Economia

Caro governo, attenzione al nuovo pacco in arrivo dall’Europa contro l’Italia. Il commento di Sommella (Milano Finanza)

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“Dal pacchetto al pacco il passo è breve se non ci saranno correzioni di rotta”. E’ quanto scrive oggi il condirettore di Mf/Milano Finanza, Roberto Sommella, sulle ultime mosse dell’Eurogruppo in tema si Mes, Unione bancaria e Cac

 

“Dal pacchetto al pacco il passo pare breve se non ci saranno correzioni di rotta”

E’ quanto scrive oggi in un approfondimento-commento su Mf/Milano Finanza il condirettore Roberto Sommella.

E’ la prima presa di posizione di un giornale cartaceo in Italia dopo quanto sottolineato lo scorso 31 gennaio da Start Magazine in un articolo dell’analista Giuseppe Liturri.

Sommella ricorda che in una lettera scritta lo scorso 30 gennaio, il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha informato il Consiglio Ue e tutti i premier che i lavori sul nuovo Esm, (Meccanismo europeo di stabilità) si concluderanno «entro marzo» e che, solo sulla questione tecnica dei meccanismi di ponderazione delle clausole collettive (le Cacs single limb, su cui il governo Conte aveva preannunciato delle proposte di modifica) cambierà qualcosa, mentre per il resto sostanzialmente nulla verrà modificato.

“Si tratta di una bella doccia ghiacciata. Ed esattamente l’opposto di quanto avevano chiesto, giustamente, sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ai colleghi europei negli ultimi febbrili vertici prima di Natale”, è il commento di Mf/Milano Finanza.

Il presidente dell’Eurogruppo nella missiva ha spiegato che proprio la discussione sull’Unione Bancaria e sulla ponderazione dei rischi arriverà in un secondo momento, e si cercherà un risultato entro il 2024, “con tanti saluti all’accordo che Roma aveva faticosamente raggiunto a fine dicembre con la sua maggioranza per varare il Salva-Stati in una «logica di pacchetto»”, critica il condirettore del giornale edito dal gruppo Class Editori.

Centeno nella missiva ha ricordato che nella riunione dello scorso 20 gennaio dell’Eurogruppo hanno partecipato per la Commissione il vicepresidente Valdis Dombrovskis e il commissario Gentiloni, per la Bce la presidente Christine Lagarde e Fabio Panetta e per l’Esm il managing director Klaus Regling. In sostanza il Mes è approvato e intoccabile, mentre sono possibili in sostanza lievi modifiche su alcuni dettagli «relativi allo status legale dello statuto delle Clausole di Azione Collettiva (CACs)».

Commenta e auspica Sommella su Mf/Milano Finanza: “Se il governo italiano non chiederà una riunione intermedia a febbraio, per ottemperare alla risoluzione approvata in Parlamento dopo la campagna contro l’accordo di Matteo Salvini, che chiedeva all’esecutivo di trattare su Esm-Unione Bancaria e ponderazione dei rischi dei titoli di stato in un unico «pacchetto», nella riunione del prossimo marzo si arriverà all’intesa finale, sulla base di quella già raggiunto a dicembre. A questo punto, più che l’opposizione, dovrebbe essere la stessa maggioranza a chiedere lumi su un accordo sparito, che rischia di diventare pericoloso per l’Italia, troppo appesantita dal suo grande debito pubblico ed esposta ai criteri di ponderazione dei rischi dei bond sovrani che vorrebbe imporre la Germania togliendo il risk free a Bot e Btp”. (qui si può leggere l’articolo integrale di Sommella su Mf/Milano Finanza)

Di seguito un estratto dell’articolo di Liturri pubblicato su Start Magazine il 31 gennaio:

Subito dopo la riunione dello scorso 20 gennaio, il comunicato stampa del presidente Centeno ribadiva che sulla riforma del Mes, l’accordo in linea di massima è stato già raggiunto e gli aspetti sostanziali non sono più in discussione. Si tratta di solo di sistemare gli ultimi aspetti di natura legale, prima di far partire la procedura di firma.

Riguardo il completamento dell’Unione Bancaria, con in prima fila la garanzia comune sui depositi (EDIS), Centeno riferiva dell’invito ricevuto dai capi di governo nel continuare il lavoro avviato nei mesi precedenti e parlava di “package approach” in modo da realizzare avanzamenti in parallelo su tutte le aree tematiche in discussione. Che sono le seguenti 4, come poi abbiamo capito con la lettera pubblicata solo ieri:

1) Completamento dei fondi nazionali di garanzia dei depositi e graduale costituzione di un fondo comune di garanzia dei depositi.

