Economia

Negozi, quali effetti dalla chiusura domenicale? I risultati di un report

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La proposta di legge per reintrodurre la chiusura domenicale dei negozi, che il Parlamento si appresta a discutere, è già oggetto di dibattito da alcuni mesi. Il Governo, sia nella componente leghista che in quella grillina, punta a introdurre nuove restrizioni, imponendo chiusure festive agli esercizi commerciali. In sintesi, si discute se tornare al regime pre-2011, anno in cui il governo Monti ha avviato la liberalizzazione, dando ai commercianti facoltà di tenere aperto regolarmente anche la domenica.

In merito alla proposta ci sono spinte contrastanti: da un lato la grande distribuzione, che è in larga parte favorevole alle aperture domenicali, come del resto una fascia dei dipendenti del settore (tendenzialmente chi lavora part-time o a tempo determinato). Dall’altro, buona parte dei piccoli commercianti, che lamentano di non avere le forze per tenere aperto la domenica, con conseguente calo di affari. Contrarie anche le rappresentanze sindacali dei dipendenti, in particolare quelli assunti a tempo indeterminato. Ma la questione coinvolge anche le associazioni dei consumatori, e larghe fette della popolazione con implicazioni anche di natura religiosa.

Nei giorni scorsi Giuseppe Pisauro, il Presidente dell’UPB, l’Ufficio parlamentare di bilancio, è intervenuto in un’audizione alla Commissione attività produttive alla Camera, dove ha esposto i risultati di uno studio che analizza i risultati delle liberalizzazioni. La sintesi: tenere aperti i negozi alla domenica ha portato benefici all’occupazione, mentre gli impatti positivi registrati su vendite e prezzi «non sono statisticamente significativi».

I NEGOZI

In Italia ci sono più imprese di commercio al dettaglio rispetto agli altri paesi europei. Nel 2016 erano 606mila, circa 100mia più della Francia e 270mila più della Germania. Tuttavia, in Italia il loro numero è calato in sei anni del 6%, a fronte di aumenti del 20% in Francia e 2,5% in Germania. Anche il volume complessivo delle vendite è calato (del 2,7%), soprattutto in virtù della crisi economica.

L’OCCUPAZIONE

Gli addetti al commercio al dettaglio in Italia sono 1,9 milioni, l’1,6% in meno rispetto al 2010. In Germania e Francia la dinamica è opposta, con la crescita tedesca che tocca addirittura al 7%. Nel complesso, comunque, negli ultimi anni la Grande Distribuzione Organizzata è cresciuta: dal 2010 i grandi magazzini sono più che raddoppiati (da 1570 a 3169). Si legge nel report dell’UPB che «Il commercio al dettaglio è uno dei settori economici che maggiormente sta concorrendo a salvaguardare i livelli occupazionali e questo avviene soprattutto in virtù delle dinamiche osservabili sul lato della grande distribuzione».

IL FATTURATO

Fra il 2010 e il 2016 il commercio al dettaglio ha visto crescere il fatturato appena dello 0,2%. Una crescita imparagonabile a quella di altri paesi europei. Tra l’altro, l’Italia è fra i paesi con minore produttività del lavoro, calcolata in valore aggiunto per addetto, eppure con i maggiori guadagni al crescere della dimensione dell’impresa. In sostanza: più l’azienda cresce, più lievitano i guadagni, in proporzione.

LE ABITUDINI DI ACQUISTO

I consumatori, acquistano sempre più la domenica: dai dati emerge che l’incidenza complessiva delle persone che effettuano acquisti è diminuita in tutti i giorni della settimana, tranne appunto la domenica (+1,9% fra il 2003 e il 2014). Tuttavia, i dati sembrano smentire la tesi secondo cui i negozi aperti la domenica favoriscono un aumento degli acquisti: semplicemente, questi vengono spalmati su un giorno in più (e comunque nel complesso diminuiscono, a causa di vari fattori, compresa la crisi).

LE CONCLUSIONI

In conclusione, l’UPB, nell’indicare con chiarezza che le aperture domenicali hanno portato effetti positivi sull’occupazione, esprime alcune riserve sui benefici macroeconomici che avrebbe reintrodurre le chiusure domenicali. «La quantificazione empirica del possibile impatto macroeconomico della proposta di legge è assai incerta, per diversi motivi: non vi sono molti casi passati di modifiche legislative simili in Italia, per cui occorre stimare impatti che tengano conto anche delle esperienze di altri paesi». Inoltre «i precedenti storici sono in gran parte in direzione della liberalizzazione, per cui occorre ipotizzare che la restrizione porterebbe a effetti simmetrici rispetto alla liberalizzazione». Dunque, sostanzialmente, ricadute negative.

Resta tutto da valutare il ruolo di internet, che negli ultimi anni ha preso nettamente piede, inasprendo la concorrenza con i piccoli negozi e la GDO. È dunque ragionevole prevedere che tenere chiusi i negozi la domenica possa spostare ancor più volumi d’affari sull’e-commerce.

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