Il 2025 ha segnato un punto di svolta per i mercati emergenti. Dopo un quinquennio di performance deludenti e volatilità persistente, l’asset class ha riconquistato l’attenzione degli investitori istituzionali, sostenuta da fondamentali in miglioramento, valutazioni ancora attraenti e un contesto macroeconomico più favorevole. La domanda cruciale è se questo movimento rappresenti un rimbalzo tattico o l’inizio di un ciclo più strutturale.
A fine ottobre 2025, l’indice MSCI Emerging Markets ha registrato una performance di circa il 20% in euro, sovraperformando per la prima volta in cinque anni l’MSCI World. Sebbene questo rally sia stato trainato dall’espansione dei multipli più che dalla crescita degli utili, diversi elementi suggeriscono l’avvio di una fase più duratura. Il divario di crescita tra economie avanzate ed emergenti resta significativo: il FMI stima per il 2025 un Pil emergente vicino al 4%, più del doppio rispetto ai paesi sviluppati (+1,6%). Questa dinamica si riflette in una crescita attesa degli utili dell’MSCI EM nel triennio 2024-2026 di quasi il 28%.
Il rallentamento dell’inflazione globale e i cicli di allentamento monetario delle principali banche centrali stanno riducendo il costo del capitale e favorendo flussi verso asset rischiosi. La prospettiva di ulteriori tagli ai tassi da parte della Federal Reserve dovrebbe indebolire il dollaro e sostenere i mercati emergenti. L’indice MSCI Emerging Markets scambia ancora con uno sconto di circa il 30% rispetto ai paesi sviluppati, mentre la crescita attesa degli utili per il 2026-2027 supera il 12% annuo: un disallineamento che offre opportunità per gli investitori orientati al valore.
Tra le storie più interessanti c’è la Cina, che dopo un 2025 sorprendentemente positivo si prepara a un anno di verifica. Dopo un biennio difficile, segnato da deflazione latente e incertezza immobiliare, il governo ha optato per una “normalizzazione controllata”, puntando su riforme strutturali e sostegno selettivo ai settori strategici. La deflazione rimane un tema centrale: i prezzi al consumo oscillano intorno allo zero, ma la situazione sta migliorando. Questa dinamica offre alla Banca Popolare Cinese ampi margini di manovra per una politica monetaria accomodante. Gli analisti prevedono ulteriori tagli dei tassi e riduzioni dei coefficienti di riserva entro metà 2026, a sostegno della domanda interna.
La crescita del Pil dovrebbe attestarsi intorno al 5% anche nel 2026, sostenuta dall’allentamento del credito e dalla ripresa graduale del settore immobiliare. La stabilizzazione dei prezzi nelle città di primo livello come Shanghai e Shenzhen è un segnale incoraggiante per un comparto che concentra due terzi della ricchezza delle famiglie. Il vero baricentro della trasformazione cinese è però politico-strutturale: con il XV Piano Quinquennale (2026-2030), Pechino punta su un’economia più resiliente e incentrata sul mercato interno e sull’autonomia tecnologica, favorendo la concentrazione industriale nei settori strategici come energia pulita, semiconduttori, robotica e intelligenza artificiale.
Sul piano dei mercati finanziari, le valutazioni restano attraenti: il mercato scambia intorno a 9 volte gli utili attesi, sostenuto da politiche di stabilizzazione e da una crescente partecipazione delle compagnie assicurative. Nel campo dell’intelligenza artificiale, la Cina gode di un vantaggio competitivo grazie ai bassi costi energetici dei data center, alla vasta comunità di sviluppatori e alla propensione a condividere modelli open source.
La Corea del Sud è tornata al centro dell’attenzione come uno dei mercati più interessanti dell’Asia. Dopo anni di sottoperformance, l’azionario coreano mostra segnali di forza, sostenuto da fattori ciclici e strutturali. Il posizionamento nel ciclo dei semiconduttori è cruciale: l’industria coreana, leader nelle memorie, ha ritrovato slancio grazie alla domanda legata all’AI generativa. La crescita del fatturato globale dei semiconduttori, attesa al 20% nel 2026, continuerà a sostenere l’azionario coreano.
Nonostante la rivalutazione, la Corea resta tra i paesi più a sconto tra gli emergenti: il mercato scambia a 10,7 volte gli utili attesi e con uno sconto del 40% rispetto alla media. Il won è tra le valute più sottovalutate al mondo, con un potenziale di apprezzamento significativo. Le prospettive di utili sono solide, con una crescita dell’EPS del 21% nel 2025-2026. Inoltre, il programma “Value-Up” mira a rafforzare la governance societaria e ridurre il “Korea discount”, incentivando payout più elevati e un migliore ritorno sul capitale.
In America Latina, il Brasile si prepara a un anno cruciale. Le elezioni del 2026 rappresenteranno un test per la politica economica, ma il paese parte da basi solide: inflazione sotto controllo, bilancio primario quasi in pareggio e un ciclo di tagli dei tassi che potrebbe stimolare credito e investimenti. L’azionario brasiliano resta tra i più convenienti, con valutazioni intorno a 7 volte gli utili e dividend yield oltre l’8%. Il settore bancario mostra segnali di ripresa, mentre utility e società legate alle materie prime beneficiano di prezzi ancora elevati e domanda resiliente. Il Brasile continua a offrire un mix raro di valore e potenziale di crescita.
Naturalmente, permangono rischi: un rallentamento della domanda cinese, tensioni geopolitiche o un ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti potrebbero pesare sui mercati emergenti. Tuttavia, il quadro generale è quello di una asset class che ha ritrovato equilibrio e attrattività, con fondamentali più solidi e leadership settoriali capaci di generare valore nel medio periodo.
Tra i paesi sviluppati dell’Asia Pacifico, una menzione particolare spetta al Giappone. Dopo anni di sottovalutazione, il Paese vive una fase di maturazione strutturale in cui solidità dei fondamentali e miglioramento della governance sostengono un re-rating sostenibile dell’equity domestico. La crescita stimata degli utili è del +3,2% nel FY25 e del +14,3% nel FY26, spinta da risultati aziendali migliori del previsto e dal deprezzamento dello yen.
Negli ultimi due anni, la corporate Japan ha compiuto progressi notevoli: buyback e tender offer record riflettono una crescente attenzione alla creazione di valore per gli azionisti. Parallelamente, la diffusione di operazioni di M&A e la ristrutturazione dei portafogli aziendali stanno migliorando l’efficienza e favorendo un incremento del ROE. Il Topix tratta a un P/E forward in discesa verso 15x, coerente con la normalizzazione dei multipli e la crescita sostenuta degli utili.
Dal punto di vista macroeconomico, lo scenario resta costruttivo. La crescita, moderata ma resiliente, è alimentata da investimenti in intelligenza artificiale, trasformazione digitale e misure fiscali mirate sotto la nuova amministrazione Takaichi. L’effetto combinato di questi fattori dovrebbe consolidare la fiducia domestica e favorire un aumento dei salari reali. L’impegno della Borsa di Tokyo per una maggiore trasparenza e redditività del capitale sta producendo risultati tangibili. Il 2026 potrebbe rappresentare per il Giappone una fase di maturità e consolidamento del ciclo azionario.






