Economia

Botta e risposta (a colpi di numeri) fra Accademia della Crusca e ministero dell’Economia

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Che cosa si sono detti e scritti l’Accademia della Crusca e il ministero dell’Economia secondo la Corte dei Conti. Tutti i dettagli

 

Ci pensa la Corte dei Conti a fare chiarezza nel carteggio tra via XX Settembre e Accademia della Crusca sul rendiconto finanziario al 31 dicembre 2017. E già che c’era la magistratura contabile, nel controllo della gestione finanziaria per gli anni 2015, 2016 e 2017, ha pure dato qualche consiglio all’Accademia che è un ente pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del ministero dei Beni e delle attività culturali e incluso nell’elenco Istat delle amministrazioni inserite nel conto economico consolidato.

QUALCHE CIFRA SULL’ACCADEMIA

Attualmente l’Accademia ha sei dipendenti che in ciascuno dei tre anni presi in considerazione sono costati oltre 220mila euro. I professori che compongono il Collegio accademico e il Consiglio direttivo invece non percepiscono compensi, soltanto dei rimborsi spese, mentre un’indennità di carica viene data al presidente e ai componenti del Collegio dei revisori dei conti. I costi per queste voci sono aumentati in tutti e tre gli anni tra 2015 e 2017.

IL RENDICONTO DEGLI ANNI 2015-2016-2017

Nel suo controllo la Corte dei Conti evidenzia che nel 2015, rispetto al 2014, il rendiconto presenta una riduzione dell’avanzo di competenza (9.700 euro) del 47,21 per cento (era pari a 18.376 euro nel 2014) a causa dell’aumento delle spese del 5,57 per cento, maggiore di quello delle entrate (4,76 per cento). Al consistente incremento registrato nel 2016, con l’avanzo di 181.353 euro, è seguita, nel 2017, la riduzione del saldo del 96,53 per cento, che si è attestato a 5.948 euro. Si tratta di una cifra – nota la magistratura contabile -, da mettere in correlazione con il calo delle entrate del 17,67 per cento, più rilevante rispetto al decremento delle spese del 10,51 per cento. I contributi pubblici hanno rappresentato, nel 2015, l’86,01 per cento delle entrate finali, costituite esclusivamente da entrate correnti, e l’incidenza aumenta nel 2017 al 90,46 per cento; l’incidenza sulle spese finali, dell’86,68 per cento nel 2015, si è mantenuta su livelli elevatissimi negli esercizi successivi (92,20 per cento nel 2016 e 90,76 per cento 2017).

SI tratta di numeri che portano la Corte a raccomandare all’Accademia della Crusca a “implementare le attività dirette alla realizzazione di entrate proprie, al fine di ridimensionare gli effetti della riduzione delle contribuzioni (del 19,21 per cento nel 2017 rispetto al precedente esercizio) sulle risorse complessive”.

IL PROBLEMA DELLA RIDETERMINAZIONE DEI RESIDUI ATTIVI E PASSIVI

Un capitolo a parte rappresenta la rideterminazione dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2017, deliberata il 16 aprile 2018 dal Consiglio direttivo dell’Accademia. Questa rideterminazione – segnala la Corte dei Conti – ha comportato l’eliminazione dei residui attivi per un totale di euro 193.450 e di quelli passivi per un totale di euro 208.404. L’eliminazione ha riguardato soprattutto accertamenti e impegni relativi a progetti non finanziati, in tutto o in parte, o non realizzati.

La magistratura contabile però, “pur preso atto delle iniziative intraprese in ordine alla cancellazione dei residui”, invita l’Accademia a “perseguire l’obiettivo di una più efficace gestione degli stessi, verificando costantemente la sussistenza dei presupposti per la permanenza in bilancio, visti l’arco temporale cui essi si riferiscono e gli elevati importi, anche monitorando in modo puntuale e sistematico lo stato di attuazione dei progetti”. Si registra poi l’intervento del ministero dell’Economia e delle Finanze che, nella nota del 24 dicembre scorso, in merito allo stato patrimoniale, ha rilevato “la non corrispondenza dei valori dei crediti e debiti indicati rispetto a quelli risultanti come residui nel rendiconto finanziario al termine dell’esercizio”.

LE CRITICHE DELLA CORTE DEI CONTI

Anche in questo caso dunque interviene la Corte secondo cui “l’ente è tenuto a esplicitare le motivazioni di ogni scostamento o anomalia dei dati iscritti nei conti nella nota integrativa, al momento molto sintetica, che deve fornire informazioni dettagliate circa l’andamento della gestione dell’ente in tutti i settori operativi”. E non è bastata neppure la nota di chiarimenti che l’Accademia della Crusca ha inviato al Mibac e al Mef il 19 marzo: in essa evidenziava come questa discrasia fosse collegata soprattutto “all’avvenuto impegno nell’esercizio finanziario 2016 di somme per la realizzazione di progetti pluriennali, alle quali non corrispondono debiti certi alla fine dell’esercizio”.

L’importo di oltre 406 mila euro impegnato per “realizzazione vari progetti” però, chiarisce la Corte dei Conti, “risulta portato interamente a residuo nell’esercizio 2017” e comunque invita l’Accademia “a tener conto del criterio di imputazione agli esercizi finanziari delle sole obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive (accertamenti e impegni) e del principio di prudenza, per il quale le componenti non effettivamente realizzate non devono essere contabilizzate”.

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