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Biofarma: business e pegni dell’azienda italiana comprata dai francesi di Ardian

Ardian

Il fondo di private equity francese Ardian controllerà Biofarma, il gruppo friulano dove hanno un peso rilevante le banche fra pegni, mutui e derivati. L’articolo di Emanuela Rossi

 

 

C’è spazio per il fondo di private equity francese Ardian in Biofarma, il gruppo friulano leader in Italia e fra i primi in Europa per la produzione e il confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici per conto terzi. L’operazione, di cui ha dato notizia l’agenzia Reuters prima della comunicazione ufficiale, porterà 1,1 miliardi di euro tramite il fondo White Bridge Investments nelle casse della società presieduta da Germano Scarpa che nel 1987 fondò il primo nucleo di Biofarma dopo anni di lavoro come informatore medico scientifico.

CHI E’, COSA FA E QUALCHE NUMERO DI BIOFARMA GROUP

La sede principale di Biofarma è a Mereto di Tomba, in provincia di Udine, ma altri siti produttivi sono distribuiti tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia (oltre a Mereto, a Gallarate, a Cusano Milanino e a San Pietro Viminaro). Dal sito del gruppo si viene a sapere che Biofarma può contare su 800 collaboratori, 500 clienti e 2.000 prodotti e che vanta 170 linee di produzione e confezionamento, 100mila metri quadrati dedicati alla logistica, 3 laboratori R&D. Biofarma è attivo in 4 settori: integratori alimentari (in cui produce ogni anno 847 milioni di capsule, 1,71 miliardi di compresse, 342 milioni di bustine, 61 milioni di blister), farmaci con probiotici e dispositivi medici – per diverse aree terapeutiche fra cui sistema immunitario, benessere mentale, vitamine e minerali – e cosmetici (in cui ha 38 linee di confezionamento).

A febbraio 2020 Biofarma ha acquisito Nutrilinea e ad oggi quasi il 50% del fatturato è sviluppato su mercati internazionali, beneficiando della partnership con vari clienti globali. Solo un mese fa inoltre ha annunciato l’acquisizione del ramo d’azienda di Giellepi SpA consolidando così la sua presenza sul mercato internazionale con nutraceutici e dispositivi medici ready to market completi di studi clinici, in licenza per importanti multinazionali. A fine 2021 il fatturato è stato visto in crescita del 14% per il secondo anno consecutivo nonostante la crisi post pandemica.

Per quanto riguarda i numeri, l’ultimo bilancio parla di un utile al 31 dicembre 2020 pari a oltre 4,1 milioni, in calo dai 7,7 di un anno prima, e di oltre 90 milioni di ricavi a fronte dei 77,6 del dicembre 2019. Alla stessa data i debiti verso le banche ammontavano a 47,8 milioni e quelli verso i fornitori a 15 milioni per un totale di oltre 66,2 milioni. A fine 2020 Biofarma aveva in essere cinque mutui di cui uno con scadenza 31/12/2022 (Medio Credito FVG), uno 31/12/2023 (Montepaschi), due 31/12/2025 (Banco Bpm e Intesa Sanpaolo) e uno 31/12/2026 (Banco Bpm e Intesa Sanpaolo). Il mutuo con Medio Credito FVG aveva ipoteca su un immobile per 4,16 milioni, quello con Mps con ipoteca su un immobile per 13,12 milioni e gli altri tre con pegno su quote sociali.

Inoltre al 31 dicembre 2020 – si legge nel documento – “è stato rilevato nel Passivo di bilancio alla voce B.3, per euro 743.630, uno strumento finanziario derivato di copertura. Si precisa che il contratto soddisfa la definizione di strumento finanziario derivato poiché il suo valore varia in ragione della variazione di un tasso di interesse, non richiede un investimento netto iniziale (o richiede un investimento netto iniziale minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratti), è regolato a data futura”.

L’ultimo bilancio informa inoltre che per “proteggersi dalla variazione di valore dei tassi passivi su finanziamenti ricevuti” il gruppo ha sottoscritto sette strumenti finanziari derivati di copertura del fair value con Intesa San Paolo su un finanziamento di 8 milioni, su uno di 5 milioni e su uno di 5,25 milioni e con Banco Bpm rispettivamente su un finanziamento di 4,75 milioni, di 8 milioni e di 5,05 milioni. Un ultimo strumento finanziario è stato poi sottoscritto con Credit Agricole Friuladria su un finanziamento di 5 milioni.

L’OPERAZIONE CON IL FONDO ARDIAN

Tornando all’acquisizione del 70% di Biofarma da parte del fondo Ardian, si tratta del secondo investimento in un operatore europeo di sviluppo e produzione di contratti farmaceutici (CDMO) negli ultimi 12 mesi dopo aver sostenuto a giugno l’acquisto da parte di EQT della società svedese Recipharm. La banca giapponese Nomura, Bnp e Mediobanca hanno collaborato con il fondo di private equity in qualità di advisor mentre Canson Capital Partners ed Ethica hanno assistito White Bridge Investments.

Nella nota di annuncio dell’operazione si è sottolineato che la famiglia fondatrice, nelle persone di Germano Scarpa e Gabriella Tavasani, reinvestirà a fianco di Ardian e che Maurizio Castorina rimarrà al timone dell’azienda come amministratore delegato. “L’operazione con Ardian – ha commentato Castorina – permetterà al gruppo Biofarma di diventare il primo Global Player nel settore nutraceutico. Inoltre, le nuove risorse consentiranno di proseguire l’eccellente percorso di crescita e di aggregazione realizzato negli ultimi anni grazie al supporto di White Bridge Investments, valutando nuove interessanti opportunità di espansione internazionale in Europa, in APAC e negli Stati Uniti”. Secondo Yann Chareton, ad di Ardian, il “settore nutraceutico sta beneficiando di una forte crescita trainata da trend secolari come l’importanza data alla prevenzione e rappresenta un’eccellenza italiana riconosciuta a livello mondiale. Abbiamo individuato in Biofarma il leader tecnologico e il consolidatore naturale del settore”.

L’agenzia Reuters riferisce che il mercato globale dei nutraceutici è stato valutato intorno ai 454 miliardi di dollari nel 2021 e dovrebbe espandersi fino al 2030 a un tasso di crescita annuale del 9%, secondo la società di consulenza statunitense Grand View Research. Si prevede infatti che la crescente domanda di integratori alimentari sarà un fattore trainante nel mondo post-pandemia.

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