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Cosa stabilisce la Corte d’appello di Torino sui rider Uber

Riders Procura

Anche il secondo grado conferma che il datore di lavoro reale deve essere considerato Uber Italy, pertanto ai rider deve essere applicato il regolare contratto del settore logistica

 

Vittoria anche in secondo grado di giudizio per i rider Uber. La Corte d’appello di Torino ha confermato difatti la sentenza del Tribunale del Lavoro: i 10 ciclofattorini che avevano citato in giudizio il servizio di consegne a domicilio Uber Eats hanno il diritto di essere considerati lavoratori dipendenti.

Era stata una sentenza storica quella arrivata nel 2021 e non solo perché rappresentava la vittoria del Davide su Golia che a tutti i media piace sempre raccontare, ma soprattutto in quanto, pur circondata da un buon numero di pronunce avverse, statuiva che i rider dovessero essere considerati dipendenti. Aveva avuto eco mediatico soprattutto il contenuto della chat interna  “gli Amici di Uber”, in cui anziché essere semplicemente organizzate le consegne, venivano veicolati messaggi che avevano portato la Procura a intentare processo a Milano con l’accusa di caporalato.

I ricorrenti erano in gran parte immigrati stranieri reclutati per lo più nei centri di accoglienza e venivano apostrofati così: “Quei tre schifosi vanno bloccati o quantomeno sentiti e puniti con il 50% sulle ore, altrimenti il problema resterà”, “Intanto puniscili e lunedì prendiamo una decisione”. E ancora: “Senti il cliente, il McDonald’s di Ostia, si lamenta un sacco, dice che puzzano troppo, che sono impresentabili, descrivono il corriere come un senzatetto maleodorante. Ma ogni volta che si lamenta è una tragedia nazionale quindi dobbiamo offrirgli il miglior servizio possibile”. Veniva ribattuto: “Sono neri e hanno odori diversi dai nostri”.

La Corte d’Appello di Torino ha ora confermato la sentenza di primo grado, che aveva già riconosciuto loro questo diritto lo scorso 18 novembre. Secondo i giudici, Uber Italy deve essere considerato datore di lavoro e dunque i ciclofattorini devono essere inquadrati come lavoratori della logistica. Rispetto alla decisione precedente, secondo le prime informazioni, c’è stata una parziale correzione delle somme dovute ai ricorrenti, con l’esclusione della 14a mensilità e di una delle indennità.

“Siamo soddisfatti della sentenza ma il nostro impegno continuerà”, hanno commentato a caldo, all’Ansa, gli avvocati Giulia Druetta e Sergio Bonetto, legali dei rider. “Continueremo a impegnarci – hanno aggiunto – per far riconoscere cià che sembrerebbe logico: questi lavoratori hanno diritto a un salario dignitoso e a un normale contratto di lavoro”. “Malgrado le numerose sentenze e le modifiche legislative già intervenute – hanno poi concluso- ancora oggi la stragrande maggioranza delle imprese del settore considera i rider non come normali lavoratori ma come precari da impiegare senza tutele con contratti di fantasia come i contratti di lavoro occasionali, che nel settore sono i più diffusi”.

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