Dopo la falsa partenza dello scorso anno, quando con il mese di novembre, a seguito del clamore mediatico suscitato dalla novità legislativa, tutti pensavano che l’Italia si sarebbe chiusa in una “bolla pornoprotettiva” (salvo poi scoprire che in quella data il vincolo avrebbe riguardato solo le piattaforme con sede italiana) con il mese di febbraio dovrebbero essere ormai entrate definitivamente in vigore le nuove norme, tutte italiane, che impongono ai gestori di siti porno obblighi di verifica dell’età degli utenti che si connettono dal nostro Paese più seri rispetto alla classica voce da spuntare per autocertificare di aver compiuto i 18 anni.
GLI AVVERTIMENTI DELL’AGCOM AI SITI PORNO
Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha diramato una nota ricordando di avere “avviato le proprie attività di vigilanza e monitoraggio per la verifica della corretta adozione di sistemi di verifica dell’età da parte dei gestori di siti e piattaforme pornografici che rispettino i requisiti di proporzionalità, minimizzazione del dato, sicurezza e precisione adottati, con la delibera n. 96/25/CONS, d’intesa con il Garante della Privacy. Tali attività sono state avviate sin dal mese di novembre per quelli stabiliti in Italia e fuori dall’UE e dal 1° febbraio per quelli stabiliti in Stati membri UE diversi dall’Italia”.
Sempre l’Agcom fa sapere che “In caso di accertata inadempienza agli obblighi, l’Autorità contesterà la violazione, diffidando il soggetto ad adeguarsi entro 20 giorni; in caso di inottemperanza alla diffida, l’Autorità potrà disporne l’oscuramento fino all’avvenuto adeguamento alle prescrizioni di legge e, contestualmente, avviare il procedimento istruttorio di cui all’articolo 1, comma 31, del decreto legislativo 31 luglio 1997, n. 249 finalizzato all’irrogazione delle sanzioni pecuniarie per inottemperanza alla diffida, anche in conformità al procedimento previsto dalla Direttiva e-commerce per i soggetti stabiliti in altri Paesi membri”. Oltre alla chiusura delle proverbiali luci rosse, l’Agcom ha il potere di imporre a chi non rispetta le norme multe fino a 250mila euro. Il deterrente sta funzionando?
DURI A MORIRE
“Al momento per accedere a Pornhub in Italia basta cliccare sul tasto in cui si conferma di avere più di 18 anni. Lo stesso vale per YouPorn, RedTube, XVideos, LiveJasmin, Porn.com, xHamster e per decine di quelli più piccoli inclusi nella lista dell’Agcom”, viene però sottolineato dal Post, evidenziando che la quasi totalità delle piattaforme maggiormente trafficate abbia scelto di ignorare le norme italiane.
“Il sito Bang.com ha bloccato l’accesso dall’Italia, mostrando al suo indirizzo un comunicato in cui dice di non essere ancora riuscito ad adeguarsi al nuovo regolamento. Tra i siti che invece hanno effettivamente introdotto un sistema per verificare l’età ci sono iXXX, Chaturbate e Clips4Sale”, che però risultano residuali in base all’audience.
NELLE MANI DEL TAR
E c’è anche chi ha deciso di fare ricorso alla giustizia amministrativa italiana. E’ il caso di Aylo, società che appartiene al gruppo Ethical Capital Partner, e gestisce siti come Pornhub, YouPorn e RedTube, che da parte sua comunica: “Accogliamo con favore il fatto che il Tribunale Amministrativo di Roma abbia esaminato con attenzione la richiesta di tutela cautelare presentata da Aylo, finalizzata a salvaguardare la continuità aziendale, e abbia scelto di procedere in modo rapido e diretto a una decisione nel merito, riconoscendo la particolare sensibilità degli interessi in gioco. Nel frattempo, i siti di Aylo resteranno accessibili in Italia”.
TUTTO INTERROTTO?
La conseguenza è che, nelle more del giudizio, gli interventi dell’Agcom sembrano bloccati: i gestori dei siti porno del resto lamentano che la nuova disciplina sia troppo invasiva e rischi di scoraggiare i loro utenti abituali che non sono per nulla entusiasti di compilare documenti analoghi a quelli per l’autocertificazione e-banking dato lo scopo della visita al sito. Del resto, permane una certa diffidenza nei confronti della tutela della privacy dei dati lasciati per l’autenticazione.
Proprio Aylo spiega che “sulla base della nostra ampia esperienza e di tutti i dati provenienti da altre giurisdizioni, incluso il Regno Unito, la verifica dell’età basata sui siti non è applicabile su larga scala, compromette la privacy degli utenti e non riesce a proteggere i minori — anzi, spinge il traffico verso piattaforme non regolamentate e incentiva l’elusione dei controlli”.
COSA LAMENTANO I GESTORI DEI SITI PORNO
A detta dei gestori delle piattaforme per adulti la norma italiana rischia di avere enormi effetti boomerang: oltre ad abbassare i guadagni di questo settore, finirebbe con lo spingere gli utenti alla ricerca di siti pirata dai contenuti loschi, forieri di possibili pericoli cibernetici per l’internauta che li naviga mentre non ostacolerebbe realmente l’accesso ai più giovani, soli destinatari del provvedimento, dato che a differenza dei “boomer” in palese difficoltà con le gabole hi-tech loro ben conoscono e si destreggiano nel mondo delle Vpn, così da aggirare con un clic i vincoli che ricadono sull’utente che risulti loggato dall’Italia.
Quando Aylo aveva bloccato per le medesime ragioni i suoi tre siti in Francia, anche la domanda per i servizi che permettono di aggirare le restrizioni geografiche online si era impennata. “Registriamo picchi simili ogni volta che la libertà digitale viene minacciata o quando i contenuti vengono censurati”, aveva dichiarato a Politico un portavoce della società NordVpn ripreso dal Corriere della Sera che annotava come il giorno dopo il blocco, le richieste fossero aumentate del 170 per cento. Stessi risultati per l’azienda ProtonVpn: dopo mezz’ora dalla sospensione dell’accesso ai siti per adulti, la società ha registrato un aumento delle iscrizioni del 1000%.



