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Btp e spread, ecco perché l’Italia starà benone

Btp: decisione S&P un non evento, ma l’upgrade del rating non è più un’ipotesi. L'analisi di Daniele Bivona, Portfolio Manager, AcomeA Performance e AcomeA Global Bond, AcomeA SGR.

Gli spread dei governativi dell’area euro (EGB) hanno continuato a comprimersi nonostante un punto di partenza già tirato e un calendario di emissioni fin qui intenso; in questo contesto, anche lo spread BTP-Bund si è portato in area 60 punti base, sui livelli più compressi dal 2008. Il movimento è chiaramente guidato dai flussi – in un contesto di volatilità dei tassi in calo e di forte risk sentiment globale – e non il risultato di un miglioramento strutturale del profilo creditizio del Paese, anche se la riduzione cumulata delle vulnerabilità del settore bancario e il miglioramento del settore estero hanno reso l’economia più resiliente.

In particolar modo, il proseguimento del consolidamento fiscale dovrebbe continuare a favorire la stabilizzazione del rapporto debito pubblico/Pil nel medio termine in un contesto dove la stabilità politica appare maggiore rispetto al passato e, a differenza di altri Paesi dell’area euro, al momento non sembra esserci un vero partito populista anti-establishment in posizione di competere per andare al governo. Le aste recenti sono state tecnicamente solide, ma il vero cambio di regime si è manifestato a inizio gennaio con l’emissione via sindacato di una doppia tranche che ha attirato circa 190 miliardi di euro di ordini, evidenziando la forza della domanda istituzionale in un contesto di riallocazione dei flussi europei lontano dai titoli core. In questo quadro, la revisione del rating di S&P prevista per venerdì è destinata con tutta probabilità a rivelarsi un non-evento, con eventuali decisioni che dovrebbero limitarsi ad allinearsi alle valutazioni già espresse da Moody’s e Fitch.

Il mercato dei BTP resta ordinato nel breve termine, sostenuto da una domanda domestica stabile e da un riposizionamento dei flussi di portafoglio di natura straordinaria, ma con uno spazio di ulteriore compressione sempre più limitato. Uno spread BTP-Bund intorno ai 60 punti base è difficilmente giustificabile dai fondamentali e non appare sostenibile sulla base del solo merito creditizio. In particolare, una crescita italiana strutturalmente debole, su cui pesa anche la fine di NextGenerationEU, implica un margine molto più limitato per ridurre nel tempo il rapporto debito/Pil, rendendo lo spread più vulnerabile a shock di volatilità o a un peggioramento del risk sentiment.

Tuttavia, in un contesto in cui la price action è dominata dai flussi, il riequilibrio in corso nei portafogli dei grandi investitori istituzionali, combinato con una dinamica dell’offerta favorevole – con un’emissione netta italiana attesa circa 30 miliardi più bassa rispetto al 2025; specularmente, un’emissione netta tedesca attesa circa 30 miliardi più alta – e con il proseguimento del consolidamento fiscale, rendono tecnicamente raggiungibile un’ulteriore compressione dello spread verso area 50 punti base.

In tale scenario, ulteriori upgrade e una convergenza del merito creditizio dell’Italia verso il segmento single-A, in linea con la Francia, non rappresenterebbero più un’ipotesi marginale, ma un’evoluzione coerente con la nuova configurazione relativa del debito sovrano dell’area euro che fino a non molto tempo fa sarebbe stata impensabile.

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