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Riforme, sì. Ma quali per crescere?

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Quali riforme per crescere? Scartiamo la possibilità di riformare di nuovo il sistema previdenziale, è urgente riformare la Pubblica Amministrazione e la Rai

I Ministri dell’Economia e delle Finanze ed i chroniqueurs (se sono seri) di politica economica hanno un elemento in comune: frenare i facili entusiasmi. Quindi, sono in accordo con il Ministro Pier Carlo Padoan, il quale al forum Ambrosetti di Cernobbio ha sottolineato che nell’attuale quadro internazionale ci sono opportunità macro-economiche molto ampie, che devono però indurre a non rilassarsi ed ad accelerare invece con riforme.

crescita economica

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E’ una frase ed uno stile che cozza con i commenti di numerosi editorialisti, i quali la mattina del 15 marzo inneggiavano alla ‘ripresa ritrovata’ sulla base di dati preliminari Istat su quella che forse potrebbe essere la fine della deflazione. Sottolineo il ‘forse’ ed il condizionale perché numerosi commentatori non tengono conto della brusca caduta della produzione industriale ancora in corso e degli avvertimenti degli economisti del lavoro secondo cui il Jobs Act avrà effetti positivi tra circa due o tre anni, ma nel frattempo potrebbe portare ad un’ulteriore flessione dell’occupazione sia dipendente sia autonoma in quanto contiene incentivi che potrebbero, nel breve termine, avere effetti perversi.

A quali riforme occorre rivolgersi? Non certo a quella della previdenza di cui si parlotta: nessun Paese resiste a quasi una riforma della previdenza l’anno in quanto scatena incertezza. Occorre indubbiamente riformare la Pubblica Amministrazione, ma non seguendo (come mostra un testo giunto in Parlamento) linee sud-americane di totale asservimento della dirigenza dello Stato, delle Regioni e dei Comuni ai Governi di turno, impedendo quella imparzialità che caratterizza ogni buon amministrazione.

Le riforme essenziali sono le liberalizzazioni e le privatizzazioni, iniziando da quella Rai che dovrebbe essere ‘la madre di tutte le privatizzazioni, secondo un documento recente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa– organismo internazionale distinto e distante dalle nostre beghe. (Giuseppe Pennisi)

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