sceso a 48,8 (da 49,5 nel 4° trimestre 2018), con un calo marcato nel manifatturiero, per valutazioni più negative su ordini e produzione, meno nei servizi. A gennaio per la produzione industriale è atteso un piccolo rimbalzo, anche per la ricostituzione delle scorte (stime CSC), ma il trasporto di gas a uso industriale è sceso del 5% e preoccupa il calo degli ordini (-2,0% a fine 2018). Nei mesi successivi, dunque, la dinamica della produzione rischia di essere ancora negativa, dopo il forte calo dell’ultimo quarto del 2018 (-1,1%), quando si è ridotto molto il fatturato (-1,6%), specie nei beni intermedi.

Export italiano debole.

Le vendite italiane all’estero sono diminuite del 2,3% in dicembre, con un calo marcato sui mercati extra-Ue e lieve crescita nell’intra-Ue. Ciò conferma la forte frenata dell’export nel 2018, specie verso Turchia, Stati Uniti, Cina, Opec e partner commerciali europei (Germania). A inizio 2019 le attese sono deboli, con il PMI ordini manifatturieri esteri in flessione da 4 mesi consecutivi.

Investimenti attesi in calo.

La minore fiducia delle imprese, che in particolare giudicano peggiorate le condizioni per investire, fa prevedere una frenata della spesa per macchinari, attrezzature e altro capitale fisso. La produzione di beni strumentali in Italia è già scesa bruscamente nel 4° trimestre 2018 (-1,3%). Da inizio 2019, inoltre, restano in campo minori incentivi fiscali per gli investimenti produttivi.

Per i consumi futuro incerto.

Nel 4° trimestre 2018 erano cresciute di poco sia la produzione di beni di consumo (+0,2%), sia le vendite al dettaglio (+0,3%). Ma a gennaio 2019 le immatricolazioni di auto sono diminuite di un ulteriore 4%, l’indicatore dei consumi ICC è sceso dello 0,3%, sono caduti gli ordini per i produttori di beni di consumo. La fiducia delle famiglie è diminuita a febbraio, con peggiori attese sull’economia che potrebbero alimentare il risparmio a scapito della spesa; sono rimasti stabili, invece, i giudizi sulla situazione economica della famiglia. Ciò può essere spiegato dall’occupazione ferma in Italia, ma non in calo, nella seconda metà del 2018, che sostiene i redditi.

Dai mercati rischi sul credito.

A febbraio il BTP decennale è salito a 2,83% (2,78% a gennaio), lo spread sul Bund a 276 punti (260). La Borsa prosegue la lenta ripresa (+11% da inizio 2019), su valori modesti. Il credito alle imprese finora è in debole crescita (+1,3% annuo) e il costo ai minimi (1,5%). Ma incombe la stretta all’offerta creditizia mostrata dalle indagini già nella seconda metà del 2018. Manifattura giù nell’Eurozona.

I dati qualitativi confermano a inizio 2019 i segnali di rallentamento dell’area euro, già apparsi nel 2018 (fermo il Pil in Germania nel 4° trimestre). La fiducia di imprese e famiglie nell’Eurozona continua a scendere (106 a gennaio, da 111 lo scorso anno). Si indebolisce il manifatturiero, come indica il PMI sceso a febbraio sotto la soglia neutrale (49,2): le imprese europee addebitano il calo della produzione industriale alla riduzione della domanda, soprattutto estera, attesa più debole nei prossimi mesi. Crescono, invece, i servizi (PMI a 52,3 a febbraio).

E la Bce tiene i tassi a zero.

Resta attivo uno stimolo monetario nell’area: i tassi a breve saranno fermi a zero almeno fino all’estate 2019 e la Bce proseguirà i reinvestimenti in titoli pubblici e privati delle somme incassate da quelli in scadenza. Il freno ai tassi a lungo termine, comunque, è minore. Il cambio dollaro/euro resta debole (1,13 a febbraio, da 1,23 un anno prima), offrendo un sostegno all’export ma non uno scudo dal nuovo rincaro del petrolio (64 dollari al barile, da 60 a gennaio). Ciò può servire, però, ad alimentare la bassa inflazione nell’area (+1,4% a gennaio, +1,1% la misura core).

Rischi per gli Usa.

Il parziale shutdown della PA ha bloccato la stima del Pil Usa nel 4° trimestre 2018, quando la produzione industriale ha segnato un +3,7% annuo. I dati sugli occupati oltre le attese (+304mila a gennaio) confermano la robustezza dell’economia. Ma la fiducia dei consumatori è in calo per il secondo mese e l’inversione di un tratto della curva dei tassi segnala rischi di frenata economica.

E Cina in frenata.

I dati qualitativi indicano un rallentamento forte della Cina nei prossimi mesi. La frenata traspare dalle vendite di auto: a gennaio -18% annuo, settimo calo consecutivo. Lo scenario base resta la frenata graduale, con vari rischi: fragilità finanziaria di grandi aziende e banche, possibile crollo del mercato immobiliare, con impatto su ricchezza e consumi. Le policy mirano a evitare una frenata brusca: è previsto un taglio delle tasse per imprese e famiglie di 196 miliardi di euro nel 2019.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati