Economia

Tutti i nuovi (triti) avvertimenti della Bce all’Italia su debito e dintorni

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Proseguono le ramanzine della Bce. La Banca centrale europea continua a invocare riforme strutturali nei Paesi con forti squilibri nei conti pubblici senza considerare che è la crescita il vero nodo da affrontare e non si può avere più Pil se si continua nelle politiche asfittiche sui conti pubblici.

Ma l’attenzione degli osservatori, nel giorno in cui la Bce ha presentato il rapporto sulla stabilità finanziaria dell’Eurozona, erano concentrati in particolare sull’Italia, visto il governo in fieri tra Movimento 5 Stelle e Lega.

Ecco tutti i maggiori dettagli giunti ieri da Francoforte.

IL SUCCO DEL PENSIERO DELLA BCE

Lo spread dell’Italia è «motivo di preoccupazione» in Bce, perché i movimenti al rialzo dei rendimenti dei BTp in questi giorni sono stati «significativi» e perché questo aumento dei tassi potrebbe estendersi ad altri Paesi, riportando a galla il pericolo del contagio che sembrava oramai scongiurato nell’Eurozona.

LE PAROLE DI CONSTANCIO

A parlare con toni preoccupati è stato ieri il vicepresidente della Bce, Vítor Constâncio, in occasione della presentazione del rapporto “Financial Stability Review” nella sede della Banca centrale europea. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il numero due della Bce (che termina questo mese il suo mandato) ha detto: «Il picco dei rendimenti dei titoli italiani a 10 anni rappresenta certamente uno sviluppo significativo e una potenziale causa di preoccupazione» e i rischi di contagio dall’Italia sono «ancora sul tavolo, specialmente se questo picco dovesse effettivamente continuare».

IL POST VOTO DEL 4 MARZO IN ITALIA

Il rapporto descrive come l’esito non determinante delle elezioni italiane del 4 marzo non abbia provocato una significativa reazione dei mercati ma che «i rendimenti sovrani sono finiti sotto pressione nell’ultimo periodo in quanto è cresciuta la preoccupazione dei mercati per l’agenda politica della coalizione di governo in formazione». Constâncio ha poi sottolineato – riporta il Sole 24 Ore – come l’Italia dovrebbe attenersi alle regole fiscali europee, perché «questo è nel suo interesse, lo vediamo da come stanno reagendo i mercati».

INCOGNITA RENDIMENTI DEI TITOLI

Il numero due della Bce non ha escluso che l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani possa portare a tassi d’interesse più elevati in altri paesi dell’area dell’euro. «I rischi di trasferimento non sono fuori questione anche se finora ci sono indicazioni molto limitate in questa direzione», ha detto, sottolineando che comunque la situazione attuale non è paragonabile a quella del novembre 2011 quando lo spread dei BTp contro i Bund tedeschi arrivò a toccare un massimo storico di 574 punti base.

LA GRADUATORIA CON L’ITALIA E NON SOLO

Nel rapporto sulla stabilità finanziaria, la Bce pone l’Italia, assieme a Portogallo, Belgio, e Francia tra i Paesi altamente indebitati che potrebbero correre il rischio di non rispettare i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita. Il rapporto mette in luce il debito/Pil nell’area dell’euro che dal picco del 2014 è calato all’86,7% nel 2017 e dovrebbe ridursi ancora all’84,1% nel 2019, stando alle previsioni della Commissione europea.

CHE COSA SI LEGGE NEL RAPPORTO SULL’EUROZONA

“Il deficit fiscale aggregato dell’Eurozona è migliorato dall’1,5% del pil nel 2016 allo 0,9% nel 2017 con un solo paese (la Spagna) che rimane sopra la soglia del trattato di Maastricht del 3%. Secondo le proiezioni della Commissione Europea, la posizione fiscale dovrebbe migliorare ancora nel 2018 e 2019 sebbene a un passo più moderato rispetto agli anni precedenti”.

LE POSIZIONI FISCALI

Il miglioramento tuttavia, prosegue il rapporto, dovrebbe essere favorito soprattutto da condizioni cicliche favorevoli e in misura minore da minori spese per i tassi. “La posizione fiscale di fondo nell’Eurozona dovrebbe rimanere in larga misura neutrale nel corso del 2018-19, ma ci si attende che alcuni paesi allentino leggermente le loro politiche in materia. In effetti un deterioramento dei saldi strutturali di bilancio è previsto per la maggior parte dei Paesi che sono stati colpiti dalla crisi”, dice il rapporto.

LA FISSA SULLE RIFORME STRUTTURALI

“Anche le riforme strutturali hanno perso momentum, e vi è ancora bisogno di riuscire a ottenere una composizione delle finanze pubbliche nell’Eurozona più favorevole alla crescita. Nel complesso, la dipendenza del miglioramento atteso nei saldi dalle condizioni cicliche rende l’outlook fiscale e per estensione il market sentiment verso alcune emittenti sovrani dell’Eurozona molto sensibili a cambiamenti nel clima di crescita”, dice il rapporto.

IL RISCHIO SISTEMICO

In generale il rapporto ricorda che “il rischio sistemico per l’Eurozona è rimasto basso negli ultimi sei mesi, grazie alle migliori prospettive di crescita in Europa e nel resto del mondo. Tuttavia, elementi di vulnerabilità si stanno accumulato nei mercati finanziari globali”. Il rapporto ricorda come “l’aumento della volatilità sui mercati azionari americani a inizio febbraio ha messo in luce la fragilità della fiducia degli investitori”.

I PROSSIMI 4 RISCHI

I principali rischi futuri per la stabilità finanziaria, secondo la Bce, sono quattro. Il primo sono le conseguenze sistemiche di una brusca correzione nei prezzi degli asset sui mercati finanziari e il secondo è la possibile difficoltà delle banche di intermediare il credito per la loro debolezza strutturale. Al terzo posto la sostenibilità del debito globale, sia pubblico sia privato, giunto ai massimi storici relativi. Ultimo elemento la possibile crisi di liquidità nel settore finanziario non bancario.

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