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Antitrust, ecco cosa ha ingoiato McDonald’s

Antitrust McDonald’s

L’Antitrust ha chiuso l’istruttoria, avviata lo scorso anno, nei confronti di McDonald’s per presunto abuso di dipendenza economica. Ecco cosa è accaduto

 

Chiusa con impegni l’istruttoria avviata dall’Antitrust nei confronti di McDonald’s Development Italy LLC (Mcdi) accettando gli impegni proposti.

Ora, riferisce l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), il nuovo standard contrattuale consente di limitare il gap di diritti e di obblighi che si crea tra il licenziatario e la sua rete di franchisee.

COSA ERA SUCCESSO

Come Start aveva scritto, il procedimento riguardava alcune condotte attuate da Mcdi nei confronti dei propri affiliati, gestori della rete di ristoranti a insegna McDonald’s, che consistevano nell’imporre un insieme di condizioni e di obblighi idonei a condizionarne indebitamente l’attività imprenditoriale e a comprimerne in modo ingiustificato i margini di redditività.

A seguito delle denunce presentate da tre operatori in franchising, nell’agosto 2021 l’Autorità ha dichiarato che una serie di clausole pervasive e vincolanti su prezzi, promozioni, scorte, forniture e acquisti, gestione finanziaria, tra gli altri, potevano essere considerate elementi di condotta abusiva.

COSA HA RISCHIATO MCDONALD’S

Se McDonald’s fosse stata giudicata colpevole di violazione delle norme antitrust italiane, l’Autorità aveva già avvertito che sarebbe potuta incorrere in una multa pari fino al 10% del suo fatturato globale.

Con la maggior parte dei suoi punti vendita gestiti da franchisee, il franchising è un modello di business importante per McDonald’s, che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 23,2 miliardi di dollari.

L’azienda ha 640 ristoranti in Italia, gestiti principalmente in regime di franchising da 140 licenziatari e, secondo quanto riportato sul suo sito, impiega 27.000 persone nel nostro Paese.

L’INTERVENTO DELL’AGCM

“Le presunte condotte abusive prese in considerazione in sede di avvio – si legge nel comunicato dell’Agcm – interessavano, oltre a una serie di clausole inserite nei contratti di affitto di ramo di azienda e/o franchising e le condizioni applicate agli affiliati durante e al termine del rapporto negoziale, anche alcuni comportamenti adottati nel periodo precedente alla stipula del contratto”.

“In particolare, – spiega l’Antitrust – la gestione della fase pre-contrattuale da parte di Mcdi sembrava togliere ai futuri affiliati, già al momento della stipula del contratto, potere negoziale e alternative di scelta”.

IL CASO È CHIUSO

Ora, l’Autorità ha ritenuto idonei gli impegni proposti da Mcdi per rimuovere le preoccupazioni concorrenziali connesse a tutti i profili di abuso di dipendenza economica ipotizzati nel procedimento di avvio, ricalibrando così il suo rapporto con gli affiliati sul territorio, con meno vincoli e più tutela.

L’Agcm ritiene infatti che “è stata sensibilmente modificata l’intera gestione della fase pre-contrattuale, in modo da garantire la piena consapevolezza – da parte degli aspiranti affiliati – dei contenuti dell’accordo che andranno a firmare, nonché degli obblighi e degli impegni, oltre che della profittabilità, legati all’attività di gestione di un ristorante Mc Donald’s, riducendo anche i costi sostenuti per l’attività di formazione”.

COSA SI IMPEGNA A FARE MCDONALD’S

L’Agcm ha spiegato anche che il nuovo standard contrattuale proposto da Mcdi è in grado di limitare in modo significativo il divario di diritti e di obblighi che si crea tra il licenziatario e la sua rete di franchisee contestualmente all’instaurazione del rapporto di affiliazione.

Inoltre, le precisazioni che Mcdi si è impegnata a inserire nei contratti, soprattutto con riferimento al riconoscimento dell’autonomia dei licenziatari in tema di politiche commerciali e di scelta dei fornitori, sono state ritenute idonee a garantire ai franchisee un adeguato margine di autonomia nelle scelte imprenditoriali.

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