Economia

Bcc, tutte le fibrillazioni tra Iccrea e Cassa centrale banca

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Divergenze sul prezzo tra Cassa centrale banca e Iccrea? Oppure tensioni tra le Bcc più potenti di Iccrea che non danno il via libera all’accordo con Cassa centrale banca?

Sono queste le due domande che si stanno ponendo gli addetti ai lavori, che si interrogano sul perché Iccrea e Cassa centrale non trovano un accordo per la cessione delle quote di Iccrea detenute da Cassa centrale banca (Ccb).

Ecco tutti i dettagli sulla faccenda che sta surriscaldando gli animi tra i due colossi della cooperazione bancaria. Oggi, 7 gennaio, scade il termine per definire la compravendita. Altrimenti tutto resta in alto mare.

Ma andiamo per gradi.

Cassa centrale banca sta cercando in queste ore l’accordo con la capogruppo Iccrea per risolvere la questione del 22% del capitale della holding concorrente posseduto dalla banca trentina e da alcune Bcc affiliate.

Ccb punta a cedere per le quote perché – si legge in una lettera inviata anche alla Banca d’Italia alla fine di dicembre – “la soluzione negoziale è coerente con l’obiettivo più volte espresso dalla Banca d’Italia di assicurare un percorso ordinato di costituzione dei gruppi bancari cooperativi”.

La capogruppo, però, non intende rinunciare (o far rinunciare alle affiliate) alla possibilità di far valere il diritto di recesso, e dunque di vedersi liquidare in ogni caso i titoli di Iccrea.

Ccb propone la sottoscrizione di un accordo preliminare entro il 10 gennaio, data in cui è convocata l’assemblea di Iccrea per la costituzione della capogruppo.

In questa intesa, se non fosse essa stessa a comprare, Iccrea dovrà indicare le Bcc affiliate al suo gruppo che acquisteranno a un prezzo non inferiore a 58,2 euro per azione i titoli posseduti dal gruppo Ccb.

Ma dal documento emergono tensioni non di secondo piano tra Iccrea e Cassa centrale banca.

Ccb – nella lettera che Start Magazine ha letto – scrive che la capogruppo e le sue affiliate “non concorreranno all’approvazione delle deliberazioni concernenti le modifiche statutarie” previste dall’assemblea di Iccrea. E questo perché “dalle analisi effettuate è emerso” che al gruppo Ccb “spetti il diritto di recesso in conseguenza dell’eventuale approvazione di alcune modifiche statutarie che non risultano propedeutiche necessarie all’assunzione del ruolo di capogruppo”.

Ha commentato il Sole 24 Ore: “Ccb preannuncia, quindi, il voto contrario in assemblea, riservandosi di valutare se far valere il diritto di recesso o agire giudizialmente per far invalidare la delibera dell’assemblea. Appare piuttosto chiaro che queste cautele per non perdere la prerogativa di esercitare il recesso sono finalizzate a ottenere da Iccrea un accordo soddisfacente sull’acquisto dei titoli entro il prossimo 10 gennaio”.

Ma è una questione di prezzo a dividere i due gruppi del credito cooperativo sul dossier delle quote di Iccrea detenute da Cassa centrale o all’origine dello stallo ci sono divergenze di governance interna a Iccrea?

C’è chi fa notare che le modifiche allo statuto che saranno approvate in occasione dell’assemblea di Iccrea del 10 gennaio prevedono anche l’innalzamento del limite al possesso azionario delle Bcc nella capogruppo dal 5 al 10 per cento del capitale, una novità per la quale si era battuta la Bcc di Roma che oggi possiede il 5% di Iccrea.

In occasione dell’aumento, Bcc Roma potrebbe sottoscrivere l’eventuale inoptato per arrotondare magari un altro 1 per cento o acquisire una parte delle quote di Ccb per arrivare fino al 10%, ha scritto il Sole. E’ anche questo uno dei motivi dello stallo? Vedremo che cosa succede nelle prossime ore.

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