Economia

Castelli di rabbia al Tesoro fra Tria, M5S e Lega

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Che cosa succede al ministero dell’Economia? Fatti, parole, ricostruzioni e indiscrezioni

Tensioni ai vertici politici del ministero dell’Economia. Ecco le ultime fibrillazioni.

CHE COSA HA DETTO TRIA AL CORRIERE DELLA SERA

“Non c’è nessun dubbio che danneggia il negoziato con la Commissione europea. Quel testo non era definitivo, era una bozza incompleta con varie opzioni aperte. Non era pensata per la pubblicazione, non sarebbe dovuta uscire”. Lo dice, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, sul caso della lettera di risposta a Bruxelles sui conti pubblici. Su chi possa aver passato il testo alla stampa, fa sapere: “Non ne ho idea, ma è un fatto molto grave. Posso dire che fin da ieri pomeriggio (venerdì per chi legge, ndr) abbiamo depositato una denuncia alla Procura della Repubblica e avviato un’indagine interna al ministero”.

I TAGLI DELLA DISCORDIA

Sul fatto che il M5S protesta perché quel testo avrebbe prospettato la riduzione della spesa sociale, Tria spiega che “naturalmente no”, non si voleva tagliare il welfare, “quella frase si riferisce al fatto che almeno per i primi due anni il tiraggio delle due misure chiave del governo, per il reddito di cittadinanza e probabilmente anche sulle pensioni anticipate a quota 100, sarà inferiore a quanto già messo in bilancio. Sapevamo dall’inizio che sarebbe stato così, le stime sui costi erano ampiamente prudenziali. Dunque in quell’area ci sono più risorse di quanto richiesto dalle domande presentate dai cittadini. Nessuno ha mai pensato a ridurre le prestazioni sociali”.

I RAPPORTI CON L’EUROPA

“Con Conte – precisa inoltre – abbiamo iniziato a discutere la risposta da mandare alla Commissione europea prima ancora che la lettera arrivasse ufficialmente. E ho un appoggio pieno e preventivo a portare avanti questo negoziato. Con il premier ci eravamo detti che io avrei contattato soprattutto la Lega sui contenuti della risposta da mandare a Bruxelles, mentre Conte doveva contattare i 5 Stelle”. “Non è che io sia più vicino alla Lega o a qualcuno altro – aggiunge – Questa era semplicemente l’intesa per portare avanti questo lavoro”.

LE TENSIONI FRA TRIA E CASTELLI

Infine un attacco diretto al suo vice del Movimento 5 Stelle, Laura Castelli: “Se Castelli aveva quel testo – sottolinea anche – non lo doveva avere. Quello era un documento riservato, una bozza di lavoro con i miei appunti annotati a mano in cui osservavo nei vari passaggi ‘questo sì’, ‘questo no’. La corretta linea istituzionale vuole che prima di tutto un testo consolidato vada al presidente del Consiglio e poi al resto del governo”.

CHE COSA C’E’ SCRITTO NEL DOCUMENTO INVIATO A BRUXELLES

Ma che cosa c’è scritto nel documento ufficiale allegato alla lettera di Tria inviata a Bruxelles? «Le richieste per reddito di cittadinanza e quota 100 sono finora significativamente più basse rispetto alle proiezioni alla base del bilancio 2019». Per questa ragione, e per l’andamento di entrate extra come per esempio il dividendo Bankitalia, sul deficit «il risultato 2019 sarà almeno dello 0,2% inferiore rispetto alle previsioni di primavera della commissione (2,5%)». Il governo, insomma, punta a scendere almeno al 2,3%; per arrivare a una conformità piena con il braccio preventivo del Patto di stabilità grazie a un deficit strutturale inferiore di un decimale al previsto.

I NUMERI DEL RAPPORTO DEL MEF

I riferimenti ai “risparmi” da reddito di cittadinanza e quota 100 – che venerdì hanno infiammato il dibattito nel governo – sono rintracciabili a pagina 18 del «Rapporto sui fattori rilevanti», ha sottolineato oggi il Sole 24 Ore. Cioè nel documento chiave, accompagnato dalla lettera firmata dal ministro dell’Economia Tria, che il governo ha inviato a Bruxelles per motivare gli scostamenti dagli obiettivi di debito e di conseguenza provare a evitare l’avvio della procedura d’infrazione. Nella stesse pagine si trovano anche l’evocazione della Flat Tax, cioè del fatto che nella risoluzione al Def la maggioranza ha «sollecitato il governo a «riformare la tassa sui redditi, con una riduzione nel numero di aliquote e una revisione di benefit e detrazioni». E, ovviamente, la conferma degli impegni 2020-21 su deficit e debito, collegati ora a un taglio generico delle “spese comprimibili” invece che di reddito e pensioni. Ma è inevitabile che siano queste due le prime voci sotto esame alla luce proprio delle domande «significativamente più basse» del 2019.

LA RICOSTRUZIONE SULLE ULTIME TENSIONI

Ma le tensioni fra Tria e i vice del Mef, vengono da lontano. Gli ultimi episodi salienti riguardano le deleghe non attribuite a Castelli e Massimo Garavaglia (Lega) sulla spending review, che pure erano stati indicati in una nota di Palazzo Chigi come commissari alla revisione della spesa pubblica.

DALLA SPENDING REVIEW AL CASO DEI COLLEGI SINDACALI

Altro caso rilevante, tra gli ultimi, è stato quello del mancato concerto informale sui nomi per il collegio sindacale della Cassa depositi e prestiti. “L’assemblea Cdp ha altresì nominato i nuovi membri del Collegio Sindacale, con scadenza alla data dell’assemblea che sarà convocata per l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2021. I sindaci effettivi sono: Carlo Corradini (Presidente), Franca Brusco, Giovanni Battista Lo Prejato, Mario Romano Negri ed Enrica Salvatore. I sindaci supplenti sono Francesco Mancini e Anna Maria Ustino”.

IL CASO CDP

Quando esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle e della Lega il 26 maggio hanno visto questi lanci di agenzie di stampa che riprendevano il comunicato stampa della Cassa depositi e prestiti (controllata dal Tesoro e partecipata dalle fondazioni bancarie) sull’assemblea degli azionisti che aveva approvato il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018 (con un utile netto d 2,54 miliardi di euro e un dividendo 1,55 miliardi di euro), sono sobbalzati. Sbigottiti – per usare un eufemismo, secondo indiscrezioni parlamentari raccolte da Start – sarebbero stati appunto i viceministri all’Economia Massimo Garavaglia (Lega) e Laura Castelli (M5S).

DOSSIER BUGNO

C’è anche chi ha individuato in Claudia Bugno, stretta collaboratrice di Tria al Mef in passato al centro di polemiche da parte di Di Maio e Salvini per vari dossier, una delle artefici delle nomine, in particolare per la presenza nel collegio di una persona a lei vicina.

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