Economia

Perché la frenata dell’economia tedesca fa paura all’industria italiana

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L’economia italiana è particolarmente esposta alle tensioni internazionali. E gli scricchiolii dell’economia tedesca preoccupa l’industria italiana. L’analisi del Centro Einaudi

La frenata dell’economia tedesca spaventa il nord ovest e in particolare il Piemonte, dove la maggior parte delle aziende dell’automotive, dopo aver rinunciato alla committenza unica dell’ex Fiat per continuare a sopravvivere, si è rivolta proprio a questo mercato per aumentare le esportazioni. Venti negativi sugli ordini e sulla produzione erano già soffiati prima di Natale ma adesso sono in molti a chiedersi come si farà a superare questa burrasca che sembra più pesante del previsto.

GLI ULTIMI DATI SULL’ECONOMIA TEDESCA

Gli ultimi dati macroeconomici diffusi, infatti, mostrano quanto l’economia nostrana, già in affanno, sia particolarmente esposta alle tensioni internazionali. A novembre gli ordinativi tedeschi hanno subito una pesante e inattesa contrazione, un -1,3 per cento rispetto al mese precedente, secondo i dati diffusi da Destatis, l’agenzia di statistica federale. Gli analisti, invece, avevano previsto un aumento dello 0,2%. E nel confronto su base annua la flessione è risultata del 6,5 per cento. Questo dopo che a ottobre si era assistito a un tentativo di stabilizzazione, con un più 0,2%. La contrazione di novembre è interamente imputabile alle commesse estere: meno 3,3% di ordinativi dagli altri Paesi dell’area euro e meno 2,8 % dagli altri Stati. Gli ordinativi sul mercato interno sono invece cresciuti dell’1,6%.

L’ANALISI DEL CENTRO EINAUDI

“Purtroppo questi dati influiscono molto sull’Italia – spiega Giuseppe Russo, economista e direttore del Centro studi Einaudi – la nostra economia ha storicamente due motori. Il primo è basato sui consumi delle famiglie e sugli investimenti interni, in particolare in edilizia, che si sono moderatamente ripresi. Secondo motore è la domanda estera che negli ultimi anni ha permesso di compensare il modesto andamento dell’economia interna. Se la domanda internazionale rallenta, e la Germania è uno dei nostri principali mercati, è evidente che rallenta anche la nostra fonte di domanda più dinamica. La domanda interna, infatti, ha recuperato ma non ha nemmeno ancora raggiunto i livelli pre crisi mentre quella estera li ha più che superati”. Una cattiva notizia che impatta. “Molto probabilmente gli effetti – aggiunge Russo – si vedranno più sul settore manifatturiero che sugli altri e geograficamente più sul centro nord che ha maggiore propensione all’export e su ambiti votati alla fornitura della manifattura tedesca come la metalmeccanica, l’elettronica, la componentistica, le macchine utensili. E’ difficile giudicare quanto questo sottrarrà alla già risicata crescita italiana ma l’effetto si farà vedere”.

IL COMMENTO DI CONFINDUSTRIA PIEMONTE

La produzione della maggior parte della componentistica veicolare che si esporta in Germania, ad esempio, è localizzata in Piemonte e poi in parte minore in Lombardia ed Emilia Romagna. “Preoccupa l’andamento della Germania perché ora è in recessione e molte imprese dipendono da questa nazione. Qualche spiraglio, invece, si intravede nella guerra dei dazi. Se Trump decidesse di abbandonare la sua politica protezionistica ci potrebbero essere vantaggi per tutte le nostre aziende che sono votate all’export”, spiega il presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli.

LA VOCE DELL’IMPRENDITORE

Dando voce agli imprenditori,  Giuseppe Scalenghe, titolare della P. S.A. Srl di Nichelino, aggiunge: “Negli ultimi tre mesi gli ordinativi sono calati del 40% e sono ancora più bassi per i primi mesi del 2020. Noi produciamo per clienti che poi esportano in Germania ed è un problema per tutta l’Europa che questa nazione sia entrata in recessione. Vedremo ancora chiusure di aziende purtroppo e dal punto di vista generale non c’è nessun aiuto. Quelle che sono arrivate con il fiato corto dopo anni di crisi rischiano ora di non farcela. Abbiamo un patrimonio di competenze nel settore automotive che si è creato nel tempo e per ogni azienda che chiude si perde un pezzo di questo patrimonio”.

CHE COSA SUCCEDE IN PIEMONTE

Concentrandoci  sul Piemonte, nei primi nove mesi del 2019, il valore delle esportazioni è attestato a 34,9 miliardi di euro, registrando una contrazione del 2,9% rispetto all’analogo periodo del 2018. Eppure, nonostante la performance deludente delle vendite oltre confine, anche nel periodo gennaio-settembre 2019 il Piemonte si è confermato come la quarta regione esportatrice, con una quota del 9,9% sul totale nazionale, peso in netto calo rispetto al 10,5 dei primi 9 mesi del 2018.  Tra le principali regioni esportatrici il Piemonte è stata, infatti, quella che ha realizzato il risultato peggiore.

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