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Taxi contro Ncc, che diavolo sta succedendo di nuovo

Taxi

Perché i tassisti scioperano contro un articolo del ddl Concorrenza. Fatti, approfondimenti e polemiche

L’estate calda dei trasporti non riguarda solo chi viaggia in aereo ma anche chi vuole più semplicemente spostarsi in città. È stata confermata la mobilitazione di 48 ore dei tassisti che protestano contro l’articolo 10 del DDL Concorrenza. I tassisti incroceranno le braccia martedì 5 luglio e mercoledì 6 luglio, a Roma ci sarà una manifestazione, a Milano dei presidi. Unica defezione quella di UIL trasporti, soddisfatto dall’incontro con il Governo.

I tassisti di Confartigianato, Csa Casartigiani, Cna Fita, Legacoop Produzione e Servizi e Confcooperative Lavoro e Servizi garantiscono comunque servizi minimi come il servizio sociale per le persone che hanno necessità, per i portatori di handicap e per qualsiasi esigenza fuori dalla normalità, come quella di andare in ospedale.

COSA DICE L’ARTICOLO 10 DEL DDL CONCORRENZA

Il nuovo disegno di legge sulla concorrenza apre a una maggiore forma di libero mercato nell’ambito del trasporto pubblico urbano non di linea, quindi taxi e auto con noleggio con conducente. I tassisti mettono nel loro mirino due punti dell’articolo 10 del ddl concorrenza. Nel primo la legge affida una delega al governo in materia di “adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l’uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti”. Ciò significa che il Governo dovrà normare le nuove forme di trasporto che utilizzano applicazioni e che mettono in contatto diretto i passeggeri e i conducenti. Il secondo punto contestato è quello che chiede “promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”. Quindi consente che venga data pubblicità alla presenza di alternative ai normali taxi.

“NO ALLA CONCORRENZA AL RIBASSO”

I tassisti non vogliono competere con colossi del trasporto come Uber e Lyft perché sono sistemi in cui chiunque, anche senza licenza o alcun tipo di permesso, potrebbe trasportare persone da un punto all’altro del Paese. In pratica è trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile, che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. “Noi siamo un mercato regolato – spiega Alessandro Nordio, responsabile di Confartigianato Taxi – e in quest’ambito non si può parlare di concorrenza, ma di trasparenza e professionalità. Noi non siamo contrari alle piattaforme, purché però rispettino le norme regionali e comunali, nell’ambito delle quali ci sono anche condizioni vantaggiose per l’utenza, come le tariffe agevolate per gli anziani. Sia chiaro, noi non diciamo no alla tecnologia, ma alla concorrenza al ribasso. Sarebbe come dare la possibilità a una piattaforma di intermediare sul biglietto dell’autobus”.

“UN FUTURO IN CUI TRE SOGGETTI SI SPARTIRANNO IL MERCATO”

Sulla questione della “pubblicità” alle forme di trasporto privato “alternativo” si è aperto lo scontro frontale fra Governo e associazioni di categoria. Le associazioni del settore mettono in guardia politica affermando che tale norma, oltre ad affossare i circa 40mila operatori del settore, apre a un futuro in cui “tre soggetti che si spartiscono l’intero mercato, per sfruttare il lavoro e imporre condizioni svantaggiose all’utenza” ha detto Nicola Di Giacobbe, segretario di Unica Taxi Cgil.

LA TRATTATIVA GOVERNO – SINDACATI

Il governo non ha chiuso la porta alle trattative con i tassisti. All’incontro tra la viceministra Teresa Bellanova e i sindacati dei tassisti, durato molto a lungo, non è sfociato nella cancellazione dello sciopero perché il Governo non vuole “stralciare l’articolo 10 dal Ddl concorrenza ma solo rivedere il testo nelle parti non sostanziali – spiegano i sindacati – . Non ci sono rassicurazioni ma siamo sempre più convinti che la riscrittura delle norme per migliorare il settore debba avvenire non con una legge delega inserita in un Ddl concorrenza ma attraverso un procedimento di confronto tra categoria, governo e sindacati”.

I PUNTI SU CUI IL GOVERNO VUOLE TRATTARE

I punti su cui il governo è disposto a trattare sono diversi. “Abbiamo manifestato la disponibilità a riscrivere l’articolo 10 senza però stravolgere l’impianto del Ddl”, ha detto viceministra Bellanova, ribadendo l’intenzione di aprire un “Tavolo permanente del settore, con l’affidamento reciproco e l’obiettivo di calendarizzare mensilmente gli incontri per l’attuazione della Legge delega”. Il Governo, prima di tutto, è pronto a rivedere la distinzione tra taxi e Ncc, ambito nel quale rientra Uber. L’idea al vaglio è quella di sottolineare la differenziazione, nella regolazione, delle piattaforme di intermediazione da quelle create dai tassisti, adottando anche sistemi di contrasto all’abusivismo tecnologico e semplificazioni amministrative. Un’altra apertura riguarda l’ambito territoriale di operatività degli Ncc. Inoltre si potrebbe recuperare il Registro informatico nazionale degli operatori, previsto dalla legge 12/2019, e rimasto congelato in seguito alla sentenza della Corte costituzionale 56 del 2020 che ha riportato incertezza nella regolazione generale del settore.

CHI, TRA I POLITICI, NON VUOLE LA RIFORMA

Non sono solo i tassisti a non volere la riforma introdotta dal DDL concorrenza. In commissione Attività produttive, alla Camera, sono stati depositati diversi emendamenti a sostegno della soppressione da Lega, Pd, Leu e FdI. Il Partito democratico ha posizioni contrastanti: da un lato c’è la proposta di Umberto Del Basso De Caro e Davide Gariglio per la soppressione, dall’altro quella di Enza Bruno Bossio che punta a chiarire che il trasporto pubblico non di linea non è compreso nell’ambito di applicazione della direttiva Bolkestein e che il governo è tenuto ad adottare i decreti attuativi rimasti in sospeso su piattaforme digitali di intermediazione e Registro informatico degli operatori. I tassisti raccolgono ila solidarietà anche del governatore Fontana: “Riteniamo che tale provvedimento non sia opportuno e soprattutto risulti essere un danno per l’intera categoria”.

NCC A FAVORE DEL DDL CONCORRENZA

Le 15 sigle che rappresentano i lavoratori del comparto del noleggio con conducente restano su posizioni opposte ai tassisti, difendendo l’impianto dell’articolo 10 del Ddl e chiedendo una riforma ampia. “In realtà neanche noi noleggiatori vogliamo la liberalizzazione e l’articolo in questione è relativo ad una delega del governo sulla materia della concorrenza. – spiegano le associazioni nazionali di Ncc – Il tutto con il fine di rivisitare la legge numero 21 del 15 gennaio 1992, ormai anacronistica: basta pensare che allora non esistevano nemmeno gli smartphone. I taxi protestano ma chi ci rimette sono turisti e cittadini. La responsabilità del loop normativo è di alcuni rappresentanti nazionali dei taxi che hanno reso incostituzionale parte della legge”.

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