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Chi ha vinto e chi ha perso con le ultime piroette fiscali sulla manovra. Il Punto di Cingolani

Mattarella Conte

“Con le ultime correzioni alla manovra ha vinto chi non vuole far cadere il governo: Conte senza dubbio, ma ci metterei anche Mattarella”. Parola dell’editorialista Stefano Cingolani, nel “Botta e risposta” con il direttore di Start, Michele Arnese

La tassa sulle auto aziendali è stata cancellata; la plastic tax ridotta dell’85% e rinviata al 1 luglio; la sugar tax slitta all’1 ottobre. Questo l’accordo trovato a fatica nella maggioranza. Chi ha vinto? Renzi? O Di Maio e Zingaretti?

Direi che ha vinto chi non vuole far cadere il governo, Conte senza dubbio, ma ci metterei anche Mattarella. Sempre ammesso che il M5s voglia e possa andare al voto con questi chiari di luna. Tuttavia bisogna riconoscere che Renzi ha imposto la sua linea che è l’unica sensata in questo momento. Anche perché la pioggia di minitasse è da pazzi, non c’è bisogno nemmeno del rapporto Censis, basta guardarsi attorno. La figuraccia, rinviare e fare marcia indietro, era segnata fin dall’inizio.

Il ministro di Leu, Giuseppe Provenzano, in un tweet ha scolpito la discussione. Non ha tutti i torti mi pare…

Conte dice che non vuol essere etichettato come il governo delle tasse, purtroppo il partito che lo ha espresso sembra aver formato la propria cultura fiscale sul Robin Hood di Walt Disney mentre il Pd ha una politica fiscale da società fordista. I meno terra terra tra i grillini credono che tassando un po’ qua un po’ là si possa cambiare il modello di sviluppo, invece Zingaretti & C. sono vittime di una impostazione arretrata oggi insostenibile con una pressione fiscale tra le più alte d’Europa e un welfare pubblico sempre sull’orlo del collasso. Renzi lo ha compreso, anche se in lui prevale la tattica.

Ma se la sinistra deve rincorrere la destra con slogan “basta tasse” davvero pensi che possa aspirare così a trovare un nuovo corso?

Una sinistra moderna capace di sfuggire alla maledizione delle tasse non rincorre la destra, ma dimostra di aver capito come si trasforma la società contemporanea. La destra salviniana guarda ancora alle piccole e medie imprese che cercano protezione perché non sono in grado di tenere il passo con la rivoluzione digitale. La sua agenda è dettata da Coldiretti, Confcommercio e Confapi. I dazi, il mangiare italiano, le nocciole turche, il riso cambogiano, sarebbero da ridere se non fossero l’emblema di un piccolo mondo antico. E’ chiaro che la politica fiscale ha un ruolo importante non solo sulla redistribuzione del redditi, ma anche sulla loro produzione, tuttavia bisogna capire dove deve andare l’Italia. La Lega cerca di difendere il passato, il M5s gioca con la decrescita felice e il Pd di Zingaretti per non finire “renzizzato” sposa le posizioni più tradizionali, mentre per non tornare all’opposizione liscia il pelo ai grillini.

Il Pd dice: limeremo il cuneo fiscale a beneficio dei lavoratori. Ma ha davvero secondo te un effetto pro crescita? Forse non era preferibile aumentare un po’ l’Iva e spingere sugli investimenti come dice da tempo il prof. Piga e come sussurrava anche Tria?

Certo è più coerente con le trasformazioni della società contemporanea scegliere di tassare più i consumi e meno i redditi. Quindi era meglio manovrare l’Iva, salvo il fatto che avrebbe scatenato la propaganda salviniana. Il cuneo fiscale non è la leva dello sviluppo, come si vorrebbe fare credere. Tuttavia oggi le imposte sul lavoro e i contributi sociali sono la peggiore zavorra sulle imprese di ogni ordine e grado. Concentrare le poche risorse disponibili sulla riduzione del costo del lavoro, tagliando un po’ di spese e investendo di più, avrebbe mostrato che il governo aveva una linea chiara a favore della crescita. Invece che cosa si è capito? Che la confusione regna sovrana provocando errori puerili e pasticci da dilettanti, allo sbaraglio.

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