Economia

Che cosa ha visto la Corte dei Conti nei conti della Consip

di

Consip

Tutti gli aspetti salienti della relazione della Corte dei Conti sul bilancio della Consip, la società controllata dal ministero dell’Economia che si occupa degli acquisti della Pubblica amministrazione 

Occorre avviare gare centralizzate suddivise in lotti di dimensioni minori per consentire l’accesso anche alle piccole e medie imprese e per valorizzare la concorrenza nel mercato. E’ il consiglio dato dalla Corte dei Conti a Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione controllata dal ministero dell’Economia  e delle Finanze, che emerge dalla relazione inviata al Parlamento e relativa al bilancio d’esercizio 2018. A detta della magistratura contabile, peraltro, l’eccessiva dimensione delle gare si è ripercossa negativamente sia sui tempi di aggiudicazione sia sull’emersione di intese anticoncorrenziali tra le imprese dominanti.

Proprio durante il 2018 la Corte segnala che è stato ulteriormente incentivato il ricorso agli acquisti centralizzati e che le politiche di “spending review” hanno sostanzialmente esteso il perimetro di obbligatorietà dell’utilizzo del Mepa, il mercato elettronico della Pa, a tutte le amministrazioni pubbliche.

IL RISULTATO D’ESERCIZIO

Dalla gestione economica di Consip contabile emerge un risultato d’esercizio positivo di 5.799.757 euro, con un aumento dell’11,43 per cento rispetto al precedente esercizio. Si tratta di un risultato netto, si rileva, che vede aumentare la sua incidenza sul valore della produzione (7,79 per cento rispetto al 7,4 dell’esercizio precedente). Sul fronte patrimoniale, si evidenzia che ammonta a 35.035 migliaia di euro con un incremento rispetto al 2017 di 3.604 migliaia di euro ovvero l’11,47 per cento.

I COSTI PER IL PERSONALE E PER LE CONSULENZE

Per quanto riguarda i costi sostenuti da Consip, quello per il personale è pari a 31.823 migliaia di euro con un incremento di 129 migliaia di euro rispetto all’esercizio 2017 (0,41 per cento). Per le consulenze – che sono amministrative e fiscali, direzionali, legali – e per il supporto operativo nel 2018 il costo è pari a 3.440 migliaia di euro. Rispetto al precedente esercizio si nota un decremento di 764 migliaia di euro (-18,17 per cento), riconducibile – segnala la magistratura contabile – al minor ricorso ai “Servizi di assistenza”, in particolare per l’assistenza specialistica (da 3.214 migliaia di euro nel 2017 a 2.052 migliaia di euro nell’anno 2018) con un’incidenza diminuita sul totale della spesa nel 2018 (dal 76,45 per cento del 2017 al 59,65 per cento del 2018).

LA SPESA E LA SPENDING REVIEW

Il risparmio potenziale, “inteso come valore annuo del risparmio da prezzi unitari rispetto ai prezzi medi della pubblica amministrazione sui prezzi unitari di acquisto, relativamente a “convenzioni” e “accordi quadro”, si attesta a 3.053 milioni. La Corte osserva che tale cifra corrisponde a quanto stimato nel caso in cui, per le categorie merceologiche presidiate, si utilizzassero a pieno (e non parzialmente, come oggi accade) le convenzioni. Inoltre, evidenzia che, almeno per quanto riguarda le amministrazioni centrali, negli ultimi anni non ha rilevato a consuntivo, sui capitoli di bilancio destinati all’acquisto di beni e servizi, una riduzione di spesa pari a quella preventivata: anzi, nonostante il costante rafforzamento e l’espansione degli obblighi in capo alle pubbliche amministrazioni di adesione alle convenzioni in parola, “quasi il 70 per cento della spesa per beni e servizi dei Ministeri continua ad essere effettuato, per varie cause, al di fuori degli strumenti Consip”.

La magistratura presieduta da Angelo Buscema segnala che “con l’estensione del ruolo affidato a Consip appare opportuna una più attenta e oggettiva valutazione dei risparmi di spesa effettivamente conseguiti, atteso che l’ordinamento prevede la possibilità per le amministrazioni centrali di indire autonome procedure per l’approvvigionamento di beni e servizi di proprio interesse, anche in deroga al generale obbligo di avvalersi delle convenzioni quadro di cui all’articolo 26, comma 3, della l. 23 dicembre 1999, n. 488, purché le amministrazioni possano dimostrare di aver ricercato e conseguito condizioni migliori rispetto a quelle contenute nelle convenzioni-quadro, nell’ambito dei vincoli posti dal legislatore sia ex ante (insuperabilità delle condizioni trasfuse nelle convenzioni quadro) che ex post (nullità degli atti realizzati in violazione e responsabilità amministrativa in sede di giurisdizione contabile in capo ai funzionari che abbiano agito in violazione di legge e con ingiustificato dispendio di pubbliche risorse)”.

La Corte dei Conti poi prende atto che l’acquisto centralizzato di beni e servizi, che vede Consip come la principale stazione appaltante, “si pone nell’ottica costruttiva di rendere più efficiente il sistema di approvvigionamento delle pubbliche amministrazioni” ma nota che “il modello accentrato di acquisto presenta due principali criticità”: la prima è la “circoscritta libertà di scelta del contraente da parte delle singole amministrazioni” e la seconda è “il rischio di restringere l’accesso al mercato alle sole imprese di grandi dimensioni, essendo queste le uniche in possesso dei requisiti di capacità economico finanziaria occorrenti per partecipare a gare dagli importi sempre più elevati”. Di sicuro, sottolinea, “il progressivo ridimensionamento quantitativo medio delle gare Consip è da salutare con favore”.

IL CONTENZIOSO

Un capitolo a parte è dedicato al contenzioso per cui Consip ha effettuato un più ampio monitoraggio per il periodo compreso tra il 2012 e il 2018. Ne è risultato, a fine 2018, un numero di ricorsi complessivamente notificati all’azienda pari a 776; di questi 215 (il 28 per cento delle questioni) risultavano ancora pendenti. Per quanto riguarda i settori merceologici in cui si è registrata la più alta litigiosità, sette ricorsi su dieci (572 su 776 totali) hanno riguardato solo cinque ambiti: “Servizi e forniture ICT/TLC”, “Pulizie e facility management”, “Servizi energetici a immobili e territorio”, “Servizi e forniture sanitarie”, “Raccolta e trasporto rifiuti”. In questi settori si è concentrato anche oltre il 60 per cento del totale delle imprese ricorrenti (185 su 300). Il fenomeno, nota la magistratura contabile, resta quindi “di dimensioni rilevanti” e si traduce in maggiori costi per lo Stato per ritardi e diseconomie di sistema, minore conformità alla disciplina vigente per effetto delle conseguenti proroghe tecniche, servizi meno efficienti per i cittadini, danni per le imprese derivanti dalla mancata attivazione dei contratti cosiddetti  “bloccati”. Per quest’aspetto risulta che – al 31 dicembre 2018 – il valore dei contratti tra amministrazioni e imprese che Consip definisce “bloccati” da ricorsi sulle gare ad essa riferibili ammonta a circa 769 milioni.

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