Il richiamo dell’Europa di queste ore all’Italia perchè diminuisca il suo debito pubblico è stato preceduto a Bruxelles da un rapporto della Commissione europea sul grado di innovazione dei paesi membri dell’Ue. Ne esce un quadro poco confortante per la nostra penisola.
L’Italia è un paese tra gli innovatori moderati, posizionato al centro della classifica – dietro ai forti innovatori, quali la Germania e la Finlandia, come anche il Regno Unito, a cui seguono Francia e Austria, quali paesi che presentano stabilità nell’innovare. L’Italia è nella stessa categoria di paesi come la Grecia e l’Ungheria. Prima dell’ultima categoria di innovatori che raccoglie la Bulgaria, la Romania e la Lettonia.
Sono stati 25 gli indicatori presi in esame dall’Europa per verificare il grado di innovazione dei paesi, tra questi gli investimenti in ricerca e innovazione, sviluppo, il numero di dottorati, il numero di brevetti. Tra le criticità emerse per i paesi che non innovano tanto sicuramente vi è il peso del fisco sulle risorse private, che così sono utilizzate difficilmente per fare ricerca; le difficoltà delle imprese scarsamente portate a fare rete tra di loro; la mancanza di investimenti pubblici, problema legato alla scarsa disponibilità di fondi.
Il quadro che emerge a livello comunitario è in chiaro scuro, perchè l’Europa è ancora indietro rispetto a Usa e Giappone, per fare due nomi altisonanti, ma qualcosa la sta muovendo: per i prossimi sette anni sono stati stanziati 80 miliardi di euro con il Programma Orizzonte 2020, finalizzato proprio a mantenere la spinta e ad accelerarla sulla strada della crescita economica fondata sull’innovazione.
Molto interessante inoltre vedere il dato delle regioni italiani, fornito dal rapporto della Commissione europea, solo 4 regioni italiane tengono il passo: il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Curioso il dato della Lombardia che viene presentata come regione tra i moderati innovatori.