Economia

Ecco che cosa farà Unipol di Cimbri in Bper. Fatti e indiscrezioni

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Fatti, indiscrezioni e scenari in vista dell’assemblea di Bper che eleggerà il nuovo consiglio di amministrazione della banca dove ha un ruolo di peso Unipol. L’articolo di Michele Arnese per Start Magazine

Che comportamento terrà Unipol in assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Bper? Ed è vero quanto si vocifera a Modena dove c’è chi parla di un percorso tutto da delineare per una futuribile aggregazione ampia con Unipol Banca, Carige e – si dice a Bologna – anche Mps? Sono alcune domande, zeppe di rumors, che si fanno in queste ore dipendenti, azionisti, investitori e analisti che studiano il titolo Bper in vista dell’esito ancora incerto dell’assemblea che si terrà sabato 14 aprile per il rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Ecco fatti, nomi, informazioni, indiscrezioni e scenari.

IL RUOLO DI UNIPOL

Il gruppo capeggiato da Cimbri (che ha quasi il 10%) è seguito dalle fondazioni (con l’8-9%) – su tutte Banco di Sardegna oltre a Cassa Provincia dell’Aquila, Banca del Monte di Foggia, Cassa Bra e Cassa Vignola – e dalle famiglie imprenditoriali espressione del territorio (con il 6-7%).

LA LETTERA DI CIMBRI

In una recente lettera, Unipol in sostanza ha manifestato “l’ambizione di poter leggere una lista composta di amministratori di profilo elevato e con forte competenze tecniche e settoriali che superasse i vecchi meccanismi di lottizzazione legati ai desiderata della base azionaria”, ha scritto negli scorsi giorni Il Sole 24 Ore.

LE MIRE DI UNIPOL

In sostanza il gruppo guidato dall’ad, Carlo Cimbri, ha deciso di non entrare nel nuovo board limitandosi a chiedere un segnale di discontinuità. La richiesta si è tradotta nell’esclusione dalla lista dell’attuale presidente Luigi Odorici (ex amministratore delegato della banca) e del suo vice Ettore Caselli. Dunque, il sostegno va agli attuali vertici e in primis all’ad, Alessandro Vandelli, al momento.

GLI OBIETTIVI RECONDITI

Per la verità Unipol  avrebbe gradito un’azione ancora più incisiva, che limitasse il peso dei localismi (identificati soprattutto nel mondo delle fondazioni) per proiettare la banca in una dimensione nazionale, scrive oggi Mf: “E sebbene le figure dell’amministratore delegato Alessandro Vandelli e del presidente in pectore Pietro Ferrari  non siano state messe in discussione, per Unipol la governance sarebbe ancora migliorabile”.

LO SCENARIO INCERTO

La lista del cda può contare solo sul pacchetto di voti delle fondazioni (Banco di Sardegna , Carpi, Modena e Vignola), sul nucleo di industriali sia dell’Emilia Romagna che della Campania E sui dipendenti-soci. Blocco che difficilmente supererà il 15% del capitale, secondo analisti e osservatori. Per il resto l’azionariato è quello di una public company con una forte presenza dei fondi. “Trattandosi di un rinnovo integrale del board, i tre posti messi in palio per le minoranze fanno gola. Ecco perchè il voto di Unipol sarà più decisivo che mai per l’esito dell’assemblea”, fa notare Mf.

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