Economia

Alitalia, Lufthansa, la scelta di M5S-Lega e l’analisi del prof. Arrigo

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Come vendere Alitalia? E a chi? Movimento 5 Stelle e Lega, nel “Contratto del governo di cambiamento” scrivono: “Siamo convinti che questa non vada semplicemente salvata in un’ottica di mera sopravvivenza economica bensì rilanciata, nell’ambito di un piano strategico nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo”.

CHE COSA SIGNIFICA NAZIONALE?

L’aggettivo “nazionale”, ha scritto oggi sul Fatto Quotidiano l’economista Ugo Arrigo, docente di Finanza Pubblica a Milano-Bicocca, “non implica che necessariamente sia pubblico ma che sia prioritariamente al servizio del mercato nazionale, cosa che non farebbe più un’Alitalia drasticamente ridimensionata e ceduta a un gruppo europeo”.

LO STUDIO DI ARRIGO (BICOCCA)

Concetti che si rintracciano ampiamente in un corposo studio che Arrigo ha sintetizzato nel corso di un’audizione al Senato ieri sul decreto Alitalia CON  (qui la registrazione tv dell’audizione). “Che il maggior vettore nazionale sia a controllo estero da parte di un paese concorrente non può dunque essere considerato nell’interesse nazionale”, si legge in un passo del report scritto da Arrigo con Battaglia e Di Foggia per il Cesisp (Centro di ricerca in economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico) dell’università Milano-Bicocca.

IL LUNGO RAGGIO

La ricerca analizza tra l’altro il lungo raggio, “il segmento economicamente più ricco per i vettori tradizionali, l’unico nel quale i vettori tradizionali sono riusciti a mantenervi stabili condizioni di profittabilità anche grazie al fatto che non è liberalizzato ma soggetto, tranne che per i collegamenti col Nord America, ad accordi bilaterali tra Stati attraverso i quali i singoli mercati sono ripartiti tra le rispettive compagnie di bandiera”, scrivono gli autori nell’analisi “La nuova crisi di Alitalia e le prospettive di soluzione”.

I DIRITTI DI VOLO

“Chi possiede Alitalia controlla anche questi diritti di volo e può collegare direttamente, se lo desidera, l’Italia con tutti i paesi degli altri continenti”, si legge. Ma – scrivono Arrigo, Battaglia e Di Foggia nell’analisi (qui la ricerca completa) – se chi possiede Alitalia è un vettore estero, che già organizza i suoi voli intercontinentali a partire da uno o più hub collocati sul suo territorio, valuterà quanto sia preferibile offrire voli intercontinentali direttamente dall’Italia piuttosto che convogliare i passeggeri italiani, e mondiali diretti in Italia, sui suoi hub nazionali, riempiendo in questo modo di più i suoi voli a lungo raggio”.

LE DUE OPZIONI

La prima opzione è quella preferibile per il nostro paese in relazione ai flussi turistici, sia in entrata che in uscita, mentre la seconda opzione è evidentemente la migliore dal punto di visto del conto economico del gestore estero, si legge nella ricerca: “Che il maggior vettore nazionale sia a controllo estero da parte di un paese concorrente non può dunque essere considerato nell’interesse nazionale”.

I VOLI DOMESTICI

L’ultimo segmento da considerare è quello dei voli domestici: “Esso sarà anche il più piccolo per dimensioni economiche ma è anche quello nel quale è più probabile che gli italiani debbano volare per necessità anziché per impiego del tempo libero”.

LO SCENARIO

Purtroppo il grado di concorrenza su questo segmento è molto inferiore rispetto a quello europeo, dato che i suoi primi due operatori, Alitalia e Ryanair, raggiungono quasi l’80% dei passeggeri trasportati e i primi cinque vettori oltre il 95%: “Più che un mercato di concorrenza – si legge – esso appare pertanto, su molte delle rotte principali, come un mercato duopolistico. Se va in porto la cessione a Lufthansa si sa che essa acquisirà solo una parte della flotta di Alitalia tagliando quella di breve raggio e che, in conseguenza ridurrà sensibilmente l’offerta che si avvale di questo tipo di aerei, quella sui cieli nazionali in primo luogo”.

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