Economia

Bcc, tutte le tensioni di Tria con Movimento 5 Stelle e Lega

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Bcc

Non c’è troppa sintonia sul dossier Bcc tra il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e la Lega?

E’ quello che in Parlamento e tra gli addetti ai lavori si bisbiglia in queste ore dopo l’audizione di ieri di Tria in commissione Finanze del Senato dove il titolare del Mef ha illustrato le linee programmatiche del dicastero. E pure nel Movimento 5 Stelle le posizioni sulle Bcc non collimano con quelle del titolare del Tesoro. Ma andiamo con ordine, partendo dalle parole di Tria.

CHE COSA HA DETTO TRIA SULLE BCC

Approvare sulle Banche di credito cooperativo una “moratoria generale significa abolire la riforma”, ha detto il ministro dell’Economia in commissione Finanze del Senato. A legislazione vigente le quasi 300 banche di credito cooperativo esistenti dovranno confluire in tre holding: Iccrea, Cassa centrale Banca e l’altoatesina Raiffeisen.

Concedere una “moratoria generale” sulla riforma delle Bcc “significa abolire la riforma, significa azzerare una riforma a cui ha aderito la stragrande maggioranza” del settore, ha aggiunto Tria.

Il governo “è pronto ad affrontare alcuni ritocchi necessari”, ma una moratoria dell’intero pacchetto è “perlomeno complicata, va considerata con molto senso di responsabilità”, anche perché la richiesta, ha aggiunto, “non mi sembra provenga dalla maggioranza del credito cooperativo”.

La riforma, ha ricordato il ministro dell’Economia, è arrivata dopo “una ampia discussione con la grande maggioranza del mondo cooperativo” e “anche adesso la maggior parte di questo mondo dichiara che vuole andare avanti”. “Anche qui – ha sottolineato – io pongo un problema generale che e’ quello della certezza del diritto”.

E’ vero che “le riforme vengono fatte dai governi, derivano da una scelta e hanno una impronta politica” ma “nonostante ci sia da migliorare sempre se ogni governo che si alterna chiude le riforme precedenti e ne riapre delle altre credo che la certezza del diritto venga messa a dura prova”. “Penso che tutti gli operatori, soprattutto le imprese e quelle bancarie, lavorino su prospettive di medio periodo” che hanno bisogno della stabilita’ della normativa.

Nonostante ciò “è chiaro che il governo sta considerando con molta attenzione le istanze del mondo cooperativo” e “penso che possa essere favorevole a correggere alcune misure come la determinazione dei requisiti professionali per le piccole banche” o “alzare la quota minima”. Su questo “il governo è pronto ad affrontare i ritocchi necessari”. E anche “se c’è un problema delle Bcc di studiare meglio i patti di coesione prima di firmarli, è un problema che può essere preso in considerazione”.

LA PROPOSTA DELLA LEGA SULLA RIFORMA DELLE BCC

Alberto Bagnai, economista della Lega e presidente della commissione dove ieri Tria è stato ascoltato, ha proposto all’inizio della legislatura con altri esponenti di spicco della Lega, compreso il segretario Matteo Salvini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e il presidente della Commissione Bilancio della Camera, l’economista Claudio Borghi, una moratoria fino a quando non sarà introdotto in Europa un quadro regolatorio più favorevole alle banche di minori dimensioni.

Partendo da una premessa (”Si stima che le banche di credito cooperativo saranno costrette a reperire nuovi capitali in misura pari a circa 700 milioni di euro per il gruppo Cassa centrale e 1,8 miliardi per il gruppo Iccrea, o a ridurre sensibilmente l’offerta di credito”, si legge nell’atto ispettivo della Lega presentato in Parlamento), il partito di Salvini “punta alla “sospensione dei termini entro i quali dovranno essere costituiti i gruppi bancari cooperativi”.

CHE COSA HA DETTO BAGNAI DOPO L’AUDIZIONE DI TRIA

Al termine dell’audizione Bagnai ha così commentato: “Il governo e il Parlamento sono poteri diversi. Tra l’altro il governo è un organo collegiale: in sede di discorso programmatico il premier Giuseppe Conte ha espresso l’esigenza di dedicare più attenzione a questo tema”. Il ministro ha aperto in particolare alla possibilità di allungare il periodo di 90 giorni che le singole Bcc hanno per aderire alle holding. Il differimento del termine potrebbe confluire in un decreto legge da approvare intorno al 20 luglio, come ha annunciato la scorsa settimana il vice ministro all’Economia, Laura Castelli (M5S), ha scritto l’agenzia Reuters.

I SUBBUGLI DEI 5 STELLE CONTRO IL TESORO

E pure tra i Cinque Stelle i subbugli contro Tria sono patenti. Il Governo si appresta a varare un decreto legge proroghe cui affidare una serie di misure, come quelle relativa alla piena entrata in vigore della riforma delle Bcc, ha annunciato oggi il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro (M5S), che interpellato dai cronisti nel Transatlantico di Montecitorio sui tempi di emanazione del provvedimento d’urgenza ha risposto: “Presto, spero la settimana prossima” Quanto ai settori di intervento oggetto di ‘sospensioni’, il ministro ha citato le nuove norme sulle intercettazioni e appunto il credito cooperativo. In questo caso, ha precisato, un’azione organica e’ rimandata a dopo la pausa estiva del Parlamento, “per rivedere quanto fatto fino adesso”. Ieri la vice ministro all’Economia, Laura Castelli (M5S), aveva fatto riferimento nell’Aula della Camera al Dl proroghe anche per eventuali ulteriori azioni per le aree terremotate, rimaste fuori dal relativo decreto in approvazione definitiva alla Camera.

CHE COSA AVEVA DETTO IL MINISTRO PENTASTELLATO FRACCARO

D’altronde Fraccaro era stato esplicito sulla riforma delle Bcc. La riforma del credito cooperativo del governo Renzi è “da abolire o quantomeno da riscrivere a fondo”, ha sostenuto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che ne ha scritto a inizio giugno sul quotidiano locale Corriere del Trentino, col consigliere provinciale M5s di Bolzano Paul Köllensperger. “Il decreto – hanno affermato – ha costretto le banche di credito cooperativo a trasformarsi in spa o a sottomettersi a una capogruppo – sempre società per azioni – che esercita invasivi poteri di controllo su tutte le aderenti. È una riforma che impatterebbe significativamente sulle numerose piccole banche del nostro Paese e di conseguenza sui loro tipici clienti, le famiglie e le piccole e medie imprese”.

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