Economia

Chi festeggia e chi teme la dieta di Deutsche Bank

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Il profondo malessere delle banche europee mette la Bce di fronte a un serio dilemma. L’approfondimento di Stefano Cingolani

La ritirata della DB dalla finanza pura e dura lascia campo aperto alle banche americane che si presentano oggi ben più forti e aggressive dopo la cura da cavallo del 2009 e dieci anni di crescita ininterrotta di Wall Street e dell’economia statunitense. Morgan Stanley e Goldman Sachs in particolare si sono lanciate sul mercato europeo lasciato libero, scrive il Wall Street Journal, raccogliendo un gran volume di affari e profitti. Le banche europee, a cominciare proprio dalla DB, hanno un vero e proprio svantaggio competitivo anche perché dopo la crisi del 2008 hanno voluto evitare la cura da cavallo imposte invece alle banche americane. La responsabilità ricade non solo sui vertici bancari, ma soprattutto sui governi.

L’Unione europea non ha agito in modo rapido, sistemico e radicale come hanno fatto invece gli Stati Uniti. Bruxelles ha lasciato gli aggiustamenti ai singoli paesi i quali hanno cercato di gettare la polvere sotto il tappeto. Anche su Berlino grava una responsabilità molto grande: ha sottratto alla vigilanza della Bce gran parte delle banche locali dove si annida un credito gestito spesso in modo clientelare, ha costretto Commerzbank, di per sé indebolita dalla crisi, a sobbarcarsi della Dresdner Bank mettendo insieme un cieco e uno zoppo, poi ha bruciato soldi senza pretendere in cambio una ristrutturazione dolorosa e radicale.

Una crescita lenta e tassi d’interesse negativi hanno fatto il resto. La Deutsche Bank non è la sola: anche Société Générale, la olandese ING, la britannica HSBC hanno amputato le loro braccia finanziarie ridimensionando nettamente l’investment banking e licenziando migliaia di dipendenti. È un’altra sfida che il Vecchio Continente ha perso nei confronti degli Stati Uniti.

Il profondo malessere delle banche europee mette la Bce di fronte a un serio dilemma: da una parte per sostenere una crescita in forte rallentamento, Francoforte deve stampare altra moneta, dall’altro un costo del denaro ormai negativo peggiora le debolezze strutturali del sistema bancario. Un bel grattacapo che Mario Draghi lascia a Christine Lagarde. Tutto questo mentre sul risparmio si gettano gli sparvieri dell’era digitale.

Il lancio di Libra, anzi in generale il mondo delle criptovalute, è una sfida ormai non più futuristica. Anche per questo le banche tradizionali cercano di rafforzarsi. Ma restaurare il vecchio mestiere è davvero la risposta più efficace? Quanta fetta di risparmio verrà attratta da Facebook & C.? Quanti e quali servizi i nuovi operatori potranno offrire, senza altre intermediazioni e a prezzi stracciati che una banca ordinaria non potrà mai sopportare? Sotto questa luce, la Deutsche Bank ha scelto una ritirata, e non esattamente strategica. L’industria della moneta, come quella dell’auto, deve reinventare se stessa.

(estratto di un’analisi pubblicata su Linkiesta; qui la versione integrale)

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