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Addio al Roaming, Bruxelles ha deciso con il contributo dell’Italia

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A darne il festoso annuncio tutti i giovani europei, parte di quella che in tanti chiamano “generazione Erasmus” e gli eurodeputati, che per una volta hanno preso una decisione che si riflette direttamente e positivamente sulla vita di tutti gli europei e di tutti i giorni.

La Commissione Europea infatti ha approvato un emendamento che prevede la cancellazione del roaming internazionale, nell’ambito delle votazioni a sostegno del più ampio disegno sul regolamento per il mercato unico delle telecomunicazioni. 

L’Italia ha giocato un ruolo da protagonista in questa vicenda, grazie all’impegno del vice presidente dell’Europarlamento Roberta Angelilli (su twitter @AngelilliR).

Nonostante 26 anni di progressi, il settore delle telecomunicazioni dell’UE resta ancora frammentato e basato essenzialmente sui mercati nazionali. Il risultato? Le aziende europee non stanno al passo con i concorrenti degli USA e dell’Asia.

Il pacchetto “Un continente connesso” rinnoverà il settore delle telecomunicazioni nell’UE, rimasto in ritardo, abolendo i costi del roaming e semplificando le regole per favorire gli investimenti nelle reti ad alta velocità, un requisito per rilanciare la crescita e creare posti di lavoro.

L’economia dipende sempre più da collegamenti più veloci. Secondo alcune stime, completando il mercato unico delle telecomunicazioni si creerebbero migliaia di posti di lavoro e il PIL crescerebbe quasi dell’1% all’anno.

Da luglio 2014 non si pagherà più per ricevere telefonate sul cellulare in un altro paese UE. Gli operatori dovranno offrire pacchetti “roam like at home” (parla ovunque come a casa) validi in tutta l’UE o consentire di utilizzare un altro fornitore di roaming senza cambiare la carta SIM.

Le chiamate internazionali non potranno costare più di un’interurbana nazionale, mentre per le telefonate da rete mobile all’interno dell’UE la tariffa non potrà superare 0,19 euro al minuto (più IVA).

La Commissione sostiene inoltre il principio della “neutralità della rete”, in base al quale Internet dovrebbe essere un sistema aperto. A tal fine, le imprese non dovrebbero poter proporre offerte, per esempio riguardanti velocità più elevate di trasmissione di dati, che ostacolerebbero l’accesso della concorrenza.

Inoltre, come spiega sempre il vice Presidente Angelilli, “firme e certificazioni elettroniche saranno maggiormente tutelate da un ambiente online più sicuro grazie al riconoscimento reciproco dei sistemi d’identificazione elettronica da parte degli Stati membri”.

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