Economia

Agenzia europea del lavoro, come si è mosso il governo su Milano?

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città milano

L’intervento dell’avvocato Angela Lupo, blogger di Start Magazine

Milano è fuori anche dalla partecipazione all’Ela, l’Agenzia Europea del Lavoro. Sembra proprio che lo scorso 6 maggio il Governo italiano abbia fatto scadere i termini per la candidatura della città meneghina, domanda che andava ritualmente inviata al Segretario generale rispettivamente del Consiglio europeo e della Commissione europea.

Milano, dunque, fuori dalle planimetrie europee, e, nel contempo, ben altre quattro candidature sono state avanzate, da parte dei rispettivi Governi delle Nazioni dell’Est europeo: Nicosia (Cipro), Riga (Lettonia), Batislavia (Slovacchia) e Sofia (Bulgaria). Sin da luglio 2018 il Consiglio comunale della città meneghina aveva votato la proposta di candidatura di Milano per l’Ela.

Fuori da ogni qualsivoglia polemica “politica”, verrebbe da chiedersi: cui prodest? A chi giova davvero questa esclusione della città di Ambrogio persino dalla partecipazione alla candidatura di Ela? Non possiamo dimenticare l’infelice esclusione di Ema, l’Agenzia europea del farmaco, nel novembre 2017: in questa ipotesi, ad onor del vero, il Governo italiano non si dimenticò di non far scadere i termini, anzi supportò, unitamente al Comune di Milano e alla Regione Lombardia, l’operazione che terminò, in limine, solo per uno sfortunato gioco di dadi nel finale.

Tanta delusione da parte di chi aveva avanzato e sostenuto la candidatura del capoluogo lombardo all’Agenzia Europea del Lavoro. Questa volta Milano non ha perso, in limine, per un gioco sfortunato alla lotteria che, come per Ema, favorì Amsterdam. Questa volta brucia ancor più, perché una città come Milano viene esclusa per incuria o per non aver attivato in tempo la candidatura, da parte del Governo.

Ma cosa avrebbe significato l’Ela a Milano?

Innanzitutto va ricordato come, al fine di evitare le polemiche sorte (a causa del sorteggio finale) in occasione di Ema, il Consiglio europeo ha approvato, su proposta del 13 marzo 2018 e successivi input, da parte della Commissione europea, un Documento con le procedure di selezione della sede della nuova Autorità europea del lavoro. All’interno di queste procedure è stato escluso il sorteggio per la decisione finale, mentre sono stati previsti criteri per l’assegnazione, fissati ex ante, come l’equilibrio geografico, l’accessibilità della sede, l’esistenza di strutture scolastiche e universitarie adeguate per i figli del personale, l’accesso al mercato del lavoro, sicurezza sociale e cure mediche adeguate per i figli del personale ed il personale medesimo, le strutture di accoglienza in loco (alberghi e luoghi di ristoro). L’Agenzia peraltro dalle 23 persone iniziali del 2019 avrebbe dovuto raggiungere quota 65 di personale addetto con un completamento, nell’arco di cinque anni (ovvero entro il 2023), in modo da avere complessive 144 unità di personale, di cui 60 esperti distaccati dai rispettivi Paesi membri. Tenendo conto di ciò, possiamo ben dire: chi meglio di Milano poteva soddisfare simili criteri?

Va pure ricordato, peraltro, che a fine novembre 2018, il Consiglio europeo, nell’individuare i criteri guida sull’istituzione di un’Autorità europea del lavoro, ha posto l’accento su un elemento molto rilevante: il nuovo organismo deve sostenere gli Stati membri nell’attuazione della legislazione dell’UE negli ambiti della mobilità transfrontaliera dei lavoratori e del coordinamento della sicurezza sociale, inclusi la libera circolazione e il distacco dei lavoratori e i servizi a elevato grado di mobilità. L’Agenzia, dunque, avrà il compito di aiutare lavoratori e datori di lavoro ad affrontare con più facilità gli aspetti complessi della mobilità lavorativa transfrontaliera, contribuendo a migliorare il coordinamento dell’applicazione della legislazione dell’Unione, da parte delle amministrazioni nazionali.

In buona sostanza, l’Agenzia per il Lavoro ha il compito di: 1) agevolare l’accesso alle informazioni riguardanti i diritti e gli obblighi nei casi di mobilità transfrontaliera per i lavoratori, i datori di lavoro e le amministrazioni nazionali; 2) favorire il coordinamento tra gli Stati membri ai fini dell’applicazione transfrontaliera della pertinente normativa dell’Unione, anche mediante ispezioni concertate e congiunte; 3) svolgere opera di mediazione fra le autorità degli Stati membri per trovare soluzioni nei casi di controversie transfrontaliere; 4) agevolare la cooperazione tra i pertinenti portatori di interesse dell’Unione e nazionali al fine di trovare soluzioni in caso di perturbazioni del mercato del lavoro; 5) sostenere la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta al lavoro non dichiarato.

Fuori da ogni sorta di dubbio, Milano è la capitale economica e del lavoro del nostro Paese.

Milano è punto di riferimento anche per altre Nazioni dell’Ue. Candidando la città di Ambrogio si sarebbe potuto iniziare a dare corso alle vere riforme dell’Europa, quelle del lavoro e quelle dell’economia tra Paesi membri del Continente antico.

Mancare a questo appello significa non sono “non parlare europeo”, significa far declinare la nostra società occidentale ed europea, carica di Storia e di lavoro.

Peccato, un vero peccato per Milano e per l’Italia!

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