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Brunetta renderà impossibile il lavoro da remoto per i dipendenti statali?

Draghi Franco Brunetta

Che cosa contengono le linee guida del ministero della Pubblica amministrazione sul lavoro da remoto. Le parole del ministro Brunetta. Le posizioni dei sindacati. E gli interrogativi sulla reale applicabilità di alcune misure.

L’amministrazione pubblica che vuole fare smart working deve garantire “l’invarianza dei servizi resi all’utenza” ma anche “un’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza”. Lo si legge nelle linee guida presentate ieri dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai sindacati. Inoltre, non si può quindi fare lavoro agile cinque giorni a settimana ma lo si deve alternare con il lavoro in ufficio.

La novità principale in discussione – sottolinea il Sole 24 Ore – “è soprattutto la richiesta che le amministrazioni garantiscano strumentazione e connessione ((in termini di sicurezza, non di bolletta mensile) ai lavoratori in Smart Working”. “Al lavoratore dovrà essere fornita tutta la strumentazione tecnologica necessaria per lavorare fuori sede e non dovrà utilizzare utenze e cellulari personali, ma gli verrà fornita un’apposita applicazione per lavorare da remoto”, ha sintetizzato il Corriere della Sera. Una spesa e una mole di lavoro per il datore di lavoro pubblico davvero notevoli: per questo tra alcuni dirigenti statali si mormora che questo è un modo indiretto da rendere arduo il ricorso al lavoro da remoto nella Pubblica amministrazione; si vedrà.

Ecco tutti i dettagli anche sulla base di una scheda elaborata dall’Ansa.

NO ALLA LINEA INTERNET DI CASA

Nell’attività di smart working il dipendente pubblico non potrà usare la propria rete internet domestica per servizio. E’ un altro aspetto che emerge dalle linee guida sul lavoro agile presentate ieri ai sindacati dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. ” Si deve fornire il lavoratore – si legge – di idonea dotazione tecnologica. Per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro”.

LAVORO DA REMOTO, COME FARE

Quindi deve essere assicurata “l’adozione di appositi strumenti tecnologici idonei a garantire l’assoluta riservatezza dei dati e delle informazioni trattati durante lo svolgimento del lavoro agile” . “In nessun caso – si legge – può essere utilizzato un’utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizio”.

FASCIA DI DISCONESSIONE DI 11 ORE

Anche il lavoratore pubblico in smart working avrà diritto ad un periodo di riposo consecutivo giornaliero non inferiore a 11 ore per il recupero delle energie psicofisiche così come prevede il contratto per il lavoro in presenza, chiariscono le linee guida presentate oggi dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta sulla fascia di inoperabilità o disconnessione. Il documento ricorda che la prestazione lavorativa in modalità agile è svolta senza un vincolo di orario nell’ambito delle ore massime di lavoro giornaliere e settimanali stabilite dai CCNL.

I DIRITTI DEL LAVORATORE

Il lavoratore può richiedere, ove ne ricorrano i relativi presupposti, la fruizione dei permessi orari previsti dai contratti collettivi o dalle norme di legge quali i permessi per particolari motivi personali o familiari, i permessi sindacali e quelli della legge 104. Nelle giornate in cui si fa smart working – si chiarisce “non è possibile effettuare lavoro straordinario, trasferte, lavoro disagiato, lavoro svolto in condizioni di rischio”.

COSA SUCCEDE IN CASO DI DIFFICOLTA’

In caso di problematiche di natura tecnica e/o informatica, e comunque in ogni caso di cattivo funzionamento dei sistemi informatici, qualora lo svolgimento dell’attività lavorativa a distanza sia impedito o sensibilmente rallentato, il dipendente è tenuto a darne tempestiva informazione al proprio dirigente. Se queste problematiche dovessero rendere temporaneamente impossibile o non sicura la prestazione lavorativa l’amministrazione può richiamare il dipendente a lavorare in presenza. Per sopravvenute esigenze di servizio il dipendente in lavoro agile può essere richiamato in sede almeno il giorno prima. Il rientro in servizio non comporta il diritto al recupero delle giornate di lavoro agile non fruite.

