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A cosa è dovuta l’inflazione?

Inflazione

Di fronte alle oscillazioni negative, i tempi di recupero dipendono anche del comportamento che si sceglie di adottare. Il commento a cura di Gimme5, soluzione digitale che permette di accantonare piccole somme attraverso smartphone e investirle in fondi comuni

 

La tempesta perfetta parte dall’aumento dell’inflazione

Dopo anni di livelli molto bassi, a partire dalla seconda metà del 2021, l’inflazione ha cominciato a salire e oggi si attesta a livelli record a cui non si assisteva da oltre 20 anni: 8,1% in Europa e 8,6% negli Stati Uniti (entrambe economie con un target di inflazione al 2%). Si tratta di un fenomeno globale, che vede sia le economie avanzate che quelle emergenti in una sorta di “tempesta perfetta” in cui, da un lato viene eroso il reddito disponibile dei consumatori, dall’altro, le banche centrali adottano politiche di quantitative tightening (QT) e di rialzo dei tassi per ridurre  la quantità di moneta in circolazione.

A cosa è dovuta l’inflazione?

L’origine degli attuali livelli di inflazione può essere ricondotta principalmente a due fattori:

  1. Pressioni sui prezzi delle commodities causate dalla ripresa repentina delle attività economiche e sociali dopo le chiusure del periodo Covid e dalla crisi russo-ucraina, che ha esasperato le dinamiche inflattive, dal momento che entrambi i Paesi coinvolti nelle ostilità sono importanti esportatori sia di energia (soprattutto la Russia, che possiede petrolio e gas naturale) che di materie prime alimentari (l’Ucraina è uno dei maggiori esportatori al mondo di grano). La crisi geopolitica ha determinato una riduzione dell’offerta di questi beni e un conseguente aumento del loro prezzo, che si è trasmesso in modo automatico e graduale a tutti i beni e servizi intermedi e/o finali, pervadendo di fatto tutti i settori dell’economia.
  2. Sbilanciamento nell’offerta globale di beni e servizi. Dopo le riaperture post-pandemia, l’intenso traffico merci a livello globale e i lockdown hanno reso difficile il ritorno a livelli normali di produzione, favorendo la creazione dei cosiddetti “colli di bottiglia” nelle catene produttive, con un’ulteriore pressione rialzista sui prezzi di beni e servizi. Emblematico il caso della Cina, dove la politica di zero-Covid ha rallentato sensibilmente – più che in altri Paesi – la normalizzazione delle catene produttive, tuttora al di sotto del loro potenziale.

All’inflazione oggi si aggiunge il rialzo dei tassi delle banche centrali

Le banche centrali hanno cominciato ad alzare i tassi di interesse e a drenare progressivamente liquidità dal sistema attraverso il QT (in controtendenza rispetto al regime di quantitative easing [QE] osservato dal 2015 ad oggi), che può rappresentare una misura “aggiuntiva” volta ad accelerare il processo di “raffreddamento” dell’economia.

Alzare i tassi di interesse significa infatti rendere più costoso l’indebitamento e quindi scoraggiarlo, determinando come conseguenza diretta il rallentamento dell’economia e la discesa dei prezzi.

La combinazione di rallentamento dell’economia ed inflazione elevata potrebbe sfociare in stagflazione

Alzare i tassi in un periodo in cui l’economia cresce in maniera robusta solitamente non rappresenta un problema, ma farlo quando l’economia sta rallentando crea molta preoccupazione. La combinazione di rallentamento dell’economia, inflazione elevata e tassi d’interesse in rialzo potrebbe sfociare in stagflazione, ovvero una recessione accompagnata da alta inflazione.

La reazione dei mercati

I mercati finanziari sono molto sensibili a questo tipo di movimenti: un contesto di decelerazione economica riduce le possibilità di fare investimenti profittevoli, scoraggiando gli investitori e il loro impiego di risorse finanziarie; ciò si riflette in un calo delle valutazioni dei titoli sia azionari che obbligazionari, sia governativi che privati. Un potenziale catalizzatore positivo per il mercato sarebbe un rallentamento dell’inflazione, che porterebbe le banche centrali a rallentare il ciclo dei rialzi d’interesse.

Occorre ricordare, però, come le oscillazioni siano una caratteristica intrinseca dei mercati finanziari:

  • i Bear Market rappresentano quelle fasi di discesa superiore al 20% che durano per un arco di tempo sostenuto (solitamente dai due mesi in poi);
  • i Bull Market rappresentano le fasi di crescita prolungata e costante dei mercati, che conducono a un rialzo uguale o superiore al 20% del prezzo delle azioni.

La Storia insegna che queste fasi si sono sempre alternate ciclicamente negli anni: ad ogni caduta il mercato si è sempre rialzato, come emerge dal grafico seguente, che rappresenta l’andamento dell’indice americano S&P500 dal 1929 al 2020 e i suoi tempi di recupero.

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