Economia

Chi ha vinto e chi ha perso con la manovra riscritta a Bruxelles. L’opinione di Cazzola

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Vincitori e vinti nella battaglia contabile fra Roma e Bruxelles sulla manovra secondo l’editorialista Giuliano Cazzola, blogger di Start Magazine

 

Benché oppositore del governo attuale e critico del programma e delle sue iniziative, c’è un argomento che non userò mai: accusare i partiti della maggioranza giallo-verde di aver tradito, nella manovra di bilancio, gli impegni presi con gli elettori e ribaditi ad ogni pie’ sospinto negli ultimi mesi. Penso, infatti, che, per il Paese, sia molto meglio così.

L’aver chiuso, almeno per ora, il contenzioso con Bruxelles è un fatto positivo, per le considerazioni politiche che si possono trarre, prima ancora che per gli effetti sulla finanza pubblica. Emerge, infatti, con chiarezza – mi auguro che lo capisca anche un’opinione pubblica sobillata e “sovranista psichica’’, che non esiste, come a suo tempo ammise per primo Alexis Tsipras – una strategia politica diversa da quella che ha permesso alla Ue di superare la crisi e tornare a crescere. Ad eccezione, ovviamente, di quella portata avanti da Maduro in Venezuela.

Questa ‘’band of brothers’’ ha combinato tanti guai con affermazioni a vanvera che, almeno, ci siamo risparmiati qualche ulteriore disastro nel momento di passare (come è scritto nell’hashtag di Salvini) dalle parole ai fatti. E l’Unione non è stata “matrigna’’, ma una comunità di istituzioni responsabili che hanno preferito salvare l’Italia da se stessa.

In tutta sincerità, inoltre, della delusione dell’elettorato sovranpopulista non me ne può fregar di meno. Hanno avuto la dabbenaggine di votare e sostenere, abbagliati dalle sue promesse, questa maggioranza di “scappati da casa’’? Si arrangino.

Qualche considerazione, tuttavia, può essere utile al dibattito. La politica è l’arte del compromesso. Nessuno deve scandalizzarsi se un esecutivo è costretto a rivedere e a ridimensionare i propri obiettivi, dopo averli difesi nella misura del possibile e nell’ambito delle regole. Ma esiste una sostanziale differenza tra l’ordine delle ritirate e il “si salvi chi può’’ delle disfatte.

Nel primo caso è giusto che all’esercito sconfitto sia riconosciuto l’onore delle armi; nel secondo gli sconfitti si coprono di ridicolo (come quel reparto irakeno che, durante la Guerra del Golfo, pretendeva di arrendersi ad una troupe televisiva occidentale).

I due leader della maggioranza hanno disseminato, dall’insediamento del governo ad oggi, tracotanza, arroganza, offese nei confronti di chiunque osasse mettere in dubbio il valore delle loro proposte. Hanno apertamente sfidato le istituzioni europee ed internazionali, deriso le preoccupazioni degli investitori e dei mercati (non era il Capitano ad essere pronto a nutrirsi di pane e spread?), festeggiato come una vittoria, dal balconcino, la decisione di violare le regole, trattato dall’alto in basso i commissari europei perché non eletti, accusato i governi di altri Paesi di cospirazione ai danni dell’Italia, rivendicato una sovranità salvifica da garantirsi ad ogni costo, sfidato apertamente le reazioni suscitate, sbandierato come un segno di validità dell’azione da loro condotta (anzi, solo annunciata) la fuga degli investitori dall’Italia (i perfidi ‘’poteri forti’’), l’incremento dei tassi di interesse, il ritorno a segni negativi nell’economia.

Poi, appena la Commissione europea (quella stessa che secondo Giggino Di Maio era moribonda perché sarebbe stata travolta, alle elezioni europee, dalla vittoria dell’alleanza sovranista) ha minacciato di avviare la procedura d’infrazione, i due vice – rimasti soli in Europa e abbandonati dagli amici – hanno infilato nelle mani di Giuseppe Conte una bandiera bianca e lo hanno mandato, in compagnia di Tria, a Bruxelles a manipolare i “numerini’’ (in fondo che cosa ci vuole a mettere uno zero davanti al decimale 4 o tagliare mezzo punto dalle previsioni di crescita?).

Così Conte è riuscito ad entrare nella storia come lo “statista della resa’’. Dalla manovra approvata alla Camera, il Senato, per rivedere i saldi, comincerà a ridimensionare il ‘’tesoretto’’ di 16 miliardi destinato alle (contro)riforme-bandiera (quota 100 e il reddito di cittadinanza) con l’assicurazione che nulla cambierà per quanto riguarda la disciplina e le platee interessate alle pensioni e al reddito di cittadinanza. Come sarà consentito realizzare i medesimi obiettivi con risorse inferiori (quando erano già inadeguate quelle stanziate in precedenza) rimane un mistero.

In conclusione, i pifferi di montagna andarono per suonare e furono suonati. Come ha spiegato Mario Monti non si è mai vista una legge di bilancio ‘’scritta sotto dettatura’’ della Ue al pari di quella che sarà varata nelle prossime ore, dopo che la Camera ne ha approvata una diversa e il Senato non riuscirà neppure a leggere il nuovo testo.

Il bello è che uno scatenato senatore della maggioranza ha sostenuto, in Aula, che i rinvii del maxiemendamento sono stati necessari perché questa è la prima legge di bilancio scritta dal governo italiano senza avvalersi delle veline di Bruxelles. Si può mentire in maniera tanto palese?

Matteo Salvini, l’8 dicembre, in Piazza del Popolo, ha usato (dovrebbe prestare maggiore attenzione alle citazioni) la fatidica frase “indietro non si torna’’, mentre Di Maio garantiva che il governo non avrebbe mai tradito il popolo (cosa che invece ha fatto fin dalla sua costituzione). “E’ possibile ingannare una persona per sempre e tutti per una volta – diceva Abraham Lincoln –. Nessuno, però, potrà mai ingannare tutti per sempre’’.

Intanto, la figura più imbarazzante è toccata alle confederazioni sindacali. Vista la loro inerzia (almeno le associazioni imprenditoriali avevano dato qualche segno di vita) il governo si era dimenticato di loro. Per riparare allo sgarbo hanno incaricato il premier Conte (un forbito ‘’fine dicitore’’ abile nel parlare a lungo senza dire nulla) di incontrare i gruppi dirigenti, i quali non erano affatto contrari, in sostanza, alle proposte del governo sui due punti cruciali. Adesso che verranno cambiate le carte in tavola come reagiranno Cgil, Cisl e Uil? Come quel soldato che durante il D Day (lo si vede nel film colossal) non riuscì a sparare neppure un colpo?

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