Economia

Caso Germania Nord Lb, la Commissione europea favorisce le banche pubbliche? Fatti e ipocrisie

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Che cosa cela il salvataggio della banca tedesca Nord Lb controllata da soggetti pubblici in Germania

Il salvataggio pubblico di Nord Lb ha rivelato ipocrisie che da tempo si ripetono in Europa sui dissesti bancari, evidenziando possibili difformità tra Paesi nelle regole Ue sugli aiuti di Stato.

Non è una coincidenza che la vicenda, evidenziata ieri da MF-Milano Finanza, riguardi un gruppo tedesco: la Germania è stato il Paese che più di tutti ha sostenuto le ragioni del bail-in (per gli altri), ma anche quello che più di tutti l’ha evitato (per sé). Con i circa 4 miliardi versati per Nord Lb Berlino è caduta di nuovo in questa incoerenza. Ora la Commissione Ue, dopo esser stata intransigente sulle banche italiane, non potrà mostrare atteggiamenti di favore per la Germania. Né potrà rinviare tutto per anni, come fatto per l’altra tedesca Hsh Nordbank, avvantaggiata perché ha chiesto aiuti pubblici pochi giorni prima dell’improvviso cambiamento delle regole della Commissione Ue nell’estate 2013.

Nord Lb è un caso da manuale perché la banca è stata salvata nello stesso tempo dai due Länder azionisti (Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt) e da un fondo interbancario (quello delle Sparkassen, le casse di risparmio anch’esse pubbliche). Il salvataggio presenta quindi una possibile duplice violazione. Riguardo al primo punto, non è in discussione la natura pubblica del denaro impiegato. La Germania per scongiurare il bail-in dovrà ora dimostrare che l’investimento sia «a condizioni di mercato», come nel caso della portoghese Caixa Geral de Depositos (Cdg) salvata nel 2016 dagli azionisti pubblici. La normativa è ambigua e discutibile in generale.

Nel caso specifico di Nord Lb, rivendicare l’eccezione sarà ancora più arduo. Le autorità tedesche infatti prima di varare il piano pubblico hanno respinto una proposta privata, avanzata dai fondi Cerberus e Centerbridge. Come se non bastasse, il premier della Bassa Sassonia Stephan Weil ha definito l’operazione dei Länder «la migliore opzione possibile». Quindi, per ammissione delle autorità tedesche, il salvataggio pubblico non è avvenuto «a condizioni di mercato». Di conseguenza Nord Lb dovrebbe applicare il bail-in per azionisti e obbligazionisti subordinati (la banca ha emesso bond Additional Tier 1 e Tier 2 per 2,7 miliardi) e forse anche per creditori senior e depositanti oltre 100 mila euro. Inoltre l’Ue potrebbe richiedere l’addio al controllo pubblico nella banca.

L’arma del bail-in si rivolterebbe così per la prima volta contro la Germania, che finora non ha mai accettato di scatenare instabilità sul fronte nazionale e ha sempre preferito versare decine di miliardi nelle banche domestiche quando era consentito prima del 2013. Questa è l’unica ragione per cui gli istituti tedeschi non si sono ritrovati negli ultimi anni nel pantano delle regole sulle crisi bancarie: da una posizione di sicurezza, la Bundesbank e le autorità tedesche hanno avuto gioco facile nel richiamare gli altri Paesi, in primis l’Italia, all’applicazione stringente delle norme.

Ora però sul settore tedesco sono tornate le difficoltà, nonostante gli aiuti statali e un’economia forte. E quindi la priorità di Berlino è diventata trovare una scappatoia al bail-in. Il settore bancario in Germania ha mostrato di avere un grande vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi, non legato però all’attività degli istituti: si tratta della presenza di uno Stato con finanze pubbliche solide, tali da proteggere (esplicitamente o implicitamente) le banche nazionali.

Se arrivasse il via libera Ue per Nord Lb, la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager creerebbe un doppio regime, del tutto paradossale per chi si occupa di aiuti di Stato: le banche private sarebbero soggette a vincoli stringenti e all’applicazione del bail-in; quelle pubbliche (la stragrande maggioranza in Germania) avrebbero invece piena libertà di manovra.

Anche la seconda parte del salvataggio, quella ad opera del fondo interbancario, solleva perplessità. Il fondo delle Sparkassen è riconosciuto come schema di tutela dei depositi ma è volontario, quindi in teoria può agire senza incorrere nelle regole Ue. Tuttavia è composto da banche sotto l’egida pubblica.

Anche in questo caso Bruxelles rischia un’incongruenza: il denaro delle banche private nei fondi obbligatori è considerato aiuto di Stato, mentre non lo sarebbe quello delle banche pubbliche nei fondi volontari. C’è forse un lato positivo nella vicenda. Quando i problemi arrivano alla Germania, spesso in Europa si inizia a pensare a come risolverli: Nord Lb potrebbe essere l’occasione per correggere il bail-in e per tornare a consentire ai fondi interbancari di operare nelle crisi bancarie, evitando distruzione di valore, paura tra i risparmiatori e instabilità finanziaria.

Per molti motivi il caso Nord Lb merita grande attenzione da parte gli esponenti Cinque Stelle e Lega in Italia e in Europa, se l’obiettivo è quello di difendere i risparmiatori. In passato il Parlamento tedesco ha fatto interrogazioni alla Bce e alla Ue sulle banche italiane e sui loro titoli di Stato. Simili iniziative potrebbero ora essere valutate anche da Roma. I partiti di governo dovranno poi seguire da vicino dopo le elezioni europee la revisione delle direttive Ue su bail-in e fondi di tutela dei depositi.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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