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Disgelo Usa-Cuba, le aziende americane sono pronte a sbarcare nell’Avana

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Quali prospettive per l’export americano a Cuba dopo il disgelo delle relazioni diplomatiche di qualche ora fa? Gli Usa rimangono il quarto paese esportatore verso l’Avana, ma ora punteranno a rafforzare la propria posizione. Dall’immobiliare all’alimentare, ecco le opportunità

Dopo che Obama ha ripristinato le relazioni diplomatiche tra Usa e Cuba, le aziende americane leader in diversi settori sono pronte ad entrare anche all’Avana. Cuba viene considerato un buon mercato per esempio dalla Deere & Company, leader e produttore di macchine agricole con base in Illinois.

Kirby Jones, fondatore di Alamar Associates, che già nel passato è stato regista di investimenti da parte di aziende americane a Cuba si chiede come farà per esempio McDonald ad entrare a Cuba, ritenendo difficile che ci potrà essere un McDonald in ogni angolo dell’Avana. Ma anche i cubani possono dare un contributo alla vita dell’economia americana, per esempio nel settore delle biotecnologia: alcuni vaccini presenti sull’isola caraibica non si trovano negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, a dispetto di quanto si può pensare, sono il quarto paese esportatore verso Cuba, dopo Cina, Spagna e Brasile. L’anno scorso gli Usa hanno esportato a Cuba 359 milioni di dollari, contro i 711 milioni del 2008, stando alle statistiche del Governo di Washington.

La caduta di questo dato è dovuta principalmente a due fattori: le aziende americane non sono disponibili a fare credito agli acquirenti cubani e poi come secondo elemento, non da meno, il fatto che per alcuni prodotti, come il grano, per esempio, paesi che esportano a Cuba, vedi il Brasile, sono in grado di praticare prezzi più bassi e competitivi.

L’ultima parole sull’embargo degli Usa verso Cuba spetta al Congresso americano, che attualmente è a maggioranza repubblicana. Ma sono in molti a scommettere che il Congresso darà il via libera, anche perché dopo il passo in avanti di ieri per le aziende americane si apre del tutto un mercato importante che si potrà sfruttare anche con la crescita dei flussi turistici dall’America verso l’Isola di Castro. Il presidente e amministratore delegato della catena Mariott International, Arne M. Sorenson, ha già dichiarato che non vede l’ora di poter aprire un (o più) hotel sull’isola.

Ma secondo alcuni consulenti dell’ambito immobiliare per vedere un albergo a Cinque stelle a Cuba dovrà passare almeno un decennio, quindi più facile e relaistico concentrarsi sulle ristrutturazioni di strutture esistenti rendendole dei buoni alberghi a tre Stelle. Così si respirerà l’aria che respirava Hemingway.

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