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Startup innovative, tutto quello che c’è da sapere

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Startup innovative e legislazione vigente in Italia, fiscalità e opportunità per chi investe. In questo articolo riepiloghiamo non solo la storia della legislazione del Decreto Crescita 2.0 ma anche gli aggiornamenti che il legislatore ha introdotto per migliorare i meccanismi con l’Investment compact

Startup innovative, in Italia il quadro è in continua evoluzione. Le startup innovative sono arrivate ad essere più di 4.600 nuove imprese. Facilitate anche dalla registrazione gratuita da effettuare online, queste società crescono a vista d’occhio, come si evince dai report settimanali del Registro Imprese. Cominciano a creare posti di lavoro, riescono a coinvolgere molti giovani ed offrono alle imprese una strada alternativa che vale la pena di essere percorsa.

Cosa sono.

Le startup innovative sono società di capitali non quotate in un mercato regolamentato, sono società di nuova costituzione (non più vecchie di 5 anni), non distribuiscono utili e non sono emanazione di altre società. Particolare attenzione è posta nei confronti della ricerca e dello sviluppo, uno dei criteri per accedere alla definizione di startup innovativa riguarda i gradi accademici dei lavoratori: un terzo dei lavoratori deve essere in possesso di un dottorato di ricerca (o aver svolto attività di ricerca, dopo la laurea per almeno tre anni in Istituto di ricerca pubblico o privato in Italia o all’estero), oppure almeno due terzi di una laurea magistrale. In sintesi, queste imprese devono essere caratterizzate da una natura altamente innovativa dal punto di vista tecnologico e proporre qualcosa di nuovo.start up innovativa

Fiscalità.

Il vantaggio fiscale, per chi dovesse essere in possesso dei requisiti, è evidente: le startup innovative non sono tenute al pagamento delle imposte di bollo e dei diritti camerali, in più hanno particolari deroghe per la creazione di categorie di quote e per l’emissione di strumenti finanziari partecipativi. Per quel che riguarda le s.r.l., si tratta di indiscutibili agevolazioni che avvicinano questo tipo di strutture a quelle delle s.p.a., rendendo molto appetibile questa formula. A tutto ciò si aggiungono le facilitazioni per il ripianamento delle perdite, attraverso un peculiare regime sulla riduzione del capitale sociale, ed il credito d’imposta per le assunzioni di personale altamente qualificato. Ma la novità più succosa, introdotta dall’Investment compact approvato a fine marzo scorso, rimane l’esonero dall’apposizione del visto di conformità e l’innalzamento della soglia dei crediti IVA (da 15.000 a 50.000 euro), provvedimento decisivo per sbloccare liquidità nella fase iniziale delle startup.

Facile per chi investe.

Chiara, semplice e conveniente anche la situazione di chi vuole investire in un progetto di startup innovativa. Per le persone fisiche e giuridiche l’incentivo si può ottenere in entrambe le circostanze (detrazione del 19% Irpef per le persone fisiche o deduzione dall’imponibile Ires del 20% per le persone giuridiche), quel che è ancora più importante è che la deducibilità per le imprese permane anche nel caso di un investimento tramite OICR (organismi di intervento collettivo di risparmio) o altre società che investono in startup. Nascono poi nuove modalità di reperire i fondi ed è questo il caso dell’equity crowdfunding, disciplinato per la prima volta al mondo proprio dall’Italia grazie al regolamento predisposto dalla Consob: le startup possono avvalersi di portali online autorizzati per ricevere degli investimenti.

Lavoro.

La disciplina del lavoro si avvicina per certi aspetti alla filosofia del Jobs Act, ma con differenze sostanziali ritagliate appositamente per questo genere di imprese. I contratti a tempo determinato, della durata minima di 6 mesi, non possono in ogni caso essere rinnovati per più di 48 mesi, al termine dei quali il rapporto di lavoro diviene a tempo indeterminato. Massima libertà, invece, per quel che riguarda le tipologie di remunerazione. Le parti stabiliscono le proporzioni tra il compenso fisso e variabile, mentre è garantita la possibilità di remunerare i propri dipendenti con delle stock option. Per facilitare ulteriormente l’ingresso di capitali stranieri, sono stati varati di recente due programmi per consentire agli imprenditori extra-UE di ottenere velocemente un visto per poter avviare la propria attività nel nostro paese. Italia Startup Visa si rivolge a chi, fuori dai confini UE, vuole entrare nel nostro paese per avviare una startup innovativa e allo stesso modo Italia Start Hub vuole agevolare il rinnovo o la conversione del permesso di soggiorno di chi, già in Italia, vuole restare per dare il via ad un progetto startup.

Valutazione e monitoraggio.

Il bilancio fin qui è positivo, il coinvolgimento dei giovani under 35 in startup innovative è decisamente maggiore rispetto a quello delle società di capitali giovanili (40,6 % contro 13,8%), il dato non cambia se si prendono in considerazione le startup con una compagine a prevalenza giovanile (23,7% contro 6,7%). E più in generale, ottimo anche l’impatto sul mercato del lavoro: tra soci (si presuppone direttamente coinvolti nell’attività d’impresa) e dipendenti si contano circa 21.000 lavoratori. Funziona più o meno adeguatamente anche il sistema di accesso al credito che ha garantito fino ad oggi 170 milioni di finanziamenti, in media 300.000 euro per ogni prestito.

Il Decreto Crescita 2.0 incentrato sullo sviluppo delle startup innovative fu concepito non come una legge statica, ma come il punto di partenza di una policy in divenire, regolarmente monitorata e “nutrita” con modifiche, aggiunte e correzioni tese al suo costante miglioramento. A tre anni dalla sua approvazione possiamo affermare che la direzione è quella giusta, segno che anche il nostro paese può essere competitivo e, perché no, in alcuni casi anche all’avanguardia.

 

 

Emanuele Del Baglivo

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