LE PAROLE DEL MINISTRO BRUNETTA

Le linee guida però «anticiperanno i contratti»: «Il confronto con i sindacati – ha rimarcato ieri il ministro Brunetta – si è reso necessario perché nelle more della definizione dei rinnovi e dunque della regolazione del lavoro agile, pensiamo sia utile per le 32mila amministrazioni italiane poter contare su linee guida che anticipino ciò che sarà previsto nei contratti». L’obiettivo, sottolinea il ministro è quello di avere, «da fine gennaio strutturato, normato, contrattualizzato e organizzato fuori dall’emergenza il lavoro agile, che dovrà rientrare a pieno titolo in uno dei modi di organizzazione del lavoro nella Pubblica amministrazione».

LA SINTESI DEL QUOTIDIANO CORRIERE DELLA SERA

Sì allo smart working negli uffici pubblici ma con molti paletti, sintetizza il Corriere della Sera: “Dopo il decreto Rientro del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta che ha fissato dal 15 ottobre (in contemporanea con l’obbligo di green pass) il ritorno in ufficio come modalità prevalente di lavoro per i dipendenti pubblici, arrivano le linee guida per il lavoro agile dei 3 milioni e 200mila lavoratori sparsi nelle 32mila amministrazioni pubbliche d’Italia. Ieri il ministro le ha presentate ai sindacati. Sono un primo passo, una sorta di schema generale, in attesa di arrivare alla definizione dello smart working nell’impiego pubblico nell’ambito della discussione in corso sul nuovo contratto nazionale”.

COSA DICONO I SINDACATI

Il ministro Brunetta ha dato appuntamento ai sindacati tra due settimane per suggerimenti e modifiche. I sindacati si dicono soddisfatti pur non nascondendo qualche dubbio. Invocano una maggiore contrattazione sull’argomento sottolineando la necessità di un accordo condiviso, affinché le linee guida non si sostituiscano a quello che poi verrà deciso nell’ambito del contratto nazionale. Ignazio Ganga della Cisl poi auspica linee guida «più articolate e circostanziate», mentre Pierpaolo Bombardieri (Uil) sottolinea l’importanza «di un sistema di verifica della gestione degli obiettivi da parte del gruppo dirigente». Il prossimo martedì intanto ci sarà il prossimo incontro all’Aran sul contratto.

Diversi sindacati – sottolinea il quotidiano Repubblica – ritengono che il ministro abbia «scavalcato la contrattazione collettiva»,come osserva il segretario generale della Confsal Raffaele Margiotta: «Rileviamo una forte regolamentazionein un documento che dovrebbe contenere solo principi generali». Critica condivisa anche da altri sindacati, dalla Codirp alla Cisal alla Flp-Cse, che osservano anche come alcune norme, a cominciare da quella sull’obbligo dell’uso di dispositivi e linee di collegamento forniti dallaPa, rendano impossibile nell’immediato il lavoro agile, e quindi obblighino tutti a tornare subito in ufficio«in una fase in cui, purtroppo, l’emergenza pandemica è ancora presente». Anche la Cgil, con la segretaria confederale Tania Scacchetti, chiede di «avviare un confronto»,per «evitare un rientro di massa non governato». Il divieto di uso di computer personali, obietta poi Rino DiMeglio (Gilda), costituisce un ostacolo insormontabile alla Dad: «È fantasia pura pensare che ogni insegnante possa essere dotato di un computer da parte della scuola».In effetti è probabile che una nuova stesura delle linee guida, che terrà conto delle osservazioni che i sindacati presenteranno nei prossimi15 giorni e discuteranno poi con il ministro, escluda esplicitamente la Dad, e venga meglio precisato il divieto di usare utenze domestiche o propri dispositivi: si riferisce alla «indispensabile sicurezza nell’accesso e nelle comunicazioni», spiegano fonti della Funzione Pubblica.

LA QUESTIONE DELLE 11 DI LAVORO

Anche le 11 ore di disconnessione hanno sollevato dubbi: troppo poche, ci sarebbe il tempo solo di cenare e dormire. Del documento però vengono anche riconosciuti gli aspetti positivi: il leader della Uil Pier Paolo Bombardieri apprezza «il superamento della logica delle mere percentuali»di smart working. E per il resto, suggerisce il segretario confederale Cisl Ignazio Ganga, in questi 15 giorni le federazioni daranno un contributo per «addivenire a linee guida condivise e meglio articolate rispetto a quelle presentate».

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