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Cassa depositi e prestiti, che cosa si agita in Lega e Movimento 5 Stelle

Saipem

Fibrillazioni e tensioni all’interno dei due partiti di governo sulla complessa partita delle nomine. E in primis sul dossier di maggiore spessore istituzionale, politico e finanziario: il vertice della Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie.

Ieri, secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine, è sceso in campo direttamente Matteo Salvini sulla Cassa depositi e prestiti (Cdp).

In vista della presentazione delle liste da parte del ministero dell’Economia entro il 16 giugno (il 20 è in programma l’assemblea di Cdp per eleggere il nuovo consiglio di amministrazione), il leader della Lega e vicepremier ha indicato il nome di Massimo Sarmi, già ai vertici delle Poste, come amministratore delegato della Cassa.

Mentre per la presidenza di Cdp (indicazione che spetta alle fondazioni) si fa sempre più concreto il nome di Massimo Tononi, già in Goldman Sachs, ex sottosegretario all’Economia nel governo Prodi e poi presidente di Mps (uscì dopo rapporti burrascosi con Padoan), per il ruolo di amministratore delegato (espressione del Tesoro), Salvini ha fatto il nome di Sarmi.

In questo caso l’attuale direttore finanziario della Cassa, Fabrizio Palermo, apprezzato dal Movimento 5 Stelle dopo alcuni incontri avuti anche con il vicepremier Luigi Di Maio, potrebbe diventare direttore generale.

Una eventualità che resterebbe anche in uno schema meno politico come quello che vedrebbe come amministratore delegato di Cdp Dario Scannapieco, già al Tesoro con Mario Draghi dg ai tempi del governo Ciampi e attuale vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei).

Ma con un governo politico, come quello Conte composto da M5S e Lega, è il primo scenario con Tononi-Sarmi-Palermo che è ritenuto più probabile dagli addetti ai lavori.

Da segnalare le indiscrezioni governative che raccontano di una certa sorpresa per l’affondo di Salvini da parte di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e considerato l’uomo chiave della Lega sul dossier nomine nelle partecipate e controllate dallo Stato. Pur essendo considerato Sarmi una sorta di consigliere di Giorgetti e della Lega su queste partite, Giorgetti non sarebbe stato avvisato dell’affondo di Salvini.

Restano da valutare su Sarmi, peraltro, umori e malumori dei grillini. In ambienti pentastellati si ricorda che l’ex capo azienda di Poste è stato multato nel 2015 dalla Commissione di vigilanza sulle società quotate e la Borsa: Consob decise nei confronti di Poste Italiane una sanzione di 60.000 euro per la violazione delle norme che regolano i conflitti di interesse e la correttezza delle condotte e quelle relative alla materia della valutazione di adeguatezza degli investimenti.

Le multe decise dalla commissione riguardarono anche – aggiunse Reuters – l’ex ad Sarmi per 20.000 euro e altri dirigenti, mentre Poste Italiane risponde “in qualità di soggetto responsabile in solido”.

Inoltre anche tra i parlamentari pentastellati circola un pezzo del Fatto Quotidiano del marzo 2015 in cui menziona la relazione dei Corte dei Conti su Poste e in cui si legge che il gruppo postale ha versato all’ex amministratore delegato Massimo Sarmi una corposa buonuscita: quattro annualità di stipendio da direttore generale “a titolo di incentivo all’esodo per la consensuale risoluzione del rapporto di lavoro” e una annualità di compenso fisso e variabile da amministratore delegato, “per il mancato rinnovo del rapporto di amministrazione”.

Non sono gli unici subbugli che solcano il Movimento 5 Stelle. Ha infatti destato sorpresa e dissensi l’incursione dell’avvocato genovese Luca Lanzalone, presidente di Acea su indicazione dei vertici nazionali dei Pentastellati, che avrebbe espresso rilievi sulla candidatura di Flavio Valeri, numero uno di Deutsche Bank Italia, al posto dell’ad Fabio Gallia in Cdp. E non solo per le informazioni contenute in un urticante articolo di Giorgio Meletti del Fatto Quotidiano su Valeri, ma perché – è l’interpretazione che circola in settori del Movimento – Lanzalone forse stava facendo un pensiero a Cdp per sé.

 

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