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Cybersecurity, così Telsy blinda le reti con la Quantum Key Distribution

Quantum Key Distribution

Telsy (gruppo Tim), attraverso Quantum Telecommunications Italy, ha sperimentato la trasmissione di informazioni su un fascio di fotoni fino a una distanza di 110 chilometri. 

 

“Si parla molto di quantum computing, di super computer, di velocità, di capacità di calcolo incredibilmente elevate. Pochi conoscono le conseguenze che tutto ciò può avere sulle chiavi di cifratura. Con l’avvento del quantum computer, gran parte delle chiavi di cifratura tradizionali sono destinate inevitabilmente a cambiare”, è lo stesso Eugenio Santagata, Chief Public Affairs and Security Officer TIM e CEO di Telsy a illustrare le nuove sfide che dovrà affrontare l’azienda del gruppo da 50 anni in prima linea nell’ideazione e nella realizzazione di soluzioni dedicate alla sicurezza delle informazioni e oggi dunque specializzata nella cybersecurity, preminente fronte di interesse nazionale.

In questo contesto Telsy – che opera nell’ambito di Tim Enterprise, la nuova business unit delgGruppo guidata da Elio Schiavo – si avvale della tecnologia nota come Quantum Key Distribution che, sfruttando i principi della meccanica quantistica, è in grado di blindare la trasmissione di dati digital. All’avanzare degli strumenti sfruttati da hacker, gruppi terroristici e quant’altro per mettere a segno le proprie intrusioni informatiche è, insomma, possibile contrapporre le proprietà del sistema quantistico, sfruttando le sofisticate capacità di calcolo, per rilevare immediatamente le intercettazioni (eavesdropper), classiche e quantistiche e aumentare gli attuali livelli di sicurezza e crittografia delle comunicazioni digitali. Tutto ciò processando nello stesso momento migliaia se non milioni o miliardi di informazioni. E dato che la tecnologia evolve continuamente, Telsy sta elaborando anche nuove soluzioni crittografiche quantistiche di nuova generazione (come il Post Quantum Cryptography) per contrastare le minacce cibernetiche di ultima generazione.

Tutto ruota attorno alla Quantum Key Distribution di Telsy, già implementabile sulle reti in fibra ottica a livello nazionale, allo stato attuale una delle ultime frontiere della cybersecurity dato che utilizza chiavi di cifratura simmetriche nella trasmissione di informazioni complesse attraverso segnali di luce, cosiddetti fotoni, che ‘trasportano’ i dati nei cavi in fibra ottica. “La Quantum Key Distribution non è solo un tool, un algoritmo, o un componente: è un sistema che integra tutto questo, che richiede competenze specifiche ed elevate professionalità”, spiega sempre Santagata.

Il braccio operativo di Tesly su questo fronte è rappresentato da Quantum Telecommunications Italy (QTI), attiva nel settore delle comunicazioni quantistiche su fibra ottica e delle tecnologie emergenti. La startup è stata costituita in piena pandemia, nell’ottobre 2020, come spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) all’interno dell’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze (INO) e ha già ottenuto risultati promettenti.

L’azienda, che fornisce sistemi e prodotti a livello industriale per reti quantistiche, con soluzioni totalmente made in Italy, progettati e sviluppati con competenze proprietarie, avvalendosi di una supply-chain europea, ha partecipato alla prima dimostrazione di comunicazione quantistica intergovernativa internazionale, che ha collegato tre Paesi europei, Italia, Slovenia e Croazia, nel corso del G20 del settembre 2021. “Telsy e QTI hanno sperimentato con successo la trasmissione di informazioni su un fascio di fotoni fino a una distanza di 110 chilometri. Si tratta del più avanzato progetto in Italia e tra i più avanzati in Europa, che vede il Gruppo TIM pioniere in questo campo”, prosegue il CEO della società.

Insomma, “La Quantum Key Distribution si inserisce a pieno titolo nell’ambito delle soluzioni di crittografia di nuova generazione che offriamo ai nostri clienti e che si affiancano alle nuove app di instant messaging, a un sistema di videoconferencing sicuro, a telefoni che mirano a minimizzare l’impatto di possibili attacchi informatici, oltre alla più classica linea di cifranti e telefoni fissi a più specifico uso governativo”, conclude Santagata.

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