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Addio Pioneer e Fineco. Qual è la strategia di Unicredit?

Unicredit Conti

Analisti e osservatori si interrogano sulla mossa di Unicredit che ha deciso di uscire da Fineco. Ecco fatti, numeri, commenti e analisi.

 

Unicredit ha chiuso ieri in tarda serata l’operazione di accelerated bookbuilding vendendo il 17% delle azioni FinecoBank per un totale di 1,014 miliardi di euro, pari a 103,5 milioni di titoli al valore di 9,80 euro per azione. La plusvalenza, non indicata dalla banca, dovrebbe essere attorno a 500 milioni di euro.

Secondo fonti di milanofinanza.it, la quota è stata ceduta a hedge fund e a fondi long-only con una forte partecipazione da parte di istituzionali inglesi e americani. L’operazione, secondo diversi desk operativi, risulta piuttosto particolare, perché di solito le vendite accelerate sono comunicate a mercato chiuso la sera e nella notte si rendono noti i dettagli sull’esito della cessione. “Invece Unicredit ha pubblicato una nota martedì mattina prima dell’apertura delle contrattazioni informando gli investitori che stava cedendo un importante pacchetto di azioni FinecoBank, con il risultato che il titolo ha sofferto molto”, ha spiegato un professionista di una merchant bank a milanofinanza.it.

LUCI E OMBRE

UniCredit cede una controllata redditizia in termini di dividendi: Fineco ha generato nel 2018 un utile di 244 milioni, con un dividendo di 30,3 cent per azione. D’altra parte, grazie al maxi-incasso attuale e futuro, UniCredit fa un passo decisivo verso il raggiungimento della parte superiore del buffer di 200-250 punti base di Cet1 sui requisiti minimi patrimoniali entro fine 2019, come programmato.

CHE COSA DICE UNICREDIT DI FINECO

Si tratta, scrive il gruppo bancario nella nota, del primo passo di una serie di misure finanziarie in preparazione del piano strategico 2020-23, che sarà presentato al mercato il 3 dicembre prossimo a Londra. Il prezzo incorpora uno sconto del 4,4% rispetto all’ultimo valore di chiusura di Fineco pre-annuncio, riporta Unicredit . Però ieri il titolo ha chiuso in ribasso del 7,45% a 10,25 euro.

L’IMPATTO PATRIMONIALE PER UNICREDIT

L’impatto patrimoniale stimato da Unicredit è un un aumento di 21 punti base nel Cet1 ratio. A seguito della chiusura dell’operazione, Unicredit avrà una partecipazione di minoranza in Fineco pari al 18% cento e deconsoliderà il titolo dal proprio bilancio. La quota restante sarà classificata come partecipazione finanziaria.

LE PROSSIME MOSSE DI UNICREDIT

Unicredit ha sottoscritto un impegno a non cedere altre azioni Fineco per un periodo di 120 giorni dalla data di regolamento dell’operazione. Durante il lockup, salve eccezioni in linea con la prassi di mercato, la banca non potrà disporre altri titoli sul mercato senza il consenso di JP Morgan e di Ubs Investment Bank per conto dei Joint Bookrunners. All’accelerated bookbuilding ha lavorato anche Unicredit Corporate & Investment Banking in qualità di Joint Bookrunners.

QUAL E’ IL SENSO DELL’OPERAZIONE?

“Resta da capire la ratio dell’operazione. Che è un antipasto per il piano strategico al 2023 che verrà presentato il 3 dicembre – ha scritto il Sole 24 Ore – Ieri il gruppo ha iniziato a svelare alcuni tasselli: l’allineamento progressivo del portafoglio di titoli di stato nazionali ai portafogli detenuti dai gruppi bancari italiani ed europei (dunque la riduzione dello stock di Btp che alla scadenza saranno solo in parte riacquistati) e poi l’ulteriore accelerazione della dismissione degli Npl; che sarà attesa «significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2019 di 14,9 miliardi», ha annunciato la banca, e in linea con l’obiettivo di run-off entro il 2021. In porto, a quanto risulta al Sole, anche la vendita degli immobili in Germania, che erano stati valorizzati per una cifra attorno al miliardo”.

LE REAZIONI DEI MERCATI

Sull’operazione, che ieri ha spiazzato i mercati (Unicredit ha ceduto il 3,2% a 11,448 euro), gli analisti americani di Keefe Bruyette & Woods hanno scritto che, di primo acchito, le misure annunciate dal gruppo guidato da Jean Pierre Mustier paiono rendere il gruppo più resiliente e trasparente ma nel contempo possono implicare qualche problema sottostante in termini di ricavi.

CHE COSA DICONO I REPORT SU UNICREDIT-FINECO

Per Mediobanca Securieties “sebbene l’operazione dal punto di vista finanziario abbia un senso visti i multipli di Fineco , la perdita di controllo sulla società potrà essere percepita anche come una riduzione di competenze nel fintech, vista la leadership di Fineco in questo ambito”. Equita rileva invece che “l’integrale uscita di Unicredit dal capitale di Fineco rappresenta una notizia del tutto inaspettata che ci lascia perplessi dal punto di vista strategico visto le potenzialità di crescita nel lungo termine del business model di di Fineco”. Secondo l’analisi, inoltre, “il mercato potrebbe interrogarsi sul razionale della cessione che, al momento, dal nostro punto di vista sembra legato esclusivamente ad un tema di capital management”.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Conclusione del Sole 24 Ore: “Banca Leonardo, Kairos, ma soprattutto Pioneer. Fa una certa impressione ricordare gli asset manager italiani passati nelle mani di grandi operatori stranieri negli ultimi tre anni: se mettiamo insieme le masse da loro gestite fanno quasi 135 miliardi di euro di quella ricchezza privata che resta tutto sommato uno dei rari fiori all’occhiello che il nostro Paese possa vantare sotto l’aspetto finanziario. Con l’operazione avviata da UniCredit c’è chi inizia a temere che FinecoBank, con i suoi 74,1 miliardi di patrimonio e i 244 milioni di utili realizzati nel 2018 (62,6 milioni nell’ultimo trimestre, annunciato proprio ieri), possa essere la prossima «preda» candidata ad allungare la lista”.

Mentre Andrea Montanari di Mf/Milano Finanza ha twittato:

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