2) Incentivare le banche a ridurre il rischio di concentrazione dei titoli governativi, attraverso la graduale introduzione della contribuzione al fondo in base al livello di rischio che tenga conto anche del livello di concentrazione di questi titoli. Graduale introduzione di un costo per l’eccessiva concentrazione di debito sovrano.

3) Gestione delle crisi bancarie: miglioramento degli strumenti esistenti ed introduzione di nuovi.

4) Potenziare l’integrazione transfrontaliera delle banche.

E già questo potrebbe bastare per affermare che, nonostante tutti proclami di Conte, sul Mes c’è rimasto poco o nulla da discutere e che non viaggia all’interno di nessun pacchetto. Quello è, prendere o lasciare, quando sarà il momento della ratifica da parte del Parlamento.

Invece la logica di pacchetto continua ad esistere per le quattro aree tematiche del rafforzamento dell’Unione Bancaria, tra le quali il tema della concentrazione dei titoli governativi, così com’è stato abbozzato finora dal Gruppo di Lavoro dell’Eurogruppo, costituisce un evidente pericolo per le nostre banche.

Ove mai non fossero state sufficienti quelle parole per smentire quanto ripetutamente affermato a Roma nelle ultime settimane, il 30 gennaio Centeno ha pensato bene di scrivere una bella lettera ai suoi colleghi in cui formalizza tutti gli argomenti discussi e fissa i successivi obiettivi.

E quella che avrebbe dovuto essere una semplice riesposizione dei temi già comunicati 10 giorni prima al termine della riunione, aggiunge invece dettagli decisivi per capire lo stato di avanzamento di questo importante passaggio della vita dell’Unione Europea.

Infatti, riguardo al Mes, Centeno non parla più di “prossimi mesi” e specifica che, una volta definiti alcuni dettagli relativi allo status legale dello statuto delle Clausole di Azione Collettiva (CAC), a marzo si raggiungerà un accordo politico finale, in linea con l’accordo in linea di massima già raggiunto a dicembre. Un modo preciso per ricordare ai colleghi che a marzo si chiude.

Ma dove Centeno dice molto di più rispetto alle laconiche due righe di 10 giorni fa è sul tema del rafforzamento dell’Unione Bancaria. Qui fa un’esplicito riferimento ad una lettera del Presidente del Gruppo di Lavoro di Alto Livello presso l’Eurogruppo datata 3 dicembre, in cui è delineato in dettaglio tutto il passato, presente e futuro di questo progetto, riassunto nelle quattro aree tematiche sopra esposte. Ribadisce l’importanza di un approccio di pacchetto, in modo da conseguire avanzamenti in parallelo in tutte le 4 aree ed aggiunge l’impegno a completare tutto il lavoro sull’Unione Bancaria entro la fine dell’attuale ciclo istituzionale, cioè entro il 2024. Il 20 gennaio non aveva specificato questa scadenza.

L’ennesima conferma, ove mai ce ne fosse bisogno, di due aspetti:

  1. La scarsa trasparenza di questo organo istituzionale, che rende noto solo il 30 gennaio quanto deciso il 20 ed aggiunge dettagli non irrilevanti rispetto all’iniziale comunicato stampa.
  2. La totale contraddizione con quanto affermato dal Governo italiano, circa la possibilità di dire ancora qualcosa sul Mes e l’esistenza di un pacchetto con l’Unione Bancaria..

Niente di tutto questo: il Mes si chiude a marzo definendo solo aspetti secondari e, per il rafforzamento dell’Unione Bancaria, su cui ci giochiamo la sopravvivenza delle nostre banche, il cantiere è aperto e ci sarà tempo fino al 2024. Le due cose viaggiano con tempi diversi. Il mandato parlamentare del giugno 2019 sembra essere stato del tutto disatteso dai mandatari del Governo.

Ma avendo già approvato il Mes, quale potrà essere mai essere il nostro potere contrattuale nella trattativa sull’Unione Bancaria? Si prefigura l’ennesima scelta prendere o lasciare ma, soprattutto, l’ennesima situazione in cui Roma si dice una cosa, a Bruxelles se ne fa un’altra ed il Parlamento fa tappezzeria.

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