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Perché l’Antitrust italiana ha multato TripAdvisor

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Cinquecento mila euro. A tanto ammonta la multa che l’Antitrust italiana ha comminato a TripAdvisor Italy Srl e TripAdvisor Llc per aver enfatizzato “il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni siano sempre attendibili, espressione di reali esperienze turistiche”.

 

L’Antitrust, a seguito di una segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori e di Federalberghi, ha accertato irregolarità a partire da settembre 2011 a oggi e “con questo provvedimento – si legge in una nota – l’Antitrust ha vietato la diffusione e la continuazione di una pratica commerciale consistente nella “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni”.

Il Codacons, per bocca del suo presidente Carlo Rienzi, conferma: “Nel 2009 denunciammo come alcune recensioni negative di Tripadvisor relative ad alberghi riminesi fossero sospette e, secondo gli stessi esercenti, a rischio falsità. Recensioni che, di fatto, provocarono un danno alla categoria, spingendo i consumatori verso altre strutture e altre zone di villeggiatura”.

Secondo l’Autorità TripAdvisor ha infatti violato alcuni articoli del Codice del Consumo “risultando idonee a indurre in errore una vasta platea di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del prodotto e ad alterarne il comportamento economico”.

L’obiettivo dell’Antitrust è quello di evitare che i consumatori scelgano basandosi su pubblicità ingannevoli e non corrispondenti alla situazione reale delle strutture recensite. TripAdvisor, che ha 90 giorni per mettersi in regola, si è difesa con una nota: “Da un primo esame riteniamo che le conclusioni dell’Antitrust siano ingiustificate e non in linea con la realtà commerciale e non solo quella di società che si occupano di ‘contenuti generati dagli utenti’ ma di qualunque società in qualunque settore”.

E ha attaccato l’Autorità: “la politica di tolleranza zero dell’Antitrust significa che ci avrebbero condannato anche se solo una recensione su un milione fosse stata considerata non accurata. È stato adottato uno standard che non è realistico per nessuno modello di business. Si dovrebbe giungere alle stesse conclusioni contro una banca che utilizza la parola “sicuro” o “protetto” perché 1 cliente su 200 milioni ha subito un tentativo di frode sulla sua carta di credito. O contro una società di sicurezza di internet che utilizza termini simili perché lo 0.0000005% dei suoi clienti ha preso un virus sul suo computer.”

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