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Banda larga, petrolio e gas, rifiuti e inceneritori. Lo Sblocca Italia è legge

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Banda ultralarga

A questa impostazione di natura generale si sono aggiunti nelle scorse settimane emendamenti sul tema Genova, alla luce dell’alluvione che ha colpito duramente il capoluogo ligure. A tal proposito è stato inserito un emendamento molto significativo, in linea con l’impostazione della Sblocca Italia che consente di sbloccare i lavori pubblici dopo un alluvione anche in presenza di ricorsi amministrativi relativi ai bandi di gara.

Ma vediamo nel merito quali sono i punti più importanti per i settori di interesse di Startmag.it

Banda Larga

Iniziamo dalla banda larga. All’articolo 6 del decreto Sblocca Italia: l’intenzione del legislatore è di dotare il paese di una banda ultra-larga che consenta ai cittadini di avere accesso ad internet e di fruire delle potenzialità del web. 30 Magabit a tutti e 100 megabit al 50% della popolazione.

L’articolo 6 d’altronde si intitola “Agevolazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultra larga e norme di semplificazione per le procedure di scavo e di posa aerea dei cavi, nonché per la realizzazione delle reti di telecomunicazioni mobili”.

Gli operatori sono interessati a capire in cosa consistono le misure di agevolazioni fiscali previste dallo Sblocca Italia. Si parla di un credito di imposta sperimentale sino al 2015; credito di imposta valido sono per gli interventi, non a fondo perduto, approvati al 31 Luglio 2014.

Quello che lascia perplesse per ora le aziende è il ruolo, entro 90 giorni, dei decreti attuativi per l’applicazione degli incentivi previsti. Tra gli altri punti dell’articolo 6 la possibilità di apportare piccole modifiche agli impianti 4G senza il bisogno di nuove autorizzazioni. Questi primi segnali, che infondono più fiducia che nel passato, rappresentano un primo passo verso l’attuazione degli obiettivi dell’Agenda digitale europea relativi alla banda larga. Non si escludono miglioramenti ulteriori al testo in questione.

 

Rifiuti ed inceneritori

L‘articolo 35 riguarda lo smaltimento dei rifiuti negli inceneritori, definiti “strategici” per il paese. L’articolo ha provocato non poche frizioni con le regioni. Vediamo come è cambiato nel testo che approda oggi all’aula di Montecitorio. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto deve essere emanato un Dpcm che disegna lo stato dell’arte e definisce la capacità complessiva degli impianti esistenti.

Fatto questo, bisognerà definire il fabbisogno residuo, secondo criteri di riequilibrio socio economico dei diversi territori. Nell’autorizzazione di nuovi impianti di trattamento di rifiuti, solo a saturazione di quelli già esistenti, si prevede anche l’obbligo di rispettare gli standard sulla qualità dell’aria.

Negli impianti si dovrà dare priorità allo smaltimento e al trattamento di rifiuti prodotti nella regione di appartenenza degli impianti stessi, e solo dopo a quelli provenienti da altre regioni.

 

Ricerca e coltivazione di petrolio e gas

Uno dei punti trattati per ultimo nella Commissione Ambiente che ha dato il via libera al testo è quello dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia che riguarda la ricerca, l’estrazione e la coltivazione di petrolio e gas. Anche in questo punto l’attrito tra il Governo e le regioni è destinato a non finire. Di fatto il Governo centralizza le procedure di Via, Valutazione impatto ambientale, al Ministero dell’Ambiente. Per le procedure in corso, il comma 4 stabilisce che le Regioni hanno tempo per definire e chiudere gli iter autorizzativi fino al 31 Marzo 2015.

Per il procedimento unico che riguarda attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi on shore (terra ferma), questo dura 30 anni e non 10 (rinnovabili), come previsto nella prima stesura del decreto. Nel caso del titolo di concessione unico, il procedimento autorizzativo non può durare oltre 180 giorni e il decreto viene rilasciato dal Ministero dello Sviluppo economico.

Con questa misura il Governo intende raddoppiare la produzione di gas e petrolio dal territorio nazionale. Obiettivo contestato dagli ambientalisti che puntano sulle rinnovabili.

Proprio a proposito delle rinnovabili, un emendamento introdotto dalla relatrice del decreto Sblocca Italia, Chiara Braga, ha introdotto l’esclusione degli impianti fotovoltaici di scuole ed enti pubblici dalla misura nota come Spalma incentivi, e approvata a luglio nel Decreto Legge Sviluppo.

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