Economia

Che cosa si aspettano le pmi dal prossimo governo

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Meno tasse e meno burocrazia, più investimenti pubblici. Anche forzando la mano con l’Ue. Parla Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa

 

Meno tasse e meno burocrazia, più investimenti pubblici per le infrastrutture, tanto per cominciare. Se bisogna forzare la mano con l’Unione europea per qualche miliardo di euro di deficit aggiuntivo, Roma non deve tirarsi indietro. Da Bruxelles abbiamo ricevuto finora troppi diktat.

Ecco consigli e auspici di Unimpresa, l’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese.

Presidente Giovanna Ferrara, Unimpresa ha chiesto alle forze politiche massimo impegno e responsabilità per la nascita di un nuovo governo. Qual è la sua valutazione alla luce di quanto registrato in queste ore?

Credo che stiano prevalendo interessi personali che, invece, andavano messi da parte per privilegiare i bisogni reale del Paese, parlo delle esigenze delle imprese e delle emergenze delle famiglie. Il premier incaricato Giuseppe Conte sta facendo il massimo, sta lavorando nella giusta direzione ovvero quella di trovare equilibri tra i due partiti in campo per formare una maggioranza e quindi un altro esecutivo. Non vediamo il medesimo atteggiamento da parte di tutti gli attori in campo.

Il voto sarebbe una sciagura?

In questa fase noi auspichiamo la presenza di un governo forte e stabile. C’è la legge di bilancio e ci sono misure da mettere sul tavolo per rimettere in moto la nostra economia. Il Pil si è di nuovo fermato. La sciagura sarebbe entrare un’altra volta in recessione. Non ce lo possiamo permettere.

Ma l’Istat ha appena certificato che il pil è a meno 0,1%…

Appunto. La recessione è dietro l’angolo, la disoccupazione è tornata a salire. Il quadro congiunturale dovrebbe suggerire responsabilità, mentre la sensazione è che nei giochini di potere di queste ore i dati emergenziali sulla nostra economia vengono ignorati.

Avete dato suggerimenti negli ultimi mesi?

Sì. Per la prima volta, in questa legislatura, Unimpresa è stata ufficialmente invitata ai tavoli con le parti sociali. Per troppi anni, la voce delle micro, piccole e medie imprese è stata silenziata. Ne do atto al premier Conte oltre che ai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

E quali sono le misure più urgenti per il riscatto?

Meno tasse e meno burocrazia, più investimenti pubblici per le infrastrutture, tanto per cominciare. Se bisogna forzare la mano con l’Unione europea per qualche miliardo di euro di deficit aggiuntivo, Roma non deve tirarsi indietro. Da Bruxelles abbiamo ricevuto finora troppi diktat.

Scusi, sta dicendo che le piccole e medie imprese italiane rappresentate da Unimpresa si appellano al sovranismo?

No, assolutamente. Non vogliamo così in alto. Ci appelliamo al buon senso. Un po’ di margine di manovra sui conti pubblici è indispensabile, siamo certi che la Commissione europea capirà. La debolezza del nostro Paese, se protratta a lungo, danneggia tutti. I vincoli di bilancio troppo stringenti, se esasperati, creano solo danni nel lungo periodo. E lo stiamo vedendo in questi anni: non usciamo dalla recessione, anzi. Stiamo trascinando nelle sabbie mobili financo la Germania. Che si debba cambiare è ormai chiaro a tutti. E anche la nuova Commissione, non a caso, vuole andare nella direzione di un allineamento del cappio finanziario agli Stati. C’è un aspetto fondamentale, però.

Quale?

Il fattore tempo. Se n’è perso troppo, finora. Il cambiamento, in Europa, deve avvenire rapidamente. Non possiamo più aspettare. La partita per il futuro dell’Europa si gioca tutta su questo terreno e anche per questo motivo un governo forte, in Italia, sarebbe importante per far sentire la nostra voce a Bruxelles, per far pesare le nostre istanze.
Francia e Germania hanno pesato a lungo, ora tocca a noi.

Che succede se salta tutto e non si trova un accordo per il governo?

Confidiamo nell’azione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La sua esperienza è fondamentale per la gestione di questa crisi e la sua capacità di mediazione, come abbiamo visto in questi giorni, è preziosa. In ogni caso, se in Parlamento non ci sono margini per una maggioranza, non c’è alternativa e si deve tornare a votare.

È preoccupata per gli effetti sulla legge di bilancio e i rischi legati a un eventuale esercizio provvisorio?

Non più di tanto. L’esercizio provvisorio è già stato testato in Italia, non ne farei un dramma. Si applicherebbero i saldi della legge di bilancio per il 2019, trasportandoli al 2020. Questo vorrebbe dire, da un lato, avere un po’ le mani legate, dall’altro, invece, avere la certezza che, anche se a tempo, l’Iva non aumenterebbe. Probabilmente non ci sarebbero reazioni scomposte nemmeno da parte dei mercati finanziari, da parte dei grandi fondi internazionali che comprano il nostro debito pubblico. Può sembrare un paradosso, ma sono abbastanza sicura che regnerebbe una certa tranquillità.

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