Economia

Ecco chi si contenderà Cerved

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Che cosa succederà a Cerved dopo la retromarcia di Advent. Fatti, numeri e scenari

Se all’indomani dell’anticipazione del Financial Times, le azioni del Cerved avevano guadagnato il 13%, ieri, all’annuncio del ritiro dalla partita del fondo Advent, i titoli della società presieduta da Fabio Cerchiai e guidata dall’ad Gianandrea De Bernardis, hanno perso oltre il 12%, chiudendo la seduta a quota 8,34 euro per una capitalizzazione di 1,65 miliardi. Un brutto colpo l’andamento borsistico del gruppo, in teoria facilmente scalabile poiché è una vera e propria public company e quindi da tempo nel mirino di potenziali investitori.

CHE COSA DICE LA NOTA DI ADVENT SU CERVED

Ma, come specificato in una nota diramata ieri, la due diligence effettuata da Advent «ha confermato che Cerved è una società con grande potenziale per una crescita continua ed è gestita da un ottimo management team». Tuttavia la circostanza che il prezzo di mercato del titolo sia aumentato da 7,71 euro (prezzo di chiusura del 12 febbraio 2019, data precedente l’invio della manifestazione di interesse) a 9,6 euro (prezzo di chiusura dell’8 marzo) «ha reso incerto l’esito dell’operazione» e pertanto Advent allo stato ha deciso di non darne attuazione. Tradotto: la società è troppo cara, meglio desistere. In effetti, in caso di opa sul gruppo, il fondo, che è tra gli azionisti della quotanda Nexi, avrebbe dovuto mettere sul piatto almeno 2 miliardi: soglia alla quale andava sommato, per la valorizzazione complessiva, anche l’indebitamento di quasi mezzo miliardo a fronte di un ebitda di 200 milioni.

IL VALORE DI CERVED

In tal modo, Advent avrebbe dovuto valutare il Cerved 12 volte l’ebitda. Una soglia evidentemente ritenuta elevata. Tanto più che, nel caso, si sarebbe dovuto procedere a uno spin-off delle attività di gestione degli npl, che non sono nelle corde del fondo di private equity internazionale. Se sul mercato si era ipotizzato di un interesse di Advent finalizzato all’aggregazione con Nexi, pare che questo scenario non abbia alcun riscontro, vista la diversità del business delle due aziende in questione. Inoltre, l’integrazione avrebbe doviuto essere approvata dagli altri soci di Nexi, a partire da Bain e Clessidra, più propensi, invece allo sbarco a Piazza Affari.

CHI PUNTERA’ SU CERVED

Semmai, come si apprende da fonti di mercato, adesso sul Cerved potrebbero tornare a farsi vivi gli operatori del settore industriale internazionali, i competitor della stessa azienda guidata da De Bernardis, visto che in Italia di player industriali in grado di inglobare il Cerved non ce ne sono, essendo tutti di taglia più piccola. E non è detto che nei prossimi mesi, i potenziali acquirenti bussino alla porta del management, vero perno di un possibile riassetto.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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