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Che cosa celano le parole di De Benedetti sulla guerra

Carlo De Benedetti

C’è un’articolata rete di imprenditori fra Germania e Italia, ramificata a cavallo tra industria e finanza, che vuole difendere un modello che è stata la gallina dalle uova d’oro degli ultimi 20 anni. Materie prime a basso costo, bassa inflazione, compressione dei salari e liquidità abbondante garantita dalle banche centrali. Il commento di Giuseppe Liturri

 

Grande scalpore hanno suscitato le risposte che Aldo Cazzullo ha ricevuto da Carlo De Benedetti in un’intervista che probabilmente segna una sorta di “rompete le righe” nel fronte compatto dei duri e puri sostenitori della guerra che gli Usa stanno conducendo contro Putin, per interposta Ucraina e Ue.

Poche chiacchiere. De Benedetti si è fatto semplicemente portavoce del mondo dell’industria e degli affari che teme di vedere andare in frantumi un modello economico fondato sul basso costo delle fonti energetiche (petrolio e gas russo in testa) e sulla massima apertura del commercio internazionale. In una parola il modello mercantilista di cui Berlino è la maggiore espressione mondiale, e che l’Italia sta cercando di imitare almeno a partire dalla crisi del 2011-2012, al prezzo di una dolorosa compressione di costi e salari, unica via per conseguire guadagni di competitività.

Impressionante il crescendo dell’Ingegnere. Quasi liberatorio. Ad un incredulo Cazzullo che puntualizza per due volte che “è stato Putin a cominciare la guerra”, risponde che in sostanza non gli importa nulla. Ciò che conta è che “gli interessi degli USA e del Regno Unito da una parte, e dell’Europa e in particolare dell’Italia dall’altra, divergono assolutamente. Se Biden vuole fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, è affar suo. Noi non possiamo e non dobbiamo seguirlo”.

Immaginiamo lo sconcerto di Cazzullo, quando si è sentito dire che “ma davvero pensiamo di poter esportare la democrazia con le armi? Gli americani ci hanno già provato. Si sono inventati le armi di distruzione di massa per giustificare la guerra in Iraq. Ebbene: non funziona”. Anni di fumosa retorica tagliati con l’accetta in una tranquilla domenica di inizio maggio.

Il compromesso secondo l’Ingegnere è quello che passa dalla perdita da parte dell’Ucraina dei territori russofili e russofoni, e la si pianti là con questa guerra. E, su chi ha paura che Putin possa aver mire espansionistiche per ricostituire l’impero sovietico, De Benedetti dipinge l’esercito russo alla stregua di un’armata brancaleone incapace di organizzarsi decentemente, figurarsi avere ulteriori mire espansionistiche.

Fino alla “confessio regina probationis”: di fronte all’ennesima richiesta di opporsi a Putin, da parte di Cazzullo, De Benedetti ripete il concetto: “Se l’America vuol fare la guerra a Putin, la faccia; ma non è l’interesse dell’Europa. Non è una mia opinione personale; è quello che pensano in Germania”. Se avesse voluto trovare un modo più chiaro per identificare gli interessi che sta difendendo, non sarebbe stato possibile.

È davvero tutto qua. Esiste una complessa ed articolata rete di imprenditori, ramificata a cavallo tra industria e finanza, che vuole difendere un modello che è stata la gallina dalle uova d’oro degli ultimi 20 anni. Materie prime a basso costo, bassa inflazione, compressione dei salari e liquidità abbondante garantita dalle banche centrali quando il sistema stava per entrare in crisi. Non a caso, è proprio la Germania a manifestare le maggiori perplessità verso le scelte del fronte atlantista in guerra contro Putin.

“Follow the money”, fu la frase con cui nel film “Tutti gli uomini del Presidente” si invitava a seguire la traccia lasciata dal denaro per risalire alle prove della corruzione.

Allo stesso modo, è sempre e solo una questione di interesse ed oggi il blocco tedesco vede i propri affari pesantemente minacciati, con De Benedetti che si incarica dell’ingrato compito di svelare la cruda verità.

Per i valori ed i diritti, si prega di ripassare o basta rivolgersi ai tanti turisti della geopolitica che quotidianamente si impalcano nei talk show televisivi.

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