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Come e perché Banca Ifis sbraita contro Amco del Tesoro

Npl Utp

Secondo Luciano Colombini, amministratore delegato di Banca Ifis, Amco rischia di falsare il mercato dei Non performing loan. Ecco il cambiamento degli ultimi anni dell’Asset Management Company specializzata nel settore della gestione dei crediti deteriorati posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e Finanze, il modo in cui opera, il ruolo da leader che ha assunto nel mercato degli Npl, i vantaggi che apporta al sistema e le problematiche che causa agli altri operatori attivi nell’acquisto dei prestiti in sofferenza.

 

Per il Ceo di Banca Ifis, Luciano Colombini, da un lato Amco è positiva per il salvataggio delle banche, ma dall’altro rischia di distorcere i prezzi del mercato degli Npl con le sue offerte. Negli ultimi anni l’Asset Management Company specializzata nel settore della gestione dei crediti deteriorati è passata dall’acquistare esclusivamente prestiti in sofferenza da banche in difficoltà, all’acquisire bad loan anche da istituti di credito sani, assumendo un ruolo sempre più importante nel business dei Non performing loan. Ma in un mercato dove la competizione aumenta, i prezzi salgono e di conseguenza i margini si riducono, la concorrenza di un soggetto a capitale pubblico (Amco è controllata al 100% dal ministero dell’Economia) può rappresentare un problema per gli altri operatori attivi nell’acquisto di Npl. Colombini ha poi ‘attaccato’ Amco citando l’intervento di questa in una gara per i crediti deteriorati della francese Crédit Agricole.

AMCO RISCHIA DI FALSARE IL MERCATO DEGLI NPL

Amco rischia di falsare il mercato degli Npl. E’ questo il monito che arriva dalle dichiarazioni riportate da Radiocor di Luciano Colombini, amministratore delegato di Banca Ifis, nel corso dell’audizione martedì 24 novembre davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche. “Amco è un ibrido tra un intervento del legislatore e un prezzo che si forma sul mercato. Se dal punto di vista del salvataggio delle banche sono favorevole al fatto che ci sia un soggetto pubblico”, nel campo degli Npl rischia invece di distorcere i prezzi con le sue offerte, afferma Colombini, precisando che “oggi assistiamo al fatto che quando si presenta Amco tutti gli altri spariscono perche’ c’è un 20% di prezzo in più assolutamente ingiustificato”.

CHI E’ AMCO

Amco è l’Asset Management Company specializzata nel settore della gestione dei crediti deteriorati posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e Finanze. In pochi anni da piccolo player è diventata una delle forze trainanti in Italia nel mercato degli Npl, un comparto caratterizzato da 330 miliardi di euro di crediti deteriorati da recuperare. Amco presenta 34 miliardi di euro di asset in gestione pro-forma includendo l’operazione Mps.

LA STORIA DI AMCO E I DEAL DEGLI ULTIMI ANNI

Amco, che inizia la sua attività nel 1996 in relazione al salvataggio del Banco di Napoli, nel 2018 finisce sotto i riflettori con l’acquisizione di 18 miliardi di crediti deteriorati da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Nel 2019 prosegue con l’acquisto di bad loan da Banca del Fucino, Credito Sportivo e Banca Carige. Nel 2020 l’Asset Management Company compie un altro grande passo in avanti con l’operazione di assorbimento di circa 7,5 miliardi di euro di crediti deteriorati da Banca Monte dei Paschi di Siena. A questo si aggiungono l’acquisto di un portafoglio dal valore lordo di bilancio di circa 2 miliardi di euro dalla Banca Popolare di Bari, di un pacchetto di crediti deteriorati dal Gross Book Value di circa 270 milioni di euro da Credito Valtellinese (che segue l’operazione avente ad oggetto 177 milioni di euro di crediti in sofferenza realizzata sempre con il Creval nel 2020), e l’acquisizione di un portafoglio dal valore lordo di bilancio di oltre 600 milioni di euro da Banco Bpm.

IL CAMBIAMENTO DI AMCO E COME OPERA OGGI

Negli ultimi anni Amco non è cresciuta solo in dimensioni, ma è passata dall’acquistare esclusivamente crediti deteriorati da banche in difficoltà, all’acquisire bad loan anche di Istituti di credito sani. Come ha evidenziato Reuters in un articolo recente, la presenza del Ministero dell’Economia e Finanze nel capitale dell’Asset Management Company permette a quest’ultima di accettare rendimenti inferiori rispetto agli investitori privati, in modo da poter effettuare offerte più elevate per l’acquisto dei crediti in sofferenza. Reuters ha ricordato le dichiarazioni di Giuseppe De Martino, senior adviser del Mef sulle tematiche bancarie, secondo cui “il punto di forza di Amco è un azionista paziente che non vuole ritorni a doppia cifra in un periodo breve”.  De Martino ha detto che “l’azionista è disposto ad accettare un rendimento ragionevole e ciò consente ad Amco di conciliare obiettivi di profitto, sempre nell’ambito di logiche di mercato, con l’interesse pubblico e questo riteniamo sia un ruolo importante. Questo modello di business, data la natura dell’azionista, non deve essere visto come tale da spiazzare operatori privati ma come complementare”.

Relativamente alla cessione di crediti in sofferenza di Banco Bpm, Reuters ha riportato che due ‘pretendenti’ si sono astenuti dal presentare un’offerta per il portafoglio della Banca in quanto non avevano alcuna speranza di battere la proposta di Amco e non volevano spendere tra i 2 e i 4 milioni di euro per analizzare i prestiti. L’Asset Management Company ha sempre rigettato tutte le critiche ricordando che un soggetto vigilato dalla Corte dei Conti non può non operare a prezzi di mercato.

COLOMBINI CRITICA AIUTO A BANCHE NON DOMESTICHE

L’amministratore delegato di Banca Ifis, Luciano Colombini, sempre nel corso dell’audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche, ha poi posto l’attenzione sulla questione dell’eventuale aiuto a Istituti di credito non domestici. Il Ceo ha citato l’intervento di Amco in una gara per i crediti deteriorati di Crédit Agricole “che non mi sembra un soggetto che abbia bisogno di essere aiutato, non è italiano, quindi ricade sulle spalle del contribuente italiano un vantaggio a favore di una banca francese”. L’osservazione è stata fatta considerando l’importante numero di operatori interessati al mercato degli Npl, la grande massa di prestiti in sofferenza presenti nel sistema a livello europeo e il fatto che la pandemia da Covid potrebbe incrementare nettamente la quantità di Non performing loan da gestire. Il primo dicembre si terrà l’udienza alla Commissione d’inchiesta sulle banche dell’amministratore delegato del gruppo Prelios, Riccardo Serrini.

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