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Addio acqua frizzante o tempesta in un bicchier d’acqua?

Veolia Suez

Scarseggia davvero l’anidride carbonica per produrre acqua frizzante o è solo un fenomeno temporaneo che non avrà ripercussioni? Ecco come nasce la polemica e che cosa dicono gli addetti ai lavori.

 

Tensioni e divisioni tra le società di produzione di acqua minerale.

Scarseggia davvero l’anidride carbonica per produrre acqua frizzante o è solo un fenomeno temporaneo che non avrà ripercussioni?

La questione divide gli operatori del settore.

Ecco come nasce la polemica e che cosa dicono gli addetti ai lavori.

“Le recenti dichiarazioni di Alberto Bertone, ceo di Acqua Sant’Anna, sulla carenza di anidride utilizzato per l’acqua gassata, hanno l’effetto di drammatizzare una situazione stanno difficile ma che le nostre imprese affrontano con la responsabilità e la forza di resilienza che le contraddistingue. Il problema c’è ma si tratta di una difficoltà temporanea che dovrebbe risolversi nei prossimi giorni e quindi il rischio della mancanza di acqua minerale frizzante non esiste”. Lo ha affermato afferma Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, la federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali, acque di sorgente e delle bevande analcoliche, a seguito dello stop annunciato da Acqua Sant’Anna delle linee di produzione dei prodotti gassati per mancanza di anidride carbonica.

“Attraverso i nostri associati – spiega Fortuna – avuto informazione che la sospensione della fornitura di C02 è dovuto a lavori di manutenzione in uno dei nostri stabilimenti italiani di Air Liquide, un problema che, peraltro, si è già presentato in passato. Le nostre imprese ci confermano che sono state date rassicurazioni sul rientro alla normalità, nel frattempo si sta facendo ricorso a fornitori alternativi o ad altri impianti europei della stessa Air Liquide affinché il mercato e i nostri consumatori siano riforniti. manutenzione non più consumata effettuata in questo periodo che è quello di maggior consumo per le acque in bottiglia”. E aggiunge: “Piuttosto, la drammatizzazione di questi giorni sembra strumentale alla situazione interna all’azienda che ha lanciato l’allarme e che non rappresenta la categoria né ‘il più grosso produttore europeo di acqua oligominerale’ o l’azienda con il ‘più grande impianto produttivo al mondo: 16 linee di imbottigliamento’ come definita da alcuni organi di stampa. Non cadiamo dunque nella trappola di dall’allarme congiunturale ai consumatori per i problemi di una singola azienda nei confronti della grande distribuzione come dichiarato Bertone”. Conclude Fortuna: “Le nostre imprese, pur nell’attuale congiuntura, stanno continuando a ‘ servire’ il mercato, caratterizzato da una molto forte domanda al forte caldo e al suo perdurare nel tempo”.

Tutto è nato in effetti dalle dichiarazioni di Berone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna. L’anidride carbonica diventa introvabile sul mercato e blocca la produzione di prodotti gassati. Acqua Sant’Anna lancia l’allarme: la Co2 per i prodotti alimentari è diventata una risorsa scarsa e mette a rischio la produzione di acqua frizzante. Leader europeo di acque oligominerali con un miliardo e mezzo di bottiglie prodotte all’anno, Acqua Sant’Anna ha così deciso di fermare le linee di produzione di tutti i prodotti che prevedono l’utilizzo di Co2, fra cui naturalmente l’acqua gassata.

“La Co2 è introvabile e anche tutti i nostri competitori sono nella stessa situazione – ha detto Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, l’azienda di Vinadio, nel Cuneese -. Siamo disperati, è un altro problema gravissimo che si aggiunge ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti”.

Ma perché sul mercato le aziende che lavorano le acque minerali non riescono più a trovare l’anidride carbonica? “Le aziende di Co2 – ha proseguito Alberto Bertone -, ci spiegano che preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità”.

La difficoltà a trovare l’anidride carbonica per prodotti alimentari si era già presentata alla fine dell’anno scorso “ma eravamo riusciti a tamponare quella che in questi giorni sta ripresentandosi in forma di vera emergenza, che riguarda tutti i produttori europei – ha sottolineato Bertone -. Le aziende di Co2 ci spiegano che preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità, saremmo disposti a pagarla di più anche se già costava carissima ma non c’è stato verso di fare cambiare idea ai nostri fornitori”.

Il rischio per gli amanti dell’acqua frizzante è ormai ben presente all’orizzonte: “Così – ha concluso Bertone – l’acqua gasata rischia di finire: una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”.

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