Economia

Chi sparge demagogie contro le pensioni della classe media

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Il corsivo di Nicola Giglio sulle pensioni al tempo della demagogia televisiva e non solo

Mario Giordano è uno dei grandi maestri del giornalismo gridato ad alto tasso di demagogia. Lottatore indefesso contro i “poteri forti” come lui stesso recita dal suo ultimo video. Lui che non lavora per un piccolo giornale di provincia, ma al servizio del più grande tycoon italiano. Ebbene il nostro fustigatore dei costumi, questa volta, se la prende con i pensionati – Paperoni. Uno scandalo, tuona dal video, ma anche una grande lezione di giornalismo all’insegna del coraggio, con tanto di nome e cognome dei 7, dicasi 7, poveri malcapitati.

Il primo della lista è l’ex manager Telecom, Mauro Sentinelli, record man di incassi, con un assegno pensionistico di 90mila euro lordi al mese. Quasi meno della metà spetta a Mauro Gambaro, ex dirigente di Interbanca, 51.160 euro lordi di pensione mensile. Sul terzo gradino del podio troviamo Alberto Giordano, ex condirettore di Capitalia, 42.245 euro al mese. E poi un altro suo “amico Lamberto Dini”, commenta ironico il giornalista. Ex Banca d’Italia, 31mila euro lordi. Al quale, per fortuna, aggiungiamo noi, hanno tagliato i vitalizi. Segue Giovanni Consorte, ex presidente Unipol, 28.593 euro al mese. Nella lista figura anche una donna, Maurizia Angelo Comneno, attuale vicepresidente di Mediobanca, 21.386 euro al mese “più evidentemente gli emolumenti attuali”.

Finora solo banchieri e grandi manager, ma per fortuna c’è anche un dipendente comunale: Mario Cartasegna, ex dipendente del Comune di Perugia, 49mila euro lordi al mese attraverso un meccanismo particolare per cui sommava allo stipendio anche le parcelle delle cause che vinceva. “E tutto questo – aggiunge con crescente meraviglia – gli è entrato, in modo surreale, anche nel calcolo della pensione”. Sette casi, quindi. Se vi sembran pochi, provate voi a fare il cane da caccia.

Ci fossimo calati anche noi nella fisionomia dell’untore, che per fortuna non diffonde la peste, come nella Milano descritta dal Manzoni, ma solo il livore sociale, la prima reazione sarebbe stata: beati loro. Quindi ci saremmo posti una serie di domande. La più importante: quanti contributi sociali hanno pagato questi signori e per quanto tempo. Le due variabili essenziali per capire se siamo di fronte ad una semplice stravaganza del destino o ad un fatto sistemico. Quindi ci saremmo chiesti: ma qual era il relativo regime? Distributivo, misto, contributivo? Qualificazione essenziale quest’ultima per capire. Non è infatti detto che per le pensioni più elevate, il sistema contributivo sia quello più penalizzante. Nel retributivo, infatti, il rendimento annuo calcolato sui singoli versamenti contributivi decresce al crescere del suo ammontare. Al fine di garantire un meccanismo perequativo a favore delle pensioni più basse. Regola la cui esistenza ha contribuito a smorzare gli entusiasmi dei fautori del ricalcolo. E farli approdare sulla sponda del puro saccheggio: un taglio del 40 per cento, secondo la dichiarazione congiunta di Di Maio e Conte. Nel silenzio della Lega.

Giordano, invece, non ci pensa minimamente. Per lui guadagnano troppo ed in quanto ricchi devono piangere. Strana metamorfosi di un uomo che si richiama al liberal moderatismo ed invece insegue il sogno del vecchio partito di Fausto Bertinotti. Problemi suoi: si potrebbe dire. Se l’operazione non fosse scorretta da un punto di vista più generale. Cita, infatti, dei casi limiti per affondare nella carne viva di migliaia di pensionati, che non hanno al loro attivo cifre come quelle, ma saranno comunque salassati.

È come se per colpire qualche stupratore, si proibisse al resto della gente di fare l’amore.

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