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Kazakistan, diversificare l’economia con una nuova politica fiscale per gli investimenti esteri

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L’economia di Astana prova ad aprirsi agli investitori esteri, non solo del settore oil&gas. Per questo il governo ha lanciato una politica fiscale del tutto nuova. Tuttavia, le grandi multinazionali del settore idrocarburi di tutto il mondo sono al momento le aziende più attive nel Paese nella gestione dei grandi giacimenti petroliferi

Quasi metà del Pil del Kazakistan si trova nella cassaforte di Stato, Samruk Kazyna, che contiene gli asset strategici del Paese. Samruk Kazyna controlla tutte le maggiori aziende: le ferrovie dello Stato Temir Zholy, il servizio postale KazPost, la compagnia del petrolio e del gas KazMunaiGas, l’industria dell’uranio Kazatomprom, la compagnia aerea di bandiera Air Astana e molte banche.

Apertura agli investitori esteri, ecco il Kazakistan di oggi 
Tutti questi asset valgono la cifra di 78 miliardi di dollari, circa la metà del Pil kazako. Il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, punta a raddoppiare il valore del pacchetto detenuto dentro Samruk Kazyna, portandolo a 200 miliardi di dollari. Se, da una parte, la politica economica del Paese centro-asiatico, da sempre considerato leader economico tra i Paesi centro-asiatici, può apparire un concentrato di politica nazionalista, nelle mani dello Stato, dall’altra Astana ha avviato una politica di apertura nei confronti degli investitori esteri. Proprio quest’anno, il governo guidato da Nazarbayev ha annunciato di voler facilitare l’ingresso di investitori esteri, tramite una politica fiscale del tutto rivoluzionaria.

Astana

Si tratta di un regime fiscale esentasse per dieci anni sia nell’ambito societario, che in quello fondiario. Un provvedimento indirizzato a tutti i settori, salvo quello energetico, finalizzato a diversificare e ridurre la dipendenza del Pil kazako dal settore petrolifero. La diversificazione dei settori è dovuta soprattutto a ridurre la dipendenza del Kazakistan dalla fluttuazione dei prezzi delle materie prime sui mercati mondiali. 

 

 

Dal 2009 primo produttore al mondo di uranio 1992, arrivano le grandi multinazionali del petrolio

Attualmente il settore delle materie prime e degli idrocarburi fa registrare la maggiorepresenza di investitori e multinazionali straniere nel Paese. La statunitense Chevron nel 1992 ha firmato un accordo per la concessione del più grande giacimento onshore a Tengiz, scoperto nel 1979. A Tengiz è presente il consorzio Tengizchevroil (Tco) joint venture, che comprende Chevron (50%), ExxonMobil (25%), KMG (20%), e LukArco (5%). Anche l’italiana Eni è presente in Kazakistan dal 1992 ed è impegnata ad operare con British Gas nel giacimento di Karachaganak (ne fanno parte anche Chevron e Lukoil, con una quota minoritaria) e partecipa al consorzio North Caspian Sea PSA per il giacimento offshore di Kashagan. Del Consorzio di Kashagan oltre ad Eni e KazMunayGaz, la compagnia di Stato kazaka, fanno parte  Exxon Mobil Corporation, Shell, Total, Cnpc e Inpex Corporation.

Il Kazakistan è il primo produttore al mondo di uranio; nel 2009 la produzione ha superato quella del Canada e dell’Australia. Prima del disastro di Fukushima erano Cina e Giappone a contendersi l’uranio del Kazakistan. Il Giappone infatti ha usato la leva commerciale con i Paesi centro-asiatici in una chiave di competizione, e autodifesa, nei confronti di Pechino, che comunque intrattiene rapporti commerciali solidi con i paesi dell’area caspica e centroasiatica. Anche Mosca importa molto uranio dal Kazakistan, viste le difficoltà di estrarne sul suo territorio nazionale. La Cina invece non solo compra idrocarburi e uranio ma anche materie prime, in cambio di prodotti manifatturieri a basso costo. Nei piani del presidente kazako, Nazarbayev, non c’è solo una politica fiscale senza precedenti ma anche un nuovo approccio agli investitori esteri: snellire la burocrazia.

In che modo? Consentendo alle aziende straniere che vogliono lavorare in Kazakistan di poterlo fare avvalendosi della propria manodopera, senza dover chiedere autorizzazioni alle autorità  e senza essere tenute al rispetto di quote di immigrazione. Inoltre il numero uno del governo di Astana ha annunciato la nomina di un Garante che dovrà tutelare i diritti degli investitori stranieri nel Paese e la revoca del visto obbligatorio per i dirigenti di azienda che provengono da Usa, Olanda, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Malesia, Emirati Arabi, Corea del Sud e Giappone. Paesi che hanno grossi interessi ad Astana.

Articolo pubblicato su www.abo.net OIL Book

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