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Che cosa cambierà per Tim dopo la telefonata di Kkr. I report degli analisti

Tutti gli scenari dopo la mossa del fondo americano Kkr su Tim. Ecco i report di analisti e banche d’affari

 

Tim brilla a Piazza Affari dopo l’accelerazione del fine settimana durante il quale è arrivata sul tavolo del cda dell’ex Telecom Italia una proposta “amichevole” d’acquisto da parte di Kkr, il fondo infrastrutturale americano con il quale è già stata avviata una collaborazione in FiberCop, la società dell’ultimo miglio di rete dell’ex monopolista. Kkr ha messo in campo una proposta da 0,505 euro per azione, per quanto ancora in fase istruttoria.

IL GIUDIZIO DI HSBC SULLA PROPOSTA DI KKR PER TIM

Dopo la giornata di ieri e la riunione del board di Tim, Hsbc alza il suo giudizio e consiglia di comprare, aggiornando Tim a un rating ‘Buy’, dal precedente ‘Reduce’. Per gli analisti di Hscb, la mossa di Kkr ora richiede alle parti coinvolte di “mostrare le proprie carte”: l’approccio del fondo statunitense arriva dopo mesi di incertezza operativa e strategica che “ha colpito la performance di Telecom Italia (operativa, finanziaria) e come titolo)”.

IL COMMENTO DI UBS

Il percorso verso l’offerta formale “potrebbe non essere certo, né veloce, ma pensare che l’offerta sia articolata e credibile e dovrebbe innescare le reazioni delle parti interessate e delle controparti. Vivendi, la cui quota del 23,9% in Tim è stata costruita a un prezzo medio che stimiamo per essere sopra 1 euro per azione, potrebbe non essere trovare l’offerta attraente. E potrebbe dover decidere se supportare il piano di Kkr o di opporvisi; in quest’ultimo caso, Vivendi dovrà presentare un piano alternativo (ad esempio una diversa soluzione strategica o anche un controricorso)”. Per gli analisti di Ubs, è vero che “alcune condizioni devono essere soddisfatte e alcuni ostacoli superati”, ma comunque l’offerta di Kkr “sembra avere solide basi”. Inoltre, anche se non escludono “che alcuni partiti politici possono sottolineare opporsi alla transazione”, intravedono “un terreno comune tra Governo e Kkr sul fronte dell’accesso alla rete fissa”. Essendo il livello minimo di accettazione dell’accettazione dell’51%, la mossa di Kkr può “aver successo anche se i francesi non apportassero le loro azioni”, suggerisce Ubs.

IL REPORT DI JEFFERIES SU TIM E KKR

Gli esperti di Jefferies vedono da parte loro incoraggiante la risposta del Governo italiano, risposta che probabilmente “riflette i timori sulla capacità di Tim di sviluppo i Piani in ambito FTTP”. I potenziali ostacoli individuati dagli analisti sono legati alla competizione (l’influenza di Cdp su due reti fisse) ea Vivendi (visto il prezzo di carico a 1,07 euro, svalutato a 0, 83 euro). Jefferies inoltre segnala che se togliamo dall’EV di Tim, la valutazione di FiberCop e gli attuali valori di mercato di Tim Brasil e Inwit, “gli asset residui trattano a 5,9 volte il rapporto Ev/Fcf operativo. La media di settore invece si attesta a 13,4 euro”. Tuttavia, “fondamentale per qualsiasi re-rating di Tim e’ la quantità di debito che potrebbe essere caricato in caso di eventuale scorporo della rete fissa, e questo potrebbe essere rafforzato dall’inclusione degli asset di rete primari”.

CHE COSA FARA’ CDP?

Il ruolo di Cdp fondamentale per il tema della rete infrastrutturale e le potenziali mosse di Vivendi. Sono questi due nodi, secondo gli analisti di Banca Akros, da cui potrebbe dipendere la soluzione del rebus Tim dopo l’offerta del fondo Kkr. “Fino ad oggi tendevamo a credere che una offerta estera su Tim non avrebbe potuto ottenere le condizioni della Golden Power visto l’insieme di asset strategici coinvolti – scrivono gli analisti della banca d’investimento – E’ probabile che il coinvolgimento di un istituto di finanza pubblica come Cdp aiuterebbe a indirizzare la domanda della proprietà della rete con un potenziale carve-out completo”. Su Vivendi, Akros sottolinea che se, alla luce delle condizioni dell’offerta (Kkr punta al 51%), la posizione di Vivendi non e’ essenziale perché l’operazione vada in porto, tuttavia, una posizione contraria dei francesi alimenterebbe la speculazione su possibili controfferte. Akros ha un target price di 51 centesimi per azione a fronte di una media di target price dei broker (pre-offerta KKR) di 44 centesimi.

IL GIUDIZIO DI INTERMONTE

Una “offerta jumbo” da parte di KKR da considerare preliminare perché potrebbe anche aumentare sia per catturare ulteriori fattori potenziali di upside e di Noovle all’M&A in Brasile) sia per contrastare eventuali contro offerte. E’ questo il giudizio di Intermonte sulla proposta amichevole messa sul piatto dal fondo americano per il gruppo di telecomunicazioni. Gli analisti che firmano il report, Giorgio Tavolini e Andrea Randone, evidenziano che la soglia target posta da KKR, cioè il 51% di Tim, dovrebbe ridurre il rischio di fallimento dell’operazione visto che sarebbe alla portata anche in caso di una posizione contraria di Vivendi o di Cdp, che potrebbe anche restare azionisti. Ma “il diavolo e’ nei dettagli”, si sottolinea nel report, ed è quindi probabile che nelle conferenze quattro settimane salga la temperatura del dibattito politico su Tim. Una Tim privata sarebbe, secondo Intermonte, lo scenario favorevole per un break up della società – in due distinte compagnie focalizzate su servizi e su rete – e accelererebbe il progetto della rete unica.

ARRIVANO LE CONTROFFERTE SECONDO BESTINVER

Una volta che sarà chiara la posizione del Tesoro rispetto alla proposta di KKR e sulle condizioni per l’operazione “non sarebbe strano vedere offerte competitive da altri player, private equity o industriali”. Gli analisti di Bestinver non escludono quindi una serie di rilanci su Tim dopo la proposta preliminare di KKR anche alla luce del fatto che in Borsa i prezzi non riflettendo neanche lontanamente il valore della società. Per Bestinver e’ improbabile che il Governo italiano utilizzi i poteri di Golden Share per bloccare l’operazione di KKR visto che il fondo Usa è già partner di Tim nella rete secondaria di Fibercop.